Il disco del giorno: S.E. Rogie, "Dead Men Don’t Smoke Marijuana"
S. E. Rogie
"Dead Men Don’t Smoke Marijuana" (Cd Real World CDRW 46)
Il bellissimo sorriso che campeggia in copertina invita subito a mettersi a proprio agio, dopodiché basta ascoltare il primo pezzo per sorridere a nostra volta, rilassati e dolcemente cullati dalla voce calda e profonda di S. E. Rogie, amabile Griot che dalla Sierra Leone è arrivato fino alla porta degli studi inglesi di Peter Gabriel per raccontarci non solo che i morti non fumano la cannabis (come recita il titolo del disco), ma per intessere un racconto musicale dopo l’altro accompagnandosi con la sua variopinta chitarra acustica, che conversa amabilmente con il contrabbasso di Danny Thompson, le chitarre elettriche di Alfred Pannerman e Emile Ogoo, le percussioni di Zozo Shuiabu e le tastiere di Simon Clark attraverso arrangiamenti di grande leggerezza e raffinate combinazioni strumentali.
Sooliman Ernest Rogie (questo il suo nome per intero), autodidatta, è stato tra i primi musicisti a portare in Occidente i ritmi
sornioni dello stile denominato Palm Wine Music. Da ragazzo, mentre esercitava la professione di sarto, aveva ascoltato la gente seduta attorno al fuoco che cantava accompagnandosi con abbondanti dosi di vino di palma (un liquido biancastro estratto direttamente dagli alberi, alcoolico come una birra e diffusissimo tra la popolazione locale perché estremamente a buon mercato).
Questo tipo di musica ha avuto inizio in Africa grazie ai marinai portoghesi, che introdussero nel continente per la prima volta le chitarre; i primi musicisti africani a suonare in questo stile furono probabilmente abitanti della Liberia che adattarono lo strumento acustico al loro stile sincopato (che univa anche la forte influenza del Calypso proveniente da Trinidad e Tobago) accompagnandosi anche con percussioni e cori.
La carriera di Sooliman lo ha portato in tutta Europa e negli Stati Uniti prima che egli si trasferisse in Inghilterra, dove ha vissuto sino all’età di 68 anni (è morto nel 1994, pochi mesi dopo la realizzazione di questo disco).
«Le mie canzoni contengono la gioia e la tristezza delle persone, – ha detto Rogie, – parlano della gente comune, della vita quotidiana, è la musica dei loro cuori».
"Kpindigbee", "Jaimgba Tutu", "Nor Weigh Me Lek Dat" sono canzoni deliziose, perfette per l’estate, da ascoltare se possibile al mare, magari beatamente sdraiati in amaca (anche se non ci sono le palme fa lo stesso).
Carlo Boccadoro, compositore e direttore d’orchestra, è nato a Macerata nel 1963. Vive e lavora a Milano. Collabora con solisti e orchestre in diverse parti del mondo. E’ autore di numerosi libri di argomento musicale.
Questo testo è tratto da "Lunario della musica: Un disco per ogni giorno dell'anno" pubblicato da Einaudi, per gentile concessione dell'autore e dell'editore.
