Dal libro "Masticando km di rumore" di Massimo Giacon pubblichiamo, per gentile concessione dell'autore e dell'editore Feltrinelli, la recensione di un concerto dei PIL del 2015.
PIL in crescita (e anche il girovita).
Ci sono i PIL a Marghera! A Marghera? Sììì! Al Centro Sociale Rivolta!
Per un momento io e Nicoletta pensiamo a uno scherzo. E invece è tutto vero! Siccome contemplare vecchie glorie degli anni Ottanta in sfacelo sta per noi diventando una specie di hobby degenerato, decidiamo di non mancare. Aggiungo che qui non si tratta di un personaggio qualsiasi, ma di John Lydon, uno di quei giganti contraddittori che non si può ridurre brevemente a “ex cantante dei Sex Pistols”.
Agli esordi del punk sembrava quello più intelligente, impressione consolidata quando ha dato vita ai PIL e nel 1978 ha inventato il suono post punk,gettando alle ortiche la notorietà per inseguire una musica inclassificabile, con un’infilata di album pazzeschi: “Metal Box” e the “Flowers of Romance”, sempre con l’aria di quello a cui non gliene fotte un cazzo di niente.
Nella sua carriera John ha imbroccato pure un paio di singoli fortunati, "This Is not a Love Song" e "Rise", poi la sua musica si è un po’ persa e lui pure, tra comparsate all’Isola dei Famosi UK, un bel libro autobiografico, la pubblicità di un burro inglese... Dicono che ora faccia l’amministratore di condominio.
Ha fatto una tournée con i Sex Pistols, riuniti per soldi. Ho visto i concerti registrati in tv e non erano niente male. Lui è ingrassato molto, ma se ne sbatte, e in concerto si tira su la camicia battendo le mani di piatto sulla pancia gonfia.
Ora siamo al centro sociale, ed è il momento dell’esibizione. John è massiccio, vestito di nero, i pochi capelli dritti in testa e grossi cerchi di metallo che gli pendono dalle orecchie. Ci mostra con maligno autocompiacimento il dinosauro che è diventato. Con lui un bassista e un batterista bravi ma anonimi, e un chitarrista che somiglia a Warren Ellis. Da quando Nick Cave l’ha usato per sostituire alla chitarra Blixa Bargeld sembra che tutti i gruppi tenebrosi di un certo livello debbano avere un chitarrista barbuto, unto e vestito da predicatore, e questo è perfettamente in tacca.
Lydon non ha perso la forza e nemmeno la voce, indisponente come sempre. Ogni tanto si mette gli occhiali, legati al collo con una catenella, per leggere i testi delle canzoni. Lo fa con un gesto plateale, per sottolineare il fatto che siamo noi ad aver scelto di andare a vedere un vecchio rottame, e che lui invece ci sta fregando dei soldi.
Il concerto vale il biglietto, i brani filano, e dopo un quarto d’ora il pubblico è già sotto gli amplificatori a pogare. Anche Nicoletta sta pogando, e per il resto della serata le farò scudo con il mio corpo per evitare che i punk la spezzino come un grissino. Una bella sudata.
Al momento non so che tra pochi anni John diventerà un fervente sostenitore di Donald Trump. E nemmeno lui. Bello crogiolarsi in questo limbo incosciente.
Nel corso della giornata abbiamo pubblicato le recensioni - testo e relativo disegno - di concerti di Franco Battiato (1977), Skiantos (1979), Patti Smith (1979), Devo (1980), Cramps (1983), Kraftwerk (1991) e PIL (2015).
