Nick Cave, una visione del mondo basata sulla vulnerabilità

Il musicista australiano spiega perché è tornato a rilasciare interviste
Nick Cave, una visione del mondo basata sulla vulnerabilità
Credits: Screenshot video Idiot Prayer

Il legame tra Nick Cave e i suoi fan è sempre molto stretto. Quattro anni fa il musicista australiano pensò bene di aprire un sito, The red hand files, che avrebbe usato per comunicare con quanti avessero voluto relazionarsi con lui. Nick in questi quattro anni non si è risparmiato replicando con la massima onestà riguardo qualsiasi tema o domanda ritenesse interessante rispondere. L'ultima di queste domande giunge dal Belgio, da una persona di nome Jeroen, che chiede al 65enne Cave perché ha deciso di tornare a rilasciare delle interviste dopo avere deciso di interrompere questa pratica. A seguire la sua risposta, piuttosto articolata.

“Caro Jeroen, poco dopo la morte di Arthur (il figlio di Nick Cave morto cadendo da una scogliera nel 2015 all'età di 15 anni, ndr), rilasciai un'intervista per un quotidiano mainstream, ma mi sentii davvero male, ero davvero turbato per quello che dissi, che giurai di non farne mai più. Mi sentivo completamente incapace di parlare di qualsiasi cosa, men che meno della morte di mio figlio. Non avevo le parole.

Alcuni anni più tardi iniziai The Red Hand Files. Il processo di risposta alle vostre domande mi ha insegnato a scrivere di certe cose. Le vostre domande sono diventate degli esercizi su come essere e in cosa credere. Sono stato in grado di costruire una visione del mondo basata sull'intimità, la vulnerabilità, l'incertezza e la comunanza.

Durante il lockdown, ho trascorso un certo periodo di tempo al telefono a parlare con le persone. Una di quelle persone era Seán O'Hagan (un musicista irlandese leader degli High Llamas, ndr). Lo incontravo di tanto in tanto nel corso degli anni, principalmente nel backstage dei concerti. Non lo conoscevo molto bene, ma mi è sempre piaciuto parlare con lui, soprattutto perché tendevamo a scontrarci su alcune questioni. Essendo a volte un bastian contrario, mi piaceva l'attrito, ma comprendevo anche i vantaggi chiarificatori di una certa dose di contrasto. Con mia sorpresa, durante le nostre telefonate durante il lockdown abbiamo iniziato a parlare di cose al di là delle nostre opinioni più contrastanti. Oltre ai nostri disaccordi abbiamo trovato una conversazione in buona fede e all'interno di quelle conversazioni un ricco filo di interessi e passioni comuni. Seán iniziò a registrare queste conversazioni e, dopo cinquanta e più ore di queste e alcune modifiche radicali, scoprimmo di avere per le mani un libro.

Attraverso la realizzazione del libro ho imparato a parlare del modo in cui mi sento sulle cose: non solo scriverne, ma anche parlarne. Ho imparato a parlare delle preoccupazioni di altre persone e dei punti di vista diversi sulle cose. Ho imparato che una discussione in buona fede dipende dalla consapevolezza che potremmo non avere ragione. Ho imparato ad amare le chiacchiere con Seán perché mi era offerta l'opportunità di sbagliarmi, così come a lui.

Col tempo, grazie a The Red Hand Files e ai discorsi con Seán, sono diventato più abile nel fare un'intervista. Mi sento pronto per potermi sedere e parlare di ogni genere di cose, alle mie condizioni, e non fare danno alla mia situazione.

E quindi ho fatto una manciata di interviste su “Faith, hope and carnage” (il libro scritto da Cave e O'Hagan, ndr) perché, beh, il libro ha un grande significato per me e penso che alcune persone potrebbero trovarlo davvero utile: persone le cui vite si sono trasformate in una sorta di disgrazia, persone con blocchi creativi, persone con problemi di dipendenza, persone in lutto, persone in crisi spirituale, persone in cerca di un significato, persone in cerca di bellezza, persone che vogliono imparare a scrivere una canzone, o suonare un concerto, o semplicemente stare al mondo.

E prima che questo post divenga solo un connettore per il libro, permettetemi di condividere ciò che l'ex arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, ha detto a riguardo: 'Un libro assolutamente meraviglioso. Non credo di aver mai letto in maniera così integrata la ricerca su come funziona la fede, come funziona la creatività e come il dolore sia legato ad entrambe.'”

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