Perché i Verdena sono unici, anche dal vivo
I Verdena sono come una bomba pronta a deflagrare. Possono rimanere nascosti a lungo nella loro Albino, in questo caso sono passati sei anni dall’ultimo tour, la pausa più lunga in carriera, ma quando tornano lo fanno con la stessa potenza e intensità di sempre. Quando si toglie la spoletta, generano un fragore che spezza definitivamente il silenzio e incendia l’aria.
Forse per i due anni di buio che abbiamo vissuto, forse perché in tanti pensavano che il momento del ritorno non sarebbe mai più arrivato, forse perché il mercato della musica in tutto questo periodo è cambiato mentre i Verdena no, ma assistere a un live del trio bergamasco, coadiuvato dal quarto elemento Carlo Maria Toller, tastierista dei Jennifer Gentle, in questo preciso momento storico è un’esperienza fisicamente ed emotivamente fortissima. Non si esagera nel dire che Alberto, Luca e Roberta, dopo aver trovato la quadra nelle due date di riscaldamento a Livorno e Perugia, nel primo live ufficiale del tour, in programma all’Estragon di Bologna, davanti a 1400 persone, sold out, hanno generato il delirio in un turbine di urla animalesche, sudore, lacrime, pogo, calore e amore. I sorrisi delle figlie di Roberta, angioletti curiosi che prima dell’inizio del concerto fanno un giretto sotto il palco, sono la fotografia della calma prima della tempesta, oltre che del tempo che passa.
Il gruppo, con sette mini led wall verticali alle spalle, dentro cui durante la serata compare di tutto, da immagini di rettili e cerbiatti a impronte digitali e visi distorti, avvolto da luci psichedeliche sparate ovunque, come se fosse in scena una fuga da un carcere di massima sicurezza, sale sul palco pestando subito fortissimo con “Pascolare” e “Crystal Ball” inaugurando una lunga prima parte dedicata alla nuova fatica discografica “Volevo magia”. Una menzione va a “Cielo super acceso” che dal vivo è ancora più efficace che nella versione studio. Il primo tuffo nel passato, con un tocco di nostalgia canaglia, arriva con “Viba”, manifesto dell’omonimo album d’esordio, poi con “Starless”, tratta da “Solo un grande sasso” e più volte riproposta live, con la meravigliosa “Luna”, portata al successo anche dal video trasmesso su Mtv con immagini scriteriate in sequenza, per poi giungere all’oscura “Don Calisto” dove i presenti, quasi posseduti da un’isteria generale, urlano “sono infestooo” prendendo il fiato sin dalle viscere del corpo.
Quello dei Verdena è un rock fisico, vivido, che scava dentro e fa pulsare la pelle: i fan si scontrano, si spingono e si saltano addosso, senza mai ricorrere alla violenza, ma mossi da sana adrenalina rock. Tanti trentenni e quarantenni, ma non manca un’ampia e scalmanata rappresentanza di ventenni. Fanno stage diving, urlano a occhi chiusi e pugni stretti, stuzzicano simpaticamente Alberto, che risponde con frasi incomprensibili e ghignetti. È una meravigliosa follia. È vita. È una sana perdita di controllo per i tanti che aspettavano e sognavano questo live da anni. Samuel Beckett scrisse provocatoriamente che nasciamo tutti pazzi e che qualcuno crescendo lo rimane.
Alberto, con i capelli spettinati, la maglietta con un buco sotto l’ascella, gli occhi spiritati, le boccacce e i movimenti scomposti, sembra sempre in bilico fra la gloria eterna del rock e l’oblio più oscuro della disperazione. È esattamente come lo vuole chi lo ama. Nessuno sclero per problemi di suono come talvolta accadeva in passato, funziona tutto al meglio, la voce della band è felice e si diverte, mentre Luca fa da vero metronomo al sound del gruppo, con precisione e tecnica, e Roberta, con il basso, scolpisce in modo sotterraneo la musica, proprio come fosse pietra. "Certi magazine” è il primo vero momento di respiro e apre all’esecuzione di alcuni pezzi che si muovono fra più stati d’animo. “Puzzle”, canzone tratta da “Endkadenz Vol.1”, con una massa di corpi eccitata che grida “efedrinaaa”, anticipa “Scegli me (Un mondo che tu non vuoi)”, uno dei migliori pezzi di “Wow”: Alberto va al piano e regala una performance romantica che porta a baciarsi e ad abbracciarsi. C’è anche tempo per l’eterea “Razzi arpia inferno e fiamme”.
Il bis è un quintetto di brani che genera ancora un’iniezione di entusiasmo: “Muori delay” è groove puro tratto da “Requiem”, mentre “Valvonauta” è il pezzo simbolo della storia dei Verdena, quello che neppure Gabriele Salvatores, che lo voleva per un suo film, riuscì a far suo. È una canzone in cui sono racchiuse la carica e la purezza della band. Il live si chiude, con la title track “Volevo magia”, esattamente come è iniziato: con un pogo sfrenato. I Verdena sono tre folletti che sul palco si trasformano in giganti. E non hanno bisogno di effetti speciali o trovate particolari per colpire nel segno: è la loro musica che vince su tutto. Non è magia, ma la realtà di una band culto che, piaccia o meno, non ha metri di paragone in Italia.
Scaletta:
Pascolare
Crystal Ball
Dialobik
Chaise longue
Cielo super acceso
Paul e Linda
Viba
Starless
Luna
Don Calisto
Certi magazine
Trovami un modo semplice per uscirne
Razzi arpia inferno e fiamme
Sino a notte (D.I.)
Caños
Loniterp
Puzzle
Scegli me (Un mondo che tu non vuoi)
Bis:
Muori delay
Valvonauta
Un po' esageri
Sui ghiacciai
Volevo magia