Ceri: “Così ho portato Alan Sorrenti oltre la zona sicura”

L'intervista al produttore che ha riportato Alan Sorrenti sulle scene dopo diciannove anni.

Galeotta fu la cover spaziale di “Figli delle stelle” che il produttore trentino realizzò cinque anni fa insieme a Tatum Rush, rimettendo mano alla hit che nel 1977 catapultò Alan Sorrenti in testa alle classifiche: “Per pubblicarla gli chiedemmo l’autorizzazione. Quello fu il nostro primo contatto. Mostrò sin da subito una curiosità non scontata nei confronti dei nostri progetti”, ricorda Ceri. Mai avrebbe immaginato che quell’operazione, pensata come un piccolo, appassionato omaggio a uno dei cantautori più coraggiosi della musica italiana (che nel mondo indie era stato celebrato già cinque anni prima da Colapesce con la sua cover di “Vorrei incontrarti”, un pezzo del periodo prog di Sorrenti prima della svolta pop-funk di fine Anni ‘70), si sarebbe rivelata come la prima pietra di un sodalizio che nel giro di quattro anni lo avrebbe visto produrre un intero album di Alan Sorrenti. Il disco, che è appena uscito, si intitola “Oltre la zona sicura” ed è un piccolo gioiellino destinato a diventare un cult. E non solo perché segna il ritorno sulle scene della voce di “Tu sei l’unica donna per me” a diciannove anni dall’ultimo album, ma perché questi nove pezzi inediti trasportano in un caleidoscopio di colori che parte dagli Anni ’70 e – complice il tocco di Ceri, 32 anni, che non è solamente uno dei produttori più innovativi del nuovo pop italiano, dietro al suono dei dischi di Coez, Franco126 e Frah Quintale, ma anche uno sperimentatore insaziabile con i suoi progetti da solista, vedi “Waxtape” – arriva al futuro: “Era un bel salto nel vuoto per tutti e due. Apparteniamo a due mondi e a due generazioni distanti tra loro. C’è stato uno scambio reciproco. Anche per me è stata un’occasione per mettermi alla prova e uscire dalla mia zona sicura”, racconta Ceri.

A spingere Alan Sorrenti ad affidare questa manciata di pezzi a Ceri, un musicista più giovane di lui di quarant’anni, è stata la voglia del 71enne cantautore partenopeo - lo dice il titolo stesso dell’album - di sorprendere e sorprendersi ancora una volta, lui che è partito dal prog, è passato per la fusion, è arrivato al funk pop e lo ha sdoganato in Italia, prima di finire addirittura nella new age con la sua conversione al buddhismo alla fine degli Anni ’80: “Si è fidato di me. Ha lasciato che io lo guidassi in territori nuovi. Ho tirato dentro al progetto un sacco di persone con cui faccio musica da anni. Nel disco suonano lo stesso Tatum Rush, Ramiro dei Selton, Colombre, che è sempre stato un grandissimo fan di Alan Sorrenti. Al di là del disco in sé, la cosa che mi è piaciuta di più di questa esperienza è stato l’incontro tra generazioni e visioni differenti. Alan si è messo in gioco. Non è scontato per un artista come lui, che ha alle spalle più di quarant’anni di carriera”. Dalla funky dance del singolo “Giovani per sempre” alla psichedelia acustica con tocchi new age – anche e soprattutto nel testo – di “Luce magica” (“Ora la strada è illuminata / e stiamo andando chissà poi dove / ci bacia il sole, ci porta il mare / dove non servono parole”), passando per il sound sintetico degli Anni ’80 di “Pura vida”, aggiornato però al 2022: “Oltre la zona sicura” suona come una piccola sintesi della carriera di Sorrenti. “È un continuo della sua storia. Questo disco è frutto di un’urgenza comunicativa forte. Uno che sta fermo per diciannove anni non torna a fare un disco per accontentare i discografici: evidentemente aveva qualcosa da dire. Credo si senta, in ‘Oltre la zona sicura’”, spiega Ceri.

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Ancor prima di cominciare a produrre i pezzi, il lavoro è partito da una playlist di 40 brani che Ceri ha mandato a Sorrenti, chiedendogli di individuare delle reference a livello di suono: “C’era di tutto: da Childish Gambino a Vendredi sur Mer, passando per Bon Iver, Kanye West – racconta il produttore – non conosceva niente di tutto ciò. Ma mi ha spiazzato quando mi ha detto che ‘Nei treni la notte’ di Frah Quintale era una delle sue canzoni italiane preferite, tra le più belle degli ultimi vent’anni. Non credevo alle mie orecchie. Un giorno gli ho fatto ascoltare dei pezzi di Frank Ocean. Alla fine della session mi ha guardato e mi ha detto: ‘Mi piace. Non si è inventato niente di nuovo. Alla fine fa musica r&b, roba già sentita. Però c’è qualcosa di cosmico’. Mi ha illuminato”. Ceri ha assegnato un compito per casa a Sorrenti: portare quella playlist da 40 pezzi a 10. “Quando è tornato in studio mi ha detto che tra le canzoni imprescindibili di quella playlist c’era ‘Blatte’ di Colombre. Ho preso il telefono, ho chiamato Giovanni e gli ho detto di passare in studio. Sono diventati amici”, sorride il produttore.

È stata una sorpresa anche per Ceri scoprire che per i concerti del tour legato a “Oltre la zona sicura”, che non poteva che partire da Napoli (il 17 novembre Sorrenti si esibirà al Duel Beat, poi seguiranno il 23 novembre l’Hiroshima di Torino, il 25 novembre il Locomotiv di Bologna, il 29 novembre il Largo Venue di Roma, il 30 novembre la Santeria di Milano e il 2 dicembre il Demodé di Bari), Alan Sorrenti sarà affiancato dai musicisti dei Nu Genea, il duo partenopeo composto da Massimo Di Lena e Lucio Aquilina, protagonista del revival della musica napoletana degli Anni ’70, tra neapolitan power e disco: “Ma davvero? – chiede, incredulo, il produttore – e pensare che ad un certo punto avevo pure pensato di tirarli dentro, per il disco. Questo progetto non finisce più di sorprendermi”.

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