Noyz Narcos è un’infinita mitragliatrice di brani
Inizia con il coro incessante “TruceKlan-TruceKlan” e finisce con il pubblico che intona “Vado al massimo” di Vasco Rossi sparato dalle casse. Noyz Narcos porta la sua “nuova merda truce”, come la definisce lui con il ghigno nascosto sotto il cappellino nero, al Flowers festival di Collegno, davanti a 1700 fan. Un live al massimo, appunto, serratissimo: una mitragliata da 26 brani in scaletta che non danno respiro e contribuiscono a regalare un flusso di immagini incessante. Il concerto, anticipato da una performance straripante di Rancore e da alcuni pezzi di riscaldamento dell’inseparabile Gemello, membro storico degli In The Panchine e del TruceKlan, si apre con un video di Noyz e Dj Gengis che tirano fuori una pasticca verde con sopra scritto “Virus”, titolo dell’ultimo album del rapper romano. Una porta di ingresso per un’altra dimensione.

Da quel momento, le canzoni come le scene della performance, sono degli spari veloci, delle fiammate che si accavallano come in un film. Una sequenza alla Trainspotting, un treno ad alta velocità con i paesaggi, visti dal finestrino, che si mischiano e schizzano fuori dagli occhi. Visual dopo visual, fra luci verdi che squarciano il buio, in altri momenti nell’ombra come un licantropo o uno zombie, Noyz sputa rime senza prendere fiato. Rappa le sue parti dalla prima all’ultima parola, poi nei pezzi con i feat lascia che Gengis faccia ascoltare il ritornello dell’artista che ha preso parte alla collaborazione, permettendo al pubblico di cantare, ma le strofe no, non vengono riprodotte. La regola è evidente: se il compagno di viaggio coinvolto nel pezzo non è sul palco, come invece è successo nelle date evento di Roma e Milano a cui hanno partecipato diversi ospiti, le altre parti vengono tagliate e si passa in sequenza a un altro pezzo. Il messaggio è sempre quello, alla vecchia, nel segno della verità: no all'uso massiccio di playback e spazio solo a rappate vere, nulla è artificiale.

Sì, perché un live di Noyz Narcos, nel suo essere crudo e sincero, riconcilia con quella che è la vera fiamma dell’hip hop. Colpo su colpo, istantanea su istantanea: braccia al cielo su “Victory Lap”, si salta su “Mic Check” e "Non dormire", accendini accesi e luci spente stile messa nera su “Rip”, si canta a squarciagola con “Sinnò me moro”, ci si abbraccia su “My love song” e “Spine”, si alza la polvere sulle immortali “Verano Zombie” e “Deadly Combination” cantate insieme a Gemello, tornato sul palco per l’occasione. Il pubblico è un mix di subculture che vanno dagli amanti del rap a quelli del punk e del rock fino ai raver. “Moff, punk, b-boy, graffitari tra i baroli. Skinheads, rock roots, borgatari, parioli Narc' Noyz, Trucemala, sangue nero nella fiala”, rappa Noyz in “M3”, voce simbolo di un rap e di una visione della musica che, nonostante passi il tempo, rimane fedele a se stessa e a un credo di unione. “Finché c’è Noyz anche tu puoi fare il cazzo che ti pare nel rap”. Lo dice Fabri Fibra alla fine del documentario “Dope Boys Alphabet” di Marco Proserpio. Perché l’artista romano ce l’ha fatta, “ma in un altro modo”, come spiegato nella stessa pellicola da Luché. E lo ribadisce sempre, senza compromessi, in ogni suo live.
Scaletta:
Victory Lap
Virus
Mic Check
M3
Alfa Alfa
Mosche nere
Welcome Back
Non dormire
Drag You to Hell
Uomo a terra
Foot Locker
No ratz
Rip
Casa Mia
Cry Later
Sinnò me moro
Attica
Dope Boy
Guardami
Buonanotte
My love song
Spine
Zoo de Roma
Volante 4
Verano Zombie
Deadly Combination