Banco del Mutuo Soccorso: riavvolgere 50 anni nel presente

Vittorio Nocenzi racconta a Rockol “Orlando: le forme dell’amore”, il nuovo album della storica band
Banco del Mutuo Soccorso: riavvolgere 50 anni nel presente

Cinquant’anni fa un gruppo nato ai Castelli Romani sul finire degli anni Sessanta e fondato dai fratelli Vittorio e Gianni Nocenzi, diede ufficialmente il via alla sua avventura musicale con un primo disco che, grazie all’originalità e al talento dei suoi musicisti, si sarebbe poi rivelato una pietra miliare e un lavoro simbolo del progressive italiano. L’album, uscito il 3 maggio 1972 e capace di delineare fin dall’esordio il caratteristico mondo sonoro della band, aveva come titolo semplicemente il nome della formazione, Banco del Mutuo Soccorso.

In occasione del cinquantesimo anniversario di quel disco, comunemente noto come il “Salvadanaio” per la sua originalissima copertina e ancora oggi acclamato come uno dei maggiori capolavori del prog italiano, il Banco del Mutuo Soccorso celebra cinquant’anni di storia in musica con un nuovo concept album. Il progetto, intitolato “Orlando: le forme dell’amore”, vede la luce dopo molti anni di lavoro, durante i quali la band è tornata nel 2019 con “Transiberiana”, il primo lavoro di inediti dopo venticinque anni da “Il 13” del 1994, ma ha anche dovuto far fronte ad avvenimenti dolorosi, come la scomparsa di due colonne portanti del Banco, il cantante Francesco Di Giacomo e il chitarrista Rodolfo Maltese.

Nel racchiudere l’essenza e lo spirito del Banco del Mutuo Soccorso, “Orlando: le forme dell’amore” giunge quindi a festeggiare la sua storia riavvolgendo idealmente 50 anni di musica per arrivare alla contemporaneità con una storia che, proiettando il grande poema di Ludovico Ariosto “Orlando furioso” al presente, racconta i nostri tempi. Il disco, in uscita domani 23 settembre 2022 per l’etichetta Inside Out Music/Sony Music Group, è stato anticipato dalle canzoni “Cadere o volare” e “La pianura rossa”.

La genesi e la nascita di “Orlando: le forme dell’amore”

“Lascia lente le briglie del tuo ippogrifo, o Astolfo / E sfrena il tuo volo dove più ferve l'opera dell’uomo”, recitano i primi versi di “In volo”, la canzone che apre quel primo album del Banco del Mutuo Soccorso. Da lì è nata tanti anni fa nel figlio di Vittorio Nocenzi, Michelangelo, l’idea di celebrare la lunga e importante storia cinquantennale della band con un nuovo album ispirato all’“Orlando furioso”.

“Nel 2013 mio figlio Michelangelo arriva e dice a me e Francesco Di Giacomo: ‘Fra poco tempo sarà il cinquantesimo anniversario del vostro primo album: 1972 - 2022’. E vista la citazione racchiusa nei primi versi di ‘In volo’ ci ha suggerito: ‘Perché non celebrate il disco scrivendo un nuovo concept album dedicato all’‘Orlando furioso’, è una storia bellissima’”: così Vittorio Nocenzi ha raccontato a Rockol, in compagnia del figlio Michelangelo e del cantante del gruppo Tony D’Alessio, la genesi di “Orlando: le forme dell’amore”. Ha aggiunto: “Io e Francesco rimanemmo senza parole, anche perché Michelangelo non si era limitato a gettare l’idea, ma aveva già anche scritto un pezzo, quel tango che ora si intitola ‘Non mi spaventa più l’amore’. Ci ha fatto ascoltare il brano insieme a un altro, che funzionando da suo preludio e apertura ora si intitola ‘Serve Orlando adesso’. Erano due brani autonomi ma in qualche modo legati uno dopo l’altro, perché quell’unicità era troppo romantica, piena di passione e visceralità. Quando io e Francesco ascoltammo i brani di Michelangelo, che all’epoca aveva 22 anni, e rimanemmo colpiti. È stato soltanto il destino che ci ha impedito di farlo insieme. Siamo partiti subito sulla tangente dell’’Orlando’. Con Francesco non abbiamo avuto drammaticamente il tempo, ma ci convinse immediatamente l’idea di celebrare il nostro cinquantenario con un nuovo album e ci piacque molto l’idea di farlo ritornando a quel primo brano di quel primo disco”. E ancora:

