Il disco del giorno: Bill Evans, "New Conversations"
Bill Evans
New Conversations (Cd Warner Bros. 2-3177)
Nel 1963 Bill Evans incise un intero album realizzato mediante la tecnica della sovraincisione, sovrapponendo diversi pianoforti in un affascinante dialogo con se stesso intitolato giustamente "Conversations with Myself" e unanimemente giudicato tra i suoi capolavori. Nel 1967 fece seguito un altro album realizzato alla stessa maniera, "Further Conversations", anch’esso tra i preferiti dei fans del pianista.
Una ben diversa sorte è inspiegabilmente toccata a questo "New Conversations", del 1978, che chiude questa trilogia aggiungendovi anche la morbida voce del piano elettrico Fender Rhodes. Raramente citato da critici e storiografi, l’album è un’opera d’arte dalla bellezza difficile da descrivere, dove Evans esprime tutto il proprio genio pianistico e compositivo in brani dalla calda espressività dimostrando un tocco pianistico e una capacità di costruzione improvvisativa che hanno pochi eguali al mondo.
Notate come Evans riesca ad articolare le diverse voci pianistiche con assoluta naturalezza, tanto da far pensare a un dialogo
in simultanea piuttosto che a delle sovraincisioni. I temi composti per l’occasione sono indimenticabili, da "Song
for Helene" a "Remembering The Rain", "For Nenette" e "Maxine", così come stupende sono le versioni di "Reflections in D" di Ellington e del classico di Broadway "I Love My Wife".
A differenza di altri album, pur magnifici, di questi anni (come "Affinity" e "You Must Believe in Spring") che spesso riflettevano il tormento interiore e fisico che attanagliava Evans nell’ultimo periodo della sua vita, "New Conversations" risplende di una luce serena dove i demoni che il pianista si iniettava in vena (e la lunga serie di lutti personali che lo colpirono allora) vengono sublimati e trasfigurati in una dimensione cristallina di straordinaria purezza.
La produzione di Helene Keane è perfetta, con un suono generale avvolgente che regala un’atmosfera di autentica intimità dove ogni più lieve screziatura dinamica evocata dalle mani di Evans trova la giusta risonanza e viene messa in rilievo con cura.
La lezione di Debussy e Ravel, due pilastri fondanti del linguaggio di Evans, è qui ormai trasformata in un linguaggio personale che da anni si era innalzato a livelli di maturità espressiva assoluta raggiungendo vette di bellezza davvero commoventi.
Carlo Boccadoro, compositore e direttore d’orchestra, è nato a Macerata nel 1963. Vive e lavora a Milano. Collabora con solisti e orchestre in diverse parti del mondo. E’ autore di numerosi libri di argomento musicale.
Questo testo è tratto da "Lunario della musica: Un disco per ogni giorno dell'anno" pubblicato da Einaudi, per gentile concessione dell'autore e dell'editore.
