Ultimo a Sanremo: "Non cerco rivincite, ma un palco importante"

Il cantautore romano torna sul palco dell'Ariston per presentare il nuovo album "Alba": l'intervista

Mancano poco più di due settimane all’inizio della 73ª edizione del Festival di Sanremo, ma Ultimo, Niccolò Moriconi all’anagrafe, sembra tranquillo e pronto per tornare su questo grande palco. Felpa nera, scarpe da ginnastica e un sorriso cordiale: ci accoglie così l’artista in occasione della nostra intervista, svoltasi ieri pomeriggio a Milano, in cui abbiamo parlato dell’imminente evento, dell’album, del prossimo tour e non solo.

“Alba” è il nome del nuovo progetto discografico di Ultimo (il secondo prodotto dalla propria etichetta Ultimo Records) che sarà disponibile a partire dal prossimo 17 febbraio su tutte le piattaforme digitali e acquistabile nel formato fisico come CD e LP (anche in edizione limitata autografata in esclusiva su Amazon), oltre alle speciali versioni LP giallo e LP arancione (esclusive Amazon) e CD Deluxe con T-Shirt.Un album composto da canzoni scritte durante un viaggio che ha toccato mete come Los Angeles, città che ha visto la nascita di “Vieni nel mio cuore”, e Londra che per prima ha ascoltato le note di “Ti va di stare bene”. “Alba”, il brano, il primo della tracklist, che il cantautore romano presenterà dal palco dell’Ariston, è nato invece in Sicilia.

Quello di Sanremo non sarà l’unico palcoscenico: il tour “Ultimo Stadi 2023 La Favola Continua…'. partirà dallo Stadio Teghil di Lignano Sabbiadoro, in provincia di Udine, il 1° luglio, confermando, per ora, tre date allo Stadio Olimpico di Roma il 7 (sold out), l'8 (sold out) e il 10, per si concluderà allo Stadio Meazza di Milano con un doppio appuntamento il 17 e il 18 luglio.

 

“Alba” è il brano che hai scelto per tornare sul palco di Sanremo. Come stai vivendo questo ritorno su quel palco? 
Ho scelto questa canzone perché nel bene e nel male rappresenta una maturità artistica che non significa meglio o peggio rispetto a prima, ma semplicemente un qualcosa di diverso rispetto ai lavori precedenti. È un brano che non ha una struttura convenzionale, ha un ritornello che si evolve e cresce con un battito del cuore che è il mio. Mi piaceva l’idea di tornare a Sanremo per chiudere un cerchio artistico iniziato nel 2018 con “Il ballo delle incertezze”.

Torni dopo un Sanremo, quello del 2019, segnato dalla polemica sulla mancata vittoria.
La risposta del mio pubblico è pazzesca quindi, al contrario di quello che si potrebbe pensare visto anche le polemiche inutili che ci sono state, ho scelto di tornare in un momento in cui non ho bisogno di niente se non di presentare una canzone su quel palco ed esprimere la gratitudine che ho nei confronti di quel palcoscenico, quanto questo sia importante per me.
“Alba” mi è sembrato il brano giusto per chiudere questo cerchio dopo “Il ballo delle incertezze” e “I tuoi particolari”. Vivo questo ritorno con molta tranquillità e con la voglia di lasciare un ricordo diverso.

Senza rancore?
Assolutamente: senza rancore. Se avessi voluto una rivincita non ci sarei tornato; al contrario vado lì per ribadire quanto quel palco è importante. 

E dopo il palco dell’Ariston ci sarà l'album, intolato sempre “Alba”. Perché hai scelto questo titolo? Cosa rappresenta?
Ho scelto questo titolo perché il brano che dà il nome all'album è il capitano di questa squadra di brani che ad eccezione di “Nuvole in testa”, la seconda della tracklist, che ho scritto tra aprile e maggio, ho iniziato a scrivere dallo scorso agosto, subito dopo il tour negli stadi.
“Alba” rappresenta una ricerca introspettiva che - a differenza dello scorso disco “Solo”, dove sì c'era comunque una ricerca introspettiva ma senza voler mai uscire da me stesso, non volevo parlare con nessuno – ha voglia di essere raccontata, di uscire fuori.
Sempre a differenza di “Solo”, dove i temi della solitudine e della salute mentale erano presenti in ogni canzone, “Alba” non è un concept album e ogni brano ha una propria identità, diversa l’una dall’altra, ognuna un mondo a sé: c’è stato un approccio diverso, sicuramente.

A livello emotivo, quindi, è stato più difficile scrivere questo album che i precedenti?
In realtà, comporre questo album non è stato difficile, anzi: sia il processo di scrittura sia quello di produzione (arrangiamento, mixaggio etc) sono stati molto naturali perchè è stato prodotto molto velocemente, nel giro di circa sei mesi. Questo non significa che i contenuti siano meno profondi rispetto a quelli che vengono fuori da una gestazione molto più sofferta.
Sono molto fiero di essere al quinto album; ho scritto sia testo che la musica di tutte le canzoni che ho fatto uscire finora, è un motivo di grande orgoglio perché non è facile trovare sempre un’ispirazione per scrivere, per avere anche la sincerità di scrivere certe cose che sono solo mie, di mettermi a nudo. “Alba” è un viaggio dentro me stesso che ha voglia di essere raccontato.

