Il disco del giorno: A. Berg, "Concerto per violino e orchestra"
Alban Berg
Concerto per violino e orchestra (Cd DG 439435-2)
Fin dalla sua prima esecuzione, avvenuta nel 1936 dopo la morte del compositore, quest’opera si è imposta come uno dei capolavori dell’intera storia della musica grazie alle sua qualità di grande lirismo, perfezione formale e mirabile scrittura orchestrale. Berg è uno dei tre appartenenti alla cosiddetta Seconda Scuola di Vienna, insieme ad Anton Webern e ad Arnold Schönberg, che fu anche loro insegnante e guida spirituale.
Rispetto agli altri due musicisti Berg ha sempre goduto di una maggiore popolarità presso il pubblico delle sale da concerto, probabilmente perché il suo uso della tecnica dodecafonica (teorizzata da Schönberg) è stato meno dogmatico e la sua
musica (autentico canto del cigno di un’intera civiltà) è ricca di suggestioni che riflettono, seppur in maniera trasfigurata, lo splendore della Grande Vienna prebellica, mescolando Valzer e espressionismo, influenze mahleriane e dodecafonia, con un carattere di perenne struggimento che però non si trasforma neppure per un attimo in banale nostalgia dei bei tempi andati ma con preveggenza agghiacciante sembra additare l’arrivo del disfacimento di un mondo (non a caso due anni dopo la morte di Berg Vienna avrebbe assistito al trionfo delle truppe di Hitler all’interno delle proprie mura).
Il grido di angoscia che lavori come "Lulu" e "Wozzeck" sembravano scagliare contro l’umanità viene temperato in questo "Concerto per violino" da un’ombra di rassegnazione quasi mistica, raffigurata simbolicamente dall’utilizzo di citazioni dal Corale "Es ist genug" di Bach, che forniscono l’intelaiatura armonica del secondo movimento. Non è comunque necessario mettersi ad analizzare la partitura e cercare tutti i numerosi artifizi tecnici con cui Berg riesce a far convivere la modernità del linguaggio seriale assieme alla tonalità che esso stesso aveva contribuito a scardinare. La meravigliosa malinconia di questa musica può essere semplicemente apprezzata per la bellezza cui riesce a dar vita.
Certo, se non siete particolarmente di buon umore forse questo non è il disco che fa per voi oggi, ma appena iniziato l’ascolto
sono sicuro che l’interpretazione del violinista Henryk Szeryng, cui corrisponde una magistrale conduzione orchestrale di Rafael
Kubelik alla testa dell’Orchestra della Radio di Monaco, riuscirà a convincervi.
Carlo Boccadoro, compositore e direttore d’orchestra, è nato a Macerata nel 1963. Vive e lavora a Milano. Collabora con solisti e orchestre in diverse parti del mondo. E’ autore di numerosi libri di argomento musicale.
Questo testo è tratto da "Lunario della musica: Un disco per ogni giorno dell'anno" pubblicato da Einaudi, per gentile concessione dell'autore e dell'editore.
