Marracash live a Genova: un tour catartico atteso tre anni
C’è stato un momento, lo ha raccontato lui stesso, in cui si è sentito maledetto da Dio. Nel 2019, dopo anni di silenzio, esce “Persona”, un album che ridefinisce per sempre la sua carriera e porta a un nuovo livello, per scrittura e produzioni, il genere rap in Italia. Un disco a cui sarebbe dovuto seguire un tour mastodontico, con interi palazzetti andati sold out in poche ore. L’apice, il punto più alto della sua lunga carriera, salta improvvisamente come la luce durante una violenta tempesta. Un colpo che, nonostante la sofferenza e la persecuzione del destino, non lo abbatte perché “siamo in fondo tutti diventati bravi a cadere”, come ha ricordato davanti ai 4500 fan dell’Arena del Mare di Genova. E così nel 2021, Marracash, in attesa di tornare sul palco, sforna un altro gioiello, “Noi, loro, gli altri”, che gli permette anche di aggiudicarsi la Targa Tenco come miglior album. Questo, confermando la tesi sostenuta da tanti in questi anni e rappresentata visivamente nel documentario “La nuova scuola genovese” in cui Marra è ospite speciale in un confronto a distanza con Ivano Fossati in cui parla di scrittura e proprio di Luigi Tenco: l’artista di zona Barona è un innovatore della canzone d’autore, un poeta che dalla strada è arrivato lassù. È il nostro Kendrick Lamar.

Il tour estivo di Marra, chiamato “Persone”, in attesa dei palazzetti in programma da questo settembre, è sì una liberazione catartica dai fantasmi che non gli hanno dato pace, ma è soprattutto una celebrazione della magia della musica. L’ingresso di pancia, rabbioso, urlato in alcuni frangenti, con “Loro”, “Body parts”, “Pagliaccio” e “Cosplayer”, tutte in sequenza e rappate dalla prima all’ultima parola, è sangue che scorre nelle vene come un fiume, è esistenza pulsante. Ad accrescere l’emotività della performance, la scelta di farsi accompagnare da una band potente, capace di rendere le canzoni ancora più spesse, violente o emozionali a seconda del registro scelto: Jacopo Volpe (direttore artistico e batteria), Alessandro Marz (producer-sequenze), Eugenio Cattini (chitarra), Roberto Dragonetti (basso), Claudio Guarcello (tastiere). Il tutto calato in una produzione di luci e cilindri colorati ruotanti, alle spalle dell’artista, elegante e allo stesso tempo di impatto.
Dopo una buona parte di scaletta, in cui sbuca anche “Nulla accade” dal joint album con Gué del 2016 “Santeria” e i presenti che cantano il pezzo complesso e personale “Dubbi”, fotografia di quanto la musica possa toccare nel profondo, si arriva al momento Marra-Marz sul palco da soli. Una lunga cavalcata che parte con l’accenno di “Supreme - L’ego” e un primo cambio di outfit. Proprio come Salmo a San Siro, Marra si pone in due versioni: quella con la band, dalle tinte rock, e quella con il solo dj, più hip hop, dimostrando di spaccare su entrambi i campi da gioco. In questa fase senza strumenti scorrono, fra le tante, “King of rap”, “Scooteroni” e “Cashmere”.

Un tuffo nella storia accolto da un boato. Perché vanno bene lo struggimento e l’impegno sociale, ma c’è sempre anche bisogno di un po’ di sano spirito tamarro. Un secondo switch, con il ritorno della band, avviene con “Crudelia”. Qui si raggiunge l’apice della serata: innanzitutto perché la canzone, simbolo del disco “Persona”, nella versione strumentale è ancora più bella ed emozionante, poi perché in questa fase Marra appare ancora più libero e disinvolto. Si toglie la camicia bianca e a petto nudo inanella “Poco di buono”, la devastante “Nemesi”, con una parte gridata quasi hardcore, e le fulminanti 64 barre scritte per Red Bull. Una scarica di adrenalina a cui segue un volo morbido dentro “L’anima” e “Infinity love”, cantate a squarciagola come fossimo allo stadio.
Un tour speciale appena iniziato, un momento atteso e sognato tre anni, vissuto come un samurai in perenne allenamento, mentale e fisico, per la sfida più grande e importante. Quella del palco, quella delle canzoni che diventano reali scuotendo e facendo reagire il corpo e la mente di chi viene a sentire. In un periodo storico in cui si fa un gran vociare sulle nuove leve che se la prendono con il pubblico se questo si mostra poco coinvolto, su esibizioni non rappate, figuriamoci cantate, sull’utilizzo massiccio di playback e altri escamotage per mascherare una poca preparazione al live, un concerto di Marracash, per sound, studio e presenza scenica, andrebbe studiato dal primo all’ultimo minuto. E non solo dal mondo rap, perché quello della voce della Barona è molto più di un concerto rap.
Scaletta:
Loro
Body parts
Pagliaccio
Cosplayer
Bravi a cadere
Crazy Love
Quelli che non pensano
Gli altri
Nulla accade
Dubbi
Laurea ad honorem
Goat – il cuore
Io
Supreme - L’ego
A volte esagero
La chiave
King of rap
Scooteroni
Cashmere
Sport – i muscoli
Salvador Dalì
Crudelia
Poco di buono
Nemesi
64 barre di paura
L’anima
Infinity love