Covers story: “Oye como va” di Santana
OYE COMO VA
Santana (1971)
Originale: Tito Puente (1962)
Nato a New York nel 1923, Tito Puente si è distinto fin dagli esordi come un musicista legatissimo alle origini portoricane della sua famiglia, alimentate dall’atmosfera respirata nel quartiere El Barrio dove è cresciuto.
Appassionato di jazz e fan del grande Gene Krupa, diventò un giovane percussionista dedito a mambo, cha cha cha e latin jazz e già nei primi anni ’50 era titolare di una sua band oltre che di una nutrita discografia, punto di riferimento per tutto il popolo di lingua spagnola degli Stati Uniti.
Dagli anni ’60, grazie al credito di cui godeva da parte di molti colleghi jazzisti, il suo nome diventò sempre più popolare anche nel resto del mondo fino a quando, negli anni ’70, anche il pubblico del rock ebbe modo di familiarizzare con la sua musica, sia pure inconsapevolmente.
Il merito è principalmente di "Oye como va", un suo vecchio mambo uscito nel 1963 che i Santana della formazione più famosa del post-Woodstock incisero nell’album "Abraxas".
La versione della band di Carlos Santana era fondamentalmente fedele allo spirito latino dell’originale, ma caricata di un’intensità rock tipica delle formazioni di etnia mista popolarissime in quel tempo (WAR, Sly & The Family Stone, Love ecc…). Il brano venne pubblicato su un 45 giri che, per il mercato statunitense, riportava anche il titolo in inglese "Hey, How’s It Going" e ottenne un successo tale da spingere Puente a ringraziare pubblicamente Carlos Santana per averlo reso famoso, attraverso la sua canzone, in tutto il mondo.
Il 45 giri visse due stagioni di popolarità perché ben presto anche la B Side, "Samba pa ti", cominciò a farsi largo nel gradimento di un pubblico, in particolare in Europa, che comprava il disco per quella. Il risultato fu una presenza massiccia nelle classifiche americane, messicane e canadesi con significative presenze anche in quelle dei paesi europei.
Questo testo è tratto, per gentile concessione di Crac Edizioni, dal libro “Cover and over again”, di Joyello Triolo.
