Il disco del giorno: Robert Palmer, "Double Fun"
Robert Palmer
Double Fun (Cd Island PSCD-1147)
Un improvviso arresto cardiaco si è portato via nel 2003 una delle più belle voci nel panorama musicale mondiale. Robert Palmer è stato uno degli esponenti di maggior talento della corrente musicale denominata frettolosamente blue-eyed soul, una definizione che denotava una certa supponenza nei confronti di interpreti dalla pelle bianca dediti a un genere dominato da performer afroamericani. In realtà Palmer ha esplorato moltissimi territori musicali passando dal funk all’elettronica, dall’heavy metal alla bossa nova, unendo con il magico fil rouge della sua voce tendenze artistiche spesso antitetiche.
I suoi primi dischi si possono comunque iscrivere con tranquillità al mondo della musica soul pur non mancando screziature caraibiche e giamaicane (come nel singolo "Best of Both Worlds" estratto da quest’album).
La sua musica è fatta principalmente per divertirsi e riunisce alcuni tra i migliori musicisti sulla scena americana, dai Little Feat ai Meters, dai Brecker Brothers a Lowell George e Bernard Edwards. Dotato di una classe esecutiva che temeva pochi confronti, Palmer era autore di composizioni molto efficaci costruite su sofisticati giri armonici innestati sopra grooves che si insinuavano in fretta nella memoria e dove spiccavano le sue sovrapposizioni vocali realizzate a cinque o sei parti con autentica bravura.
"Double Fun" è a detta di molti il suo miglior album e vede la collaborazione del consueto esercito di superstrumentisti nonché la supervisione di Tom Moulton, celebre produttore anche dei primi exploit discografici di Grace Jones (ricordate "La Vie En Rose"?) che lustra ulteriormente le tracce di questo lavoro. L’influenza di musicisti come gli Spinners e Thom Bell è evidente, ma Palmer riesce sempre a evitare la trappola dell’imitazione grazie a una vocalità personale, sia che rivisiti con maestria e gusto pagine come "Every Kinda People" di Andy Fraser, "You Really Got Me" dei Kinks (in una versione sorprendente dal pepato gusto funky) e "Night People" di Allen Toussaint, sia alle prese con pezzi di propria composizione quali "Come over" e la più rockeggiante "You’re Gonna Get What’s Coming". Non mancano accenni reggae in "Love Can Run Faster", mentre
"You Overwhelm Me" richiama in scena i sontuosi arrangiamenti per archi realizzati da Gene Page, già presente nel precedente album "Pressure Drop".
Carlo Boccadoro, compositore e direttore d’orchestra, è nato a Macerata nel 1963. Vive e lavora a Milano. Collabora con solisti e orchestre in diverse parti del mondo. E’ autore di numerosi libri di argomento musicale.
Questo testo è tratto da "Lunario della musica: Un disco per ogni giorno dell'anno" pubblicato da Einaudi, per gentile concessione dell'autore e dell'editore.
