Dance! Frankie Knuckles, "His Greatest Hits from Trax Records"
Frankie Knuckles
His Greatest Hits from Trax Records
(Trax Records, 2004)
Chissà come sarebbe oggi il mondo della musica Dance se, in quel fatidico giorno di metà anni Settanta, Larry Levan avesse accettato la proposta dei gestori del nascente Warehouse e si fosse trasferito da New York a Chicago per divenirne dj ufficiale. Ma, per quanto affascinanti possano essere le ucronie, la storia non si fa con i “se” e quella fatale offerta Levan la rifiutò, convincendo a fare il grande salto il suo amico, compare e collega Frankie Knuckles. Che nel 1977 partì armi e bagagli verso la città del vento portando con se quell’eccitante, visionario, sincretico approccio che stava nascendo nei locali della Grande Mela, dando inconsapevolmente vita alla più dirompente delle rivoluzioni.
Francis “Knuckles” Nicholls è sempre stato, prima di tutto, un dj ed è da dietro al bancone mentre osserva, gestisce e manda in estasi la pista che apporta al corpo Dance le innovazioni più radicali. Come già faceva quando lavorava a New York, utilizza due o addirittura tre piatti per mescolare senza soluzione di continuità i vari brani della selezione, armeggia dal vivo con batterie
elettroniche, campionatori e nastri per modificare al volo ciò che passa, esaltandone in maniera tellurica l’impatto ritmico e la capacità ipnotica sino a creare vortici trascendenti di carnale perdizione in maratone che possono durare anche tre giorni ininterrotti. Ma non solo: Nicholls opera infatti una costruzione straordinariamente aperta e varia delle scalette preparando così un brodo di coltura ad altissima concentrazione di DNA diversi, dal quale non poteva che generarsi uno degli stili più eccitanti ed entusiasmanti di sempre, con sullo sfondo proprio il Warehouse a fargli da incubatore sino a donargli addirittura il nome.
Da lì a cimentarsi con la produzione, per quello che verrà ricordato come “il padrino della House” il passo è breve. Non è mai stato autore particolarmente prolifico, Knuckles. Però ogni sua rara uscita oppure ogni sua supervisione, in quel pionieristico periodo che va dal 1985 al 1989 e che è quello coperto da questa splendida raccolta della sempre meritevole Trax Records,
ha marchiato a fuoco l’intero genere disegnandone i tratti essenziali e definendone le future direzioni. C’è ancora molta ingenuità, in queste tracce. Ma ascoltandole e, soprattutto, vivendole mentre ci si dimena persi fra decine di altri corpi avvolti da luci stroboscopiche che volteggiano e brillano, si può osservare con sconcertante chiarezza l’essenza più pura, intima, vera della House, saggiandone da vicino la genesi.
Quella che va in scena è una mistura bollente di Soul, Disco e Philly Sound rielaborata con tutta la brutalità e la ripetitività inarrestabile di Electro, Synth Pop (molte sono infatti le canzoni vere e proprie, con atmosfere e piglio che rimandano a una
versione spartana e piangente, quintessenzialmente negra, di Human League, Depeche Mode o OMD) e soprattutto Italo Disco, che rimane il vero faro che guida Knuckles nella creazione dell’inedita, sconvolgente, ricetta. Suoni ruvidi e platealmente elettronici, strutture scarne dove la reiteratività è l’elemento centrale, un’emotività sconfinata, straziante, intensissima appena nascosta da un velo di adorabile sbruffonaggine da ghetto forgiano tracce indimenticabili e commoventi.
Come "Let the Music Use You" (1987) a nome The Nightwriters, sorprendente prototipo di Garage trapiantata a Chicago. Oppure come la scabra "Boom Boom" con la ragione sociale Dezz, che media impatto fisico e mentali correnti sintetiche con
maestria inaudita. Ma sono soprattutto le collaborazioni con Jamie Principle, a iscrivere Knuckles nella leggenda. "Waiting for My Angel" è uno straziato pianto Soul su epidermiche, roteanti, elettronicherie assortite. "Baby Wants to Ride" getta le basi per il lato più onirico, psichedelico e allucinatorio della House, con quel recitativo maniacale e sedizioso immerso in una selva di effetti, echi e riverberi. E poi c’è "Your Love", archetipo House per eccellenza: cassa gentile ma implacabile, inarrestabile corona di bleep da fusione cerebrale immediata, basso in staccato di profondità abissale e più di ogni altra cosa quella voce che parte sospirando lasciva e poi si apre verso l’infinito con uno slancio mozzafiato a disegnare una melodia ultraterrena, gli elementi per uno dei capolavori definitivi dell’universo Dance e della musica popolare moderna.
Dal 2014 Knuckles non è più fra noi ma la sua eredità brucia tuttora, e brucerà sempre, di vita
Il testo è tratto da "Dance! - Techno e House, 100 dischi fondamentali" di Andrea Corritore, per gentile concessione di Arcana Editore. (C) 2022 Lit edizioni s.a.s.