“Era un modo fantastico di riavvolgere il nastro di cinquant’anni del tempo passato, della vita vissuta: ci sembrava molto poetico e bello. Idealmente era un po’ un cerchio perfetto, che non ha mai né inizio né fine, è la continuità, la cancellazione del passato e del futuro per cui tutto è presente. Era un modo per sconfiggere cinquant’anni di vita, non passati inutilmente, ma passati a rincorrere il tempo. Il rapporto con il tempo, idealmente e poeticamente, lo abbiamo espresso diverse volte nei testi delle nostre canzoni o nei nostri album, come ‘Darwin!’. Quindi era un modo per cancellarle la negatività e riaffermarne la preziosità, se viene speso bene. Poi io l’ho preso come un lascito ulteriore ai tanti che mi ha lasciato il mio compagno di vita e di produzione artistica: questo fatto che Francesco non ha potuto lavorare sull’’Orlando’, se servisse, è stato una motivazione ulteriore. Io accetto le sfide e se decido di fare una cosa, la finisco”.

Nonostante la convinzione e l’entusiasmo di lavorare su un concept album sul poema di Ariosto, il Banco ha atteso diverso prima di portare alla luce il progetto ed è inizialmente tornato sulle scene con una nuova formazione e un disco di inediti dopo un quarto di secolo, “Transiberiana”. Ripercorrendo gli anni intercorsi tra il 2013 e il 2022, Vittorio Nocenzi ha raccontato: “Noi dal 2013 eravamo partiti come dei kamikaze sul progetto dell’’Orlando’. Quando andai a parlare con la casa discografica di questo progetto, dopo tre anni di lavoro con Michelangelo e Paolo Logli, trovai un po’ di freddo. E ho capito che purtroppo se un artista ha soltanto il talento lo vivrà sempre male il proprio destino artistico. Ci vuole un po’ di testa, oltre al cuore, e capii che avevano ragione loro”. Ha continuato: “Era successo che non c’erano più Francesco Di Giacomo e Rodolfo Maltese. Era giusto che la gente si domandasse: ‘In che condizioni sta il Banco? Ha voglia di proseguire, e in che condizioni o con chi, come sarà, avrà senso?’. Capito questo, ho pensato che avessero ragione: prima dell’’Orlando’, dobbiamo fare un altro lavoro per dimostrare che siamo vivi, abbia passione, voglia e desiderio di portare avanti questa storia come ci chiede il nostro pubblico. E così nasce ‘Transiberiana’, con cui abbiamo battuto un colpo per far capire che ci siamo e siamo ancora vivi”.

L’ ‘Orlando furioso’ nella contemporaneità

Oltre che ricordando i primi versi di “In volo”, il nuovo album del Banco del Mutuo Soccorso omaggia il proprio viaggio partito con il “Salvadanaio” attraverso il finale di un altra traccia del disco, “Moon suite”. All’interno del brano, si sente a un certo punto, come narrato da Nocenzi, “un riavvolgimento frenetico del nastro magnetico otto piste, come a voler riavvolgere cinquant’anni di vita, e parte il tema di ‘In volo’”. In questa celebrazione della storia, però, c’è anche la voglia di testimoniare e far riflettere sulla propria contemporaneità, che ha giocato anche un ruolo fondamentale nella rilettura dell’”Orlando fuorioso”. Vittorio Nocenzi, che sul nuovo album del Banco ha lavorato con il figlio Michelangelo insieme al collaboratore Paolo Logli e una formazione di abili musicisti, ha così spiegato a Rockol la chiave di lettura che ha aiutato il gruppo a rileggere con la sua musica il poema di Ariosto.

