Da Guccini ai Talking Heads: i dischi preferiti dei Coma Cose
Dentro il mondo dei Coma Cose. Il duo formato da Fausto Lama e da Francesca Meisano, in arte “California”, ha da pochi giorni pubblicato il nuovo album “Un meraviglioso modo di salvarsi”. Un progetto in cui, dopo il successo di “Fiamme negli occhi” sul palco del Festival di Sanremo 2021 e l’uscita di “Nostralgia”, hanno avuto il coraggio di non fossilizzarsi sull’idea di duo, di coppia, di genere urban, di tutto quello che hanno sempre cercato di appiccicare loro addosso. Hanno rotto gabbie e strappato etichette, esplorando ancora e mettendosi in discussione. A costo di isolarsi e perfino di separarsi per un periodo. Il risultato? Hanno scritto uno dei capitoli più importanti del loro percorso artistico e di vita. Li abbiamo incontrati e, oltre a parlare del nuovo progetto, abbiamo chiesto anche gli album che hanno stravolto la visione artistica dei due.
“Un disco che mi ha cambiato la vita è ‘The Piper at the Gates of Dawn” dei Pink Floyd – dice subito Fausto – sono super fan di Syd Barrett e dei primi dischi. Mi piace mischiare codici macabri con quelli fanciulleschi, il tutto con un pizzico di follia”. California punta su un classicone: “Via Paolo Fabbri 43” di Francesco Guccini, uscito nel 1976. “È il primo disco che ho regalato a Fausto, ci ha accompagnato nel nostro percorso. Racconta uno spaccato della sua vita. Inoltre abbiamo scherzato sul fatto che per noi Francesco Guccini è stato il primo vero rapper italiano”. Fausto prosegue citando “SxM” dei Sangue Misto ricordando anche quando li vide dal vivo a Bologna e la recente collaborazione con uno dei fondatori del gruppo: “Abbiamo lavorato recentemente con Deda, per il suo nuovo disco (House party, ndr). Credo che il disco dei Sangue Misto rimanga ancora oggi unico e formativo”. Il cerchio viene chiuso da Francesca con “Stop Making Sense” dei Talking Heads che “in qualche modo ci ha ispirato per il nostro ultimo album”.