A noi piace cantare Captain Beefheart
C'è un nome che accomuna Tom Waits a David Thomas, passando per Siouxsie and the Banshees, Mark E. Smith, Kills, White Stripes, Black Keys, Minutemen, Pixies, John Frusciante, Gang of Four, Blondie, Sonic Youth e almeno - ma la stima è fortemente al ribasso - una trentina di altri personaggi che hanno fatto la storia del rock senza riempire gli stadi, e questo nome è Don Van Vliet.
Amico (nonché leale e affezionato rivale, artisticamente parlando) di Frank Zappa, quasi fosse l'altra faccia della medaglia del talento che benedì il genio di Baltimora, a Captain Beefheart è toccato in sorte lo scomodissimo status di artista di culto, che gli ha fatto raccogliere, mentre era in vita, molto meno di quanto avesse seminato. Eppure la sua visione ruvida e anarcoide ha influenzato più di una generazione di artisti, e - cosa forse ancora più importante - in diversi ambiti, a dimostrazione di quanto il suo approccio fosse completo e viscerale.
Ricordiamo Captain Beefheart nel giorno del dodicesimo anniversario della sua morte – è passato a miglior vita il 17 dicembre 2010, all'età di 69 anni - riproponendo alcune cover di sue canzoni realizzate da altri artisti.
"Clear Spot", Mark Lanegan
"Dropout Boogie", Kills
"Electricity", Sonic Youth
"Party Of Special Things To Do", White Stripes
"China Pig", White Stripes
"Ashtray Heart", White Stripes
"Peon", John Frusciante e Flea (Red Hot Chili Peppers)
"Her Eyes Are a Blue Million Miles", Black Keys
"Harry Irene", Tom Barman (dEUS)
"I'm Glad", Black Keys
"Abba Zaba", Built to Spill
"Dropout Boogie", Ty Segall
"Ella Guru", XTC