“Bella Ciao”, la resistenza, il 25 aprile: credenze e versioni
Ad un certo punto fu addirittura il grande Giorgio Bocca, formidabile giornalista ed ex partigiano, ad intervenire nel dibattito su “Bella Ciao”, su cui da molto tempo si incrociavano due controversie. Quella su cui parlò Bocca riguardava la veridicità dell’essenza del brano come canto partigiano:
«Nei venti mesi della guerra partigiana non ho mai sentito cantare 'Bella ciao', è stata un’invenzione del Festival di Spoleto».
La canzone-simbolo della Liberazione e della Resistenza, colonna sonora della Festa del 25 aprile, sarebbe dunque sì un canto popolare e di lotta ma, stando non solo a Bocca, oggi appare più verosimile che si sia cominciato a cantarla dopo la Seconda Guerra Mondiale, sempre in ambienti partigiani.
L’altra controversia riguarda la presunta origine di “Bella Ciao” come canto delle mondine. In questo caso è lo storico Cesare Bermani a smentire, precisando che il canto delle mondine era opera di Vasco Scansani mentre la “Bella Ciao” partigiana era altra cosa ed aveva altra origine (qui la sintetica ricostruzione proposta da Wikipedia).
Nel disco che documenta lo spettacolo portato in scena al Festival di Spoleto del 1964 dal Nuovo Canzoniere Italiano si possono ascoltare le due versioni di "Bella ciao": quella "delle mondine" e quella "partigiana".
La canzone è periodicamente al centro di polemiche - e recentemente è uscito un nuovo libro che ne racconta la storia e la diffusione: "Bella ciao. Una canzone, uno spettacolo, un disco", di Jacopo Tomatis.
Nel ricordarne alcune tra le versioni più celebri, partiamo da quella di Milva, che ne incise nel 1965 due versioni (‘partigiana’ e ‘mondina’) e che si ritrovò nuovamente famosa per una delle sue interpretazioni quando lo scorso anno la sua versione fu inserita nel film iraniano “There is no evil”, vincitore dell’Orso d’Oro al Festival del Cinema di Berlino (anche in Iran il brano è da anni un inno di protesta).
La notorietà internazionale del brano si fa però risalire a Ivo Livi, meglio noto come Yves Montand, attore francese di fatto ma toscano di nascita, che l'avrebbe eseguita in pubblico per la prima volta fuori dall’Italia nel 1964. Nel 2012, un suo illustre concittadino – Francois Hollande – ne usò un adattamento durante la sua campagna presidenziale e, sempre per restare in territorio politico, vi si ricorse anche in Turchia nel 2013 nelle manifestazioni di piazza contro il governo Erdogan.
Chi ne fa un punto fermo nei suoi concerti è il bosniaco Goran Bregovic:
Un altro suo regolare esecutore è anche Manu Chao:
Ma, se la versione che non ti saresti aspettato di ascoltare potrebbe essere quella di Tom Waits e Marc Ribot, che ha inserito “Bella Ciao” in “Songs of resistance 1942-2018”, album del chitarrista
la popolarità internazionale della canzone deve molto a Netflix, avendo sbancato in TV con la sua versione di Manu Pilas ne “La casa di carta”:
Tra le versioni più recenti, quella di Francesco Guccini
Una curiosita: recentemente, ad una conferenza stampa del recente Festival di Sanremo, un frammento della canzone è stato intonato da Amadeus e Marco Mengoni