Lucio Dalla, la storia di "Il cucciolo Alfredo"
"Come è profondo il mare" di Lucio Dalla è stato pubblicato 45 anni fa, nel novembre del 1977. Ripercorriamo l'album canzone per canzone, in ordine di tracklist.
Il cucciolo Alfredo
parole e musica di Lucio Dalla
Non è mai successo prima. Lucio Dalla si spoglia nudo e le sue canzoni non sono più soltanto estetica musicale ma diventano intimità politica. "Il cucciolo Alfredo" è la terza traccia dell'album ma la prima in ordine cronologico creata da Dalla per "Come è profondo il mare", ed è una riflessione legata a un fatto di cronaca realmente vissuto: l’11 marzo 1977 Bologna è teatro di una vera e propria guerriglia, durante la quale un proiettile della polizia uccide lo studente universitario Francesco Lorusso, attivista di Lotta Continua. Lo scenario è quello blindato della città che ospita il Congresso di Comunione e Liberazione, raccontato da "un grande striscione con uno scudo e una croce, e una stella cometa fa reclame a una dieta".
Lucio Dalla vive con terrore quegli eventi dalla terrazza di casa: «Poi sono andato in via Zamboni, all’università, per rendermi conto e lì vidi dei carri armati. Non eravamo preparati, né tantomeno adatti ad affrontare quella realtà». È lì che emette i primi vagiti "Il cucciolo Alfredo", brano spartiacque del catalogo di Lucio e della canzone italiana: lo spartito è melodia e sofferenza, il testo è ironia e sgomento, c’è cronaca, umanità, filosofia e molta più politica militante ("Se la sua è cattiveria io la prendo per mano ce ne andremo lontano") di molte canzoni di impegno obbligatorio dell’epoca.
L’ultratrentenne Dalla si sente coinvolto dagli eventi che stanno cambiando l’Italia ma ne capta le incertezze, le insidie, le ingenuità: «Mi inteneriva questa mancanza di precauzione con la quale i giovani vivevano allora. Venivano conquistati anche dal luccichio delle idee, da una forma di violenza che poteva sembrare, e magari era, gratuita e fine a se stessa». Mentre è nella storica trattoria bolognese Da Vito, Dalla vede passare un tram «con uno dentro che sembrava più scalcagnato di un marocchino» pronto a unirsi alla lotta e prova tenerezza per quel cucciolo Alfredo, per la sua profonda solitudine stemperata solo dall’ideale che gli consente di partecipare, di condividere un progetto, di sentirsi utile alla causa, anzi a una causa.
Brano di emozioni stordite con "una stella tanto bella e violenta che si dovrebbe vergognare e quando nemmeno Natale è una sera normale, con gli occhi per terra la gente prepara la guerra", che ricorda l’apocalittico "Grippaggio" di Roversi. E poi quell’inciso polemico sugli Inti-Illimani, il gruppo fuggito dal Cile e dal regime Pinochet, che spopola negli anni Settanta portando le meravigliose armonie andine su poesie militanti di Violeta Parra e Victor Jara: "Il complesso cileno affisso sul muro promette spettacolo, un colpo sicuro. La musica andina, che noia mortale, sono più di tre anni che si ripete sempre uguale". È la coraggiosa spregiudicatezza di Dalla che non ha paura di interpretare l’inesprimibile malcontento diffuso e soffuso, anche se gli Inti-Illimani sono solo un bersaglio simbolico tanto che Dalla canterà insieme a loro "Piazza Grande", mentre De Gregori intonerà "El pueblo unido jamas serà vencido".
Questo testo è tratto da "Tutto Dalla" di Federico Pistone, pubblicato da Arcana, per gentile concessione dell'autore e dell'editore. (C) 2020 Lit edizioni s.a.s.