È cambiato anche il tuo immaginario?
Sì, in questi anni il mio immaginario è cambiato, ma non il tipo di approccio verso di esso: con le mani sul pianoforte cerco sempre di raccontare quello che provo, sento, quello che dovrebbe essere e che invece è, che non vorrebbe essere…tutte quelle cose che fanno parte della nostra quotidianità.

Per questo disco, come hai scelto, oltre al pianoforte che ti ha sempre accompagnato, gli altri strumenti?
Sono partito sempre dal pianoforte, poi successivamente in alcune canzoni ho deciso di sostituirlo con la chitarra o con un synth, un basso. Ma scrivo comunque sempre con il pianoforte, e quindi mi viene naturale usarlo sempre: è un motivo d’orgoglio che ci sia sempre perché il mio strumento. È fondamentale per raccontarmi, e gli altri strumenti vengono di conseguenza.

Nelle tue canzoni riporti spesso ogni aspetto del dolore senza troppe metafore. Hai accennato alle tematiche del precedente album “Solo”.
Sì, credo sia un atto di coraggio a prescindere: nei testi c’è la mia vita in parallelo alla scrittura, sono due cose che si inseguono. Penso che il coraggio, in particolare parlando di dolore, sia raccontare se stessi a tutte le persone che incontri, senza tenersi nulla per sé. Per essere sinceri non bisogna pensare “no, questo è troppo, lo tengo per me”. Dico tutto.

Qual è stata la canzone che ti ha fatto capire che era arrivato il momento di scrivere un nuovo album?
Paradossalmente è stata “Alba”, la prima che ho scritto, perché la sensazione è stata quella di quando apri il rubinetto ed inizialmente non esce molta acqua, poi all’improvviso ne esce tantissima: avevo stappato il rubinetto ed ero pronto a scrivere tutto il resto. Così ho capito che stava nascendo un nuovo disco.
“Ho ascoltato i miei silenzi e ho avuto i brividi”. In queste parole c’è tutto il senso di questa canzone: guardarsi dentro e frenare un po’ il mondo fuori, di smettere di rincorrere le nostre abitudini, il nostro lavoro e fermarsi un attimo per conoscersi. Con questa frase sto dicendo che mi sono guardato dentro, mi sono analizzato, ho conosciuto una parte di me che non pensavo potesse esserci.

Ogni canzone è una storia a sé. Come hai scelto la sequenza dei brani, la tracklist?
L’ho scelta pensando al viaggio da poter fare, come fosse il racconto di una giornata che parte con “Alba” (inizio), continua con “Nuvole in testa” (evoluzione) e la giornata termina con “Titoli di coda” (chiusura). Gli ultimi pezzi (“Tornare a te”, “Le solite paure”, “Titoli di coda”) sono in acustico, piano e voce, e ti portano alla fine del viaggio.

Cosa ti aspetti dal tour, questa volta?
Mi aspetto di viverlo sempre in modo “centrato”, non amo fare il tour a supporto del disco, in questo caso sarebbe per “Alba”, ma dev’essere un insieme di tutti i brani perché quest’ultimo disco è arrivato anche grazie alle canzoni che ho scritto a 15 anni. Tutte le canzoni hanno lo stesso peso.
Il tour lo vivo sempre con un’estrema sorpresa per la grande risposta del pubblico e credo che un conto sia arrivare a questo riscontro e un altro sia mantenerlo.
Quest’anno abbiamo tre date all’Olimpico, due date a San Siro e probabilmente ce ne sarà una terza, a Lignano. Avere questa risposta così forte mi dà un senso di grande orgoglio.

Chi sono gli artisti che ti ispirano?
Non mi piace parlare di riferimento perché rispetto molto l’arte degli altri e cerco di avere una mia identità, ma ovviamente quando componi una canzone stai sorseggiando un cocktail di tutte le cose che hai ascoltato. Sicuramente sono stato influenzato da tutto il cantautorato, dagli anni ’70 al 2000, Venditti, De Gregori, Cremonini.

Qual è la canzone, ovviamente non scritta da te, che stai ascoltando in questo periodo?
Sto ascoltando tantissimo “Un angioletto come te” dall’album “De Gregori canta Bob Dylan - Amore e furto”.

Ti senti di meritare tutto questo successo?
Mi sento molto fortunato perché non sempre arriva quello che meriti. Bisogna ringraziare anche la sorte che ti permette di vivere del tuo talento dandotene l’opportunità. Ci sono tante persone con grande talento che per una serie di eventi non sono riusciti a farsi conoscere.

Cosa ti auguri?
Mi auguro di riuscire sempre a vivere grazie alla mia musica, e di farmela bastare perché c’è tutto dentro.

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