Dietro le quinte con Cesare Cremonini
“Tra queste canzoni una sola dura meno di 4 minuti”, spiega Cesare Cremonini: siamo nel suo camerino al palazzetto di Mantova, sta mostrando la scaletta degli show indoor. È uno dei segni della complessità della sua musica e del suo spettacolo, ma anche del fatto che le canzoni vengono sempre prima di tutto. Cremoni dirige la macchina dello show in ogni reparto, dall'audio alle luci, alla regia, alla produzione. Ma lo fa perché è un artista puro: la sua attenzione - mi spiega - è totalmente rivolta al progetto artistico, non tanto alla comunicazione.
Cesare e la band sono stati a Mantova per 10 giorni, fino alla data zero di sabato 29: ora il concerto arriva a Roma, Bologna e Milano - le uniche strutture italiane in grado di ospitare lo show. A Mantova si è svolto quello che in gergo si chiama “allestimento”, e che spesso si fa proprio in questo palazzetto alle porte della città, oltre il fiume Mincio. Un luogo che viene scelto, mi spiegano per la sua acustica, che permette di provare al meglio il suon.
Per realizzare una lunga intervista che pubblicheremo nei prossimi giorni, ho passato con lui una giornata, tra palco e backstage. Il palco misura 34 metri, è quello degli stadi riaddattato per i palasport: la produzione richiede 18 camion e 120 persone al lavoro. Sullo sfondo c’è sempre il “gate”, creato assieme allo studio GiòForma, mente i video sono creati da Dwok sotto la supervisione di Cesare: lo schermo crea l’effetto di tridimensionalità perché è una “tenda” semitrasparente di luci che mostra le immagini ma che lascia vedere lo spazio dietro, usato per mostrare oggetti di scena.
La giornata in cui vedo le prove è quella dell’arrivo dei delfini: è uno dei nuovi oggetti scenici di questa versione del tour, sono In viaggio dalla Germania. Somigliano agli effetti usati da Roger Waters, ma Cremonini è il primo ad impiegare una tecnologia simile in Italia. Sul palco c’è sempre il "bridge" mobile che si solleva e lo porta sopra il pubblico: gli chiedo se non fa venire le vertigini cantare così in alto: “È come nuotare: ti butti in acqua e impari”, mi risponde sorridendo.
Ma la cosa più importante dello show rimane la musica: “Parto sempre dall’audio”, mi spiega. Per questo dietro la consolle c’è Anthony King, ingegnere del suono degli show dei Depeche Mode, una star nel suo campo, uno chiamato per avere un suono pieno, e perché la sua presenza permette di lavorare con i fornitori migliori. In questa fase ogni canzone, soprattutto quelle nuove in scaletta, vengono provate e riprovate, e registrate per essere riascoltate per essere migliorate il giorno dopo.
“Un live nei palasport ha una possibilità espressiva diversa, per questo ho aggiunto canzoni come 'Sardegna' e 'Una come te', per rendere lo show ancora più empatico”, mi spiega quando torniamo in camerino. “Questo credo sia una cosa che si sottovaluta in Italia, questa idea del live come una grande festa in cui si dimenticano i problemi è sempre vera, ma è anche un momento che ti aiuta a capire meglio quello che stai vivendo”.
Ecco le prime immagini del dietro le quinte del tour: dopodomani pubblicheremo la lunga intervista in cui Cremonini racconta non solo il tour, ma la sua filosofia artistica, il suo rapporto con il palco, gli album che l’hanno ispirato, il rapporto con i colleghi.