Il disco del giorno: Pat Metheny Trio, "Live"
Pat Metheny Trio
Live (2 CD Warner Bros. 9362-47907-2)
Questa registrazione dal vivo è la migliore dimostrazione di come l’esperienza del concerto riesca a trasformare radicalmente la personalità musicale dell’eclettico chitarrista Pat Metheny (che si muove a suo agio tanto nei territori del jazz più sperimentale e del bebop quanto nelle acque scipite della New Age).
Il Trio aveva esordito l’anno precedente con un lavoro dove Metheny sembrava muoversi attraverso l’uso del pilota automatico, ricamando un lick dopo l’altro con assoluta perfezione, ma dimostrandosi quasi annoiato da tanta perizia, senza riuscire a mordere per un istante un discorso musicale garbato e privo di contrasti, tant’è che il centro dell’attenzione finiva per concentrarsi sulla sezione ritmica formata da Larry Grenadier (contrabbasso) e soprattutto Bill Stewart (batteria), inesauribile nella sua bravura e fantasia.
Successivamente il gruppo è partito per un lungo giro di concerti, e il confronto quotidiano con questa formazione (così diversa dalle lussureggianti atmosfere del Pat Metheny Group) ha regalato a Metheny un’iniezione di energia; egli si è maggiormente impegnato nello scavare a fondo il proprio repertorio pescando da vecchi dischi come "Offramp" e "New Chautauqua" (regalandoci anche intense versioni di "Bright Size Life", "James" e "Question and Answer") e dalla grande tradizione jazz: notevolissime risultano sia la versione rallentata di "Giant Steps" che le trasmutazioni melodiche a tutta velocità di "All the Things You Are", dove anche Stewart si produce in un assolo folgorante ricco di poliritmie.
Metheny ha la tendenza a esibirsi in assoli di torrenziale lunghezza che talvolta sconfinano nel monologo, tuttavia in questa occasione non indulge in narcisismi e cerca di ascoltare i suoi compagni di palcoscenico con notevole sensibilità; la mancanza del supporto del fido tastierista Lyle Mays lo costringe a una totale mobilità accordale, alternando passaggi polifonici, giochi di armonici e momenti di maggiore espansività cantabile, mentre la ritmica incalzante impedisce che il chitarrista si produca in quei momenti ad alto tasso di zucchero che gli piacciono tanto. C’è poco da fare lo svenevole davanti alle propulsioni di Stewart e Grenadier, che gettano carbone nella stufa facendo marciare la locomotiva del jazz a tutta velocità lungo un
percorso di oltre due ore che passa in un lampo.
Carlo Boccadoro, compositore e direttore d’orchestra, è nato a Macerata nel 1963. Vive e lavora a Milano. Collabora con solisti e orchestre in diverse parti del mondo. E’ autore di numerosi libri di argomento musicale.
Questo testo è tratto da "Lunario della musica: Un disco per ogni giorno dell'anno" pubblicato da Einaudi, per gentile concessione dell'autore e dell'editore.
