Il disco del giorno: Sanougue Kouyate, "Balendala Djibe"
Sanougue Kouyate
"Balendala Djibe" (Cd Island/Mango 162539874-2)
Figlia di Siramory Diabaté, una delle più grandi cantanti che la musica africana abbia conosciuto, Sanougue dimostra in questo
splendido album di essere degna di portare in giro per il mondo l’eredità artistica della madre.
Originaria del Mali, Sanougue appartiene a una famiglia di Griots (categoria molto complessa che racchiude al proprio interno le qualità di musicista, cantastorie, narratore e nomade) e fin dall’infanzia ha assorbito un gran numero di canzoni, storie, leggende appartenenti alla storia del Mali in cui è vissuta (in alcuni casi si trattava di racconti che risalivano sino al Medioevo); come scrivono le note di copertina dell’album: «Sanougue non ha imparato a cantare, è nata già in grado di farlo».
A sei anni aveva imparato molte canzoni del repertorio materno e nel giro di una decina d’anni era diventata una tra le migliori Griot di tutto il Mali, attirandosi sia ammirazione che invidie nefaste da parte di molte altre cantanti (la madre aveva addirittura paura che alcune di esse potessero lanciare una maledizione contro sua figlia).
Il celebre Salif Keita, artista tanto grande quanto generoso, decise nel 1990 di produrre questo suo album d’esordio per l’etichetta Island, "Balendala Djibe", che a tutt’oggi rimane l’unica incisione disponibile (soprattutto all’estero o su Internet, inutile cercarla qui in Italia) dove sia possibile ascoltare la sua bellissima voce e le sue canzoni ricche di melodie avvolgenti e poliritmie sensuali, che incantano sin dal primo ascolto con la loro commistione di chitarre acustiche, balafon (un antenato della marimba dal suono morbido ma incisivo), tamburi parlanti, arpa, pianoforte e cori.
Non c’è motivo di opporre resistenza alle ondate di calore che nascono da brani come "Dra" e "Bintou", sorretti da combinazioni in tempi differenti che si mescolano con naturalezza, sopra le quali Sanougue canta brevi cellule melodiche che progressivamente si espandono in vertiginosi melismi di bellezza quasi irreale. Alle sua frasi rispondono melodie strumentali in continuo controtempo, ogni brano è talmente bello che potrebbe continuare all’infinito. Le spirali continue degli accompagnamenti ritmici sono in grado di attrarre come una calamita, ci si trova sommersi da una foresta di suoni le cui qualità comunicative non vengono intaccate dalla differenza di lingua o di cultura.
Carlo Boccadoro, compositore e direttore d’orchestra, è nato a Macerata nel 1963. Vive e lavora a Milano. Collabora con solisti e orchestre in diverse parti del mondo. E’ autore di numerosi libri di argomento musicale.
Questo testo è tratto da "Lunario della musica: Un disco per ogni giorno dell'anno" pubblicato da Einaudi, per gentile concessione dell'autore e dell'editore.
