Steve Earle, senza tetto né legge
Una vita particolarmente turbolenta quella di Steve Earle. Una vita in cui non è mancato un discreto successo musicale lungo i 35 e oltre anni di una carriera contrassegnata dalla pubblicazione di circa una trentina di album in studio e dal vivo. Ma non sono mancati anche dei bassi non da poco: come i seri problemi con la droga e, poco più di un paio di anni orsono, anche la perdita di un figlio – anch'esso musicista di discreta fama – Justin Townes a causa di una overdose. Oggi Steve compie 68 anni vissuti intensamente. Per omaggiarlo abbiamo ripreso in mano un suo disco del 2017 “So you wannabe an outlaw”, un titolo che gli calza piuttosto bene. Ecco la recensione.
“So you wannabe an outlaw” è un titolo che calza alla perfezione per un tipo da prendere con le molle come Steve Earle. Forse sarà che se sei un uomo del sud ci vieni probabilmente al mondo con una certa insofferenza alle regole (qualsiasi tipo di regola) e hai insita nel DNA tutta un’epica che profuma di spazi e libertà. Sarà che a cantare e a scrivere delle vicende che meglio si conoscono e che si sono vissute sulla propria pelle riesce più facile e anche più credibile. Sarà anche per questo che non sorprende quindi di trovare un titolo di tale genere a fianco del nome Steve Earle.
Un album nel quale il 62enne cantautore conferma una volta di più le proprie belle doti di narratore – non a caso è anche un romanziere - raccontandoci ora degli annosi problemi con l’altro sesso come in “This is how it ends” e “Lookin’ for a woman” (un tema che non può non conoscere da molto vicino avendo avuto ben sette mogli, per la cronaca ora è single). Oppure sulle difficoltà della vita quotidiana, quelle che purtroppo non mancano mai (“Walkin’ in L.A.”) o quelle, altrettanto fastidiose, nei confronti della società che richiedono un certo impegno per seguirle tutte (“If mama could see me”). Ognuno dei brani ha la lirica dalla sua parte.
E’ un album country, spruzzato qua e là di rock. E’ un album dove le storie e la vita sono avanti a tutto, che è poi il piccolo grande segreto di quel genere chiamato country. Il piccolo grande segreto delle canzoni che sanno parlare alla gente perché la gente in queste canzoni si riconosce. Anche in questa nuova scorribanda discografica Earle ha al suo fianco i fidati e irrinunciabili Dukes. Si concede un duetto in “This is how it ends” con la nuova campionessa country Miranda Lambert, mentre nella title track fa capolino la ottuagenaria leggenda vivente Willie Nelson. A coprire un vasto arco temporale, a rendere omaggio al nuovo come al vecchio. A ribadire che il punto non è il nuovo oppure il vecchio, bensì il buono e il meno buono.
Insomma, lo Steve Earle 2017 non è imprescindibile, ma è certo di buona fattura. E se poi la vostra vacanza estiva fosse di quelle itineranti, di quelle con lunghi tratti da trascorrere alla guida di un’automobile “So you wannabe an outlaw” rischia di essere quanto di meglio potete chiedere al vostro lettore audio. Magari immaginando per una manciata di giorni – perché no – di possedere un animo veramente libero senza tetto né legge.