Djo, l'altra vita di Joe Keery (fuori da "Stranger things")

Dal sottosopra al laboratorio. No, non quello di Hawkins: tutto sul progetto musicale dell'attore.
Djo, l'altra vita di Joe Keery (fuori da "Stranger things")
Credits: Marta Coratella

Dal sottosopra al laboratorio. No, non quello di Hawkins, la cittadina immaginaria dell’Indiana in cui i Duffer Brothers hanno scelto di ambientare la loro “Stranger Things”, fenomeno pop di questi anni tra lo-fi, fantascienza, horror e chi più ne ha più ne metta. Il laboratorio è quello di Joe Keery, uno degli attori più amati dell’universo “Stranger Things”, nel quale interpreta il belloccio tenerone Steve Harrington, che quando non è sul set – oltre a far parte del cast della serie Netflix sin dalla prima stagione in questi anni ha recitato in un mucchio di film, l’ultimo dei quali, “Finalmente l’alba” di Saverio Costanzo, è girato in questi giorni a Roma con Willem Dafoe e Lily James – si diverte a indossare i panni di Djo, musicista e produttore che come uno scienziato sperimenta miscele sorprendenti. “Decide” è il nuovo album, appena uscito, e già entrato nel cuore di fan e appassionati; dice lui 

“So bene che moltissime persone hanno scoperto la mia musica grazie a ‘Stranger Things’ e sono grato alla serie per questo e per tutto quello che mi ha permesso di fare”.

Nel 2015, quando si è presentato ai provini per “Stranger Things”, l’allora 24enne Joe Keery suonava la chitarra della band garage e psych-rock dei Post Animal, ben inserita nella scena di Chicago, con la quale aveva appena pubblicato un mini-album, “Post Animal perform the most curious water activities”, seguito tre anni più tardi dall’esordio sulla lunga distanza “When I think of you in a castle”, tra recensioni entusiastiche e decine di esibizioni sui palchi dei festival internazionali. La sua strada, però, Joe l’avrebbe trovata uscendo dal gruppo. Mettendosi in proprio sotto lo pseudonimo di Djo, e debuttando già nel 2019 con un singolo, “Roddy”, che lasciava intuire quale fosse la dimensione nella quale intendeva muoversi il cantante-attore: elettronica, psichedelia e indie, tra Mac DeMarco, Tame Impala e Daft Punk. Da “Twenty twenty”, l’album d’esordio di tre anni fa, la sua musica – portata sui palchi di festival minori come lo Shaky Knees e il Bottle Rock, ma anche prestigiosi come il Lollapalooza – è cresciuta parecchio. Arrivando a superare i 100 milioni di visualizzazioni su TikTok e i 150 milioni di streams globali sulle piattaforme.

“Decide”, il nuovo album, perfeziona la formula alla base di “Twenty twenty”. L’ispirazione di “Random access memories” dei Daft Punk è evidente: dice Keery

“Quando li ho scoperti da ragazzino ho pensato: ‘Ma cos’è questa follia?’. Non lo capivo davvero perché se pensavo alle band, pensavo a quella di Bruce Springsteen, ai Led Zeppelin”.

Altra passione, che però con l’album c’entra relativamente, è quella per John Lennon:

“Dei suoi testi amo il fatto che molti sembrano un flusso di coscienza. In un certo senso lo sono anche certi testi delle canzoni di questo disco. Non sono il tipo di ragazzo che scrive un testo come se fosse una poesia e poi lo incolla su una musica. Mi lascio ispirare dalla musica già composta”.

Con Adam Thein, amico e braccio destro già dai tempi dei Post Animal, musicista di riferimento della scena indie-rock di Houston, Djo ha condito quel mix letale con una bella spruzzata di pop danzereccio:

“Amo davvero la musica pop. E penso che nelle canzoni di questo disco ci siano anche elementi da boy band, tipo gli NSYNC o i Backstreet Boys, specialmente quando canto in falsetto. In fondo, anche i Beatles erano una band pop. La più grande di tutti i tempi”.

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