“Quello che ci colpisce di questo capolavoro del nostro Rinascimento è il fatto che più di 500 anni fa Ludovico Ariosto cantò in endecasillabi in rime la propria contemporaneità, la vita di tutti i giorni, mettendoci come cornice questa guerra feroce di scontro fra Occidente e Medio Oriente, e poi cantò tutte le forme possibili in cui l’amore era stato declinato dall’uomo”, ha affermato Nocenzi: “La cosa è appassionante perché nel poema ‘Orlando furioso’ viene articolato tutto con una serie di storie fantasmagoriche e anche troppo dispersive per la sensibilità di oggi, per cui ci è bisogno di una sintesi diversa. Eravamo quindi un po’ disorientati dalla massa di avventure raccontate nel poema e dover scegliere quali riportare e quali no. È stato difficile trovare la chiave ma poi, come spesso capita, la cosa più semplice diventa la cosa determinante. Abbiamo quindi pensato di scegliere secondo la nostra emotività. Per il Banco è sempre stato centrale il contenuto esistenziale, filosofico, sociale, a volte anche politico. Ma quello emotivo e umano, forse, ancora di più. La nostra sensibilità ci ha portati a ‘La fuga di Angelica’, per cui, secondo noi, Ariosto ha dato prova di una sensibilità profetica, ha capito che la donna prima o poi sarebbe diventata persona, padrona di se stessa. Perlomeno, a noi è piaciuta leggerla così. Questa donna che fugge è la donna che non vuole essere la coppa dei campioni data in premio all’uomo più forte: per questo rifiuta Orlando”.

Vittorio Nocenzi, che con il Banco del Mutuo Soccorso ha sempre proposto canzoni dai testi impegnati a raccontare il proprio contesto e il proprio periodo insieme a suoni e sonorità proiettate a suscitare reazioni e riflessioni, ha così sottolineato: “C’era un’altra opportunità molto forte in questa contemporaneità intrinseca dell’’Orlando furioso’, ovvero il poter raccontare per analogia e metafora i nostri tempi. In quello scontro fra cristiani e saraceni ci abbiamo rivisto l’Isis e gli attacchi terroristici, oppure i missili di Putin. Questo racconto contemporaneo dell’’Orlando furioso’ ci dà la possibilità di sottolineare anche il nostro tempo e la nostra epoca, fatta di crisi climatica, popolazioni che scappano dalle guerre, di depressi, disperati e dispersi. Noi abbiamo immaginato, come Ariosto aveva liberamente interpretato i personaggi già cantanti da Boiardo nell’’Orlando innamorato’, di poter reinterpretarli”. Ha aggiunto:

“Con sfacciataggine, io con Michelangelo e Paolo Logli ci siamo regalati qualche licenza. Tra le altre cose, abbiamo scelto di ambientare la storia in un tempo non tempo e in un mediterraneo completamente prosciugato, con un’enorme pianura rossa al posto del mare e una sola sorgente d’acqua sorvegliata da dei guardiani per tenere alla larga le carovane di disperati in cerca di fonti per sopravvivere. Un’immagine che per noi ricorda quello che succede nel Mediterraneo oggi. Questo concept ci permette quindi, oltre che riaffermare il nostro pacifismo e antimilitarismo, di raccontare la contemporaneità e di esprimere un concetto importante: i missili possono essere fermati dalla poesia, dalla bellezza e dall’arte, tra cui la musica, perché contribuiscono a far cambiare mentalità alle persone. E quindi neanche si costruiscono più i missili”.

Banco 2.0 e il ritorno sui palchi

Nel raccontare il nuovo album del Banco del Mutuo Soccorso a Rockol, Vittorio Nocenzi ha colto l’occasione anche per ripresentare i musicisti dell’organico di quella che lui definisce la “formazione Banco 2.0”. “Sono felice di questa nuova formazione della band”, ha detto Nocenzi, aggiungendo: “Hanno sposato tutti l’idea di far proseguire questa storia e questo mito con molta umiltà, con grande passione e talento. C’è la base ritmica fortissima, con Fabio Moresco alla batteria che è un cannone perché ha tecnica ma senza rendere algido il drumming. Il basso di Marco Capozi è un altro punto di eccellenza della band, perché ha un suono focalizzato nei timbri e sulle frequenze basse, oltre a doversi infilare e farsi ascoltare nota per nota. Poi ci sono i due chitarristi, Filippo Marcheggiani e Nicola Di Già: quando il Banco spinge arrivano le chitarre distorte. Sopra questi suoni, che arrivano tutti distinti, c’è il delirio degli altri strumenti tra cui, dalla mia mano destra, sintetizzatori, pianoforte, tastiere e Hammond, oltre alle seconde voci e alla voce di Tony D’Alessio, una potenza vocale unita a sensibilità e talento interpretativo”.

Il Banco del Mutuo Soccorso con questa configurazione porterà sui palchi “Orlando: le forme dell’amore” in uno spettacolo pensato apposta per presentare l’album dal vivo. La tournée, il cui calendario sarà comunicato successivamente, partirà il 15 ottobre da Ferrara, prima di toccare Milano, Firenze e altre città d’Italia.

Le radici del Banco del Mutuo Soccorso, cinquant’anni dopo

Tra le quindici composizioni di “Orlando: le forme dell’amore” si ritrovano il caratteristico stile del Banco del Mutuo Soccorso e le sue origini, che come il progressive rock negli anni hanno cambiato forma, hanno influenzato altri stili e si sono rinnovati. Nel nuovo album c’è ancora energia e fermento rock, unita alla fantasia jazz di lasciar correre gli strumenti e agli spunti rubati alla classica, con cui la band fin da subito si è imposta come un gruppo di musicisti tecnicamente abili e di sperimentatori.

“Le nostre radici erano quelle, veniamo dalla classica, ma anche dalla musica blues rock: erano le due anime della band”, ha spiegato a Rockol Vittorio Nocenzi, prima di ricordare: “Io e mio fratello Gianni, come tastieristi e pianisti venivamo dalla musica classica. Francesco e il chitarrista, bassista e batterista portavano il blues rock dalle loro precedenti band ed esperienze. Questa fusione ha fatto nascere il linguaggio del Banco. Io ho portato queste melodie che, dopo i primi esperimenti con la mia voce, avevano bisogno di una potenza che sentivo necessaria e che ho ritrovato nella sensibilità di una voce lirica. Per questo quando arrivò Francesco era la voce giusta. E che recentemente ho trovato in Tony D’Alessio”.

Ripensando al periodo storico in cui il Banco è nato e al fermento che portava alla nascita di espressioni ed esperienze musicali, prima di compiere continue evoluzioni fino a oggi di pari passo con quel genere che la band ha contribuito a far germogliare in Italia e ne ha influenzato la continuità anche fuori dai confini tricolori, Vittorio Nocenzi ha sottolineato: “Il progressive rock si è evoluto, inserendosi nelle trame della contemporaneità”. E ancora: “Per cinquant’anni noi come Banco del Mutuo Soccorso ci siamo posti il problema di sperimentare ogni volta che abbiamo fatto un disco. Nel nuovo album ci sono un sacco di sperimentazioni. Il Banco prima di ‘Orlando’, per esempio, non aveva mai registrato un brano decisamente blues in dodici ottavi, con il sassofono, che è ‘Non credere alla luna’”.

La tracklist e la copertina di "Orlando: Le forme dell’amore”:

Proemio (cover version)

La Pianura Rossa

Serve Orlando Adesso

Non Mi Spaventa Più L'amore

Non Serve Tremare

Le Anime Deserte Del Mondo

L'isola Felice

La Maldicenza

Cadere O Volare

Il Paladino

L'Amore Accade

Non Credere Alla Luna

Moon Suite

Come È Successo Che Sei Qui

Cosa Vuol Dire Per Sempre

https://images.rockol.it/YXim-SUvu-jqTnlVH1HbrQ-1qRI=/700x0/smart/https%3A%2F%2Fa6p8a2b3.stackpathcdn.com%2Fc6yzoxI1aE6AkCwQ83p3Ajs7zxA%3D%2F700x0%2Fsmart%2Frockol-img%2Fimg%2Ffoto%2Fupload%2Forlando.jpeg
La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale

© 2026 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.