Non si parla mai abbastanza di Neffa, purtroppo
Prima regola del rap italiano: ama e rispetta Neffa, sempre e comunque. Passano gli anni. Passano le mode. Passano le scene. Ma Giovanni Pellino – questo il vero nome del cantautore e rapper campano – resta una certezza, un punto fisso. Un evergreen con il quale chiunque cominci a scrivere pezzi in rima deve confrontarsi. E un crocevia attraverso il quale chiunque deve passare. Quelli come lui vengono definiti artisti di culto. E Neffa lo è. Lo testimonia l’affetto che i protagonisti del rap italiano, sia di nuova che di vecchia generazione, nutrono nei suoi confronti. L’ultima delle sue collaborazioni – in ordine cronologico, s’intende – l’ex membro dei Negazione, come si chiamava il gruppo hardcore punk simbolo della scena torinese a cavallo tra gli Anni ‘80 e ‘90 nel quale Neffa suonava la batteria, l’ha messa a segno con Fabri Fibra: in “Sulla giostra”, uno dei pezzi più belli di “Caos”, l’album che ha segnato il ritorno sulle scene del rapper marchigiano, c’è la sua voce. E il pezzo suona come una chiusura del cerchio.
La collaborazione con Fabri Fibra
È lo stesso Fibra, nell’intro di “Caos”, nel quale mette in rima la sua carriera dagli esordi fino ad oggi, a ricordare il legame che lo vincola a Neffa: “2001, sto al telefono con Neffa / ti racconto la vita in provincia dalla A alla Z”. Quando nel 2001 il musicista campano e l’allora emergente Fibra cominciano a lavorare insieme, Neffa è già Neffa. Non tanto per “La mia signorina”, la hit che sta scalando le classifiche, permettendo al suo nome di entrare anche nel circuito mainstream, quanto per la sua influenza sulla scena hip hop: dai Sangue Misto alla collaborazione con Kaos One per la produzione del suo primo disco da solista “Fastidio”, passando per quel capolavoro che era e che resta l’album “Neffa & i messaggeri della dopa” (sì, quello di “Aspettando il sole”), Giovanni Pellino aveva già piazzato non poche bandierine. Quando Fabrizio Tarducci – è il vero nome di Fabri Fibra, all’epoca promessa della scena rap italiana – lo cerca per farsi dare una mano per le basi del suo primo disco ufficiale, Neffa è nel bel mezzo di una svolta: “Mentre preparavo le strumentali per un nuovo disco di rap, cominciarono a venire fuori delle canzoni, ma dopo un po’ di tempo capii che, pur non essendo commercialmente parlando la scelta più sensata da fare, non avrei potuto far altro che seguire la musica – avrebbe detto – soprattutto capii che era arrivato il momento di smettere di girarci intorno e mettermi a scrivere canzoni e cantare, anche se ero certo che molti fra quelli che mi seguivano avrebbero disapprovato o frainteso la mia scelta”.
La svolta
Quella svolta aveva già dato come frutto l’album “Arrivi e partenze”, contenente la stessa “La mia signorina”, successo al quale faranno seguito nel 2003 “Prima di andare via” e nel 2004 “Le ore piccole”. Eppure, mantenendo una lucidità invidiabile, schivando le critiche dei puristi, Neffa riesce comunque a contribuire non poco alla nascita di una delle stelle più brillanti del rap tricolore: sono passati vent’anni esatti dall’uscita di “Turbe giovanili” e quel disco, anche grazie alle produzioni firmate in larga parte proprio da Neffa, continua a parlare al presente. Come d’altronde tutto ciò che è passato per le mani di Neffa in questi anni: non solo i suoi lavori, da “I molteplici mondi di Giovanni, il cantante Neffa” a “Molto calmo”, con quello stile tra cantautorato, rap e soul che ha fatto scuola, chiedete a Ghemon, a Frah Quintale, a Dutch Nazari, ma anche le collaborazioni con Flaminio Maphia (“Resurrezione”), J-Ax (si son fatti volere bene anche con il disco congiunto “C’eravamo tanto odiati”, inciso con il nome di Due di Picche – “Fare a meno di te” fu una hit deliziosa), Marracash (“Nella macchina”), Rocco Hunt (“Se mi chiami”, “Se tornerai”), Emis Killa (“Parigi”), Nina Zilli (l’album “Frasi & fumo”, frutto della loro unione non solo artistica ma anche sentimentale, pur rivelatosi un gigantesco buco nell’acqua per la diva soul piacentina rimane uno dei dischi più belli del pop italiano degli ultimi dieci anni), Elodie (ha inciso la sua “Mal di testa” proprio insieme a Fabri Fibra), pure Mengoni (ascoltate, se non la conoscete già, “Un finale diverso”, che nel 2011 Neffa cedette all’allora fresco ex vincitore di “X Factor”) e Sister Cristina (la suora lanciata da “The Voice”, che interpretò la sua “Lungo la riva”).
Tutti cantano (con) Neffa
Questo articolo sta assumendo sempre di più i contorni di una marchetta: però Neffa una celebrazione del genere se la merita, se non altro perché di Neffa e di quello che ha rappresentato - e continua a rappresentare - per la scena non si parla mai abbastanza. Lo sa Coez, che lo ha voluto tra gli ospiti – selezionatissimi – del suo ultimo album “Volare”: il cantautorapper romano, che non ha mai nascosto di dover molto proprio a Neffa, quantomeno a livello di percorso (anche lui ad un certo punto ebbe il coraggio di voltare le spalle alla scena rap per guardare alla canzone strofa-ritornelli), ha inciso insieme alla voce di “Aspettando il sole” quel gioiellino che è “Cerchi con il fumo”, lasciandogli tutto il ritornello, che è in puro stile Neffa. Lo sa TY1, dj e producer tra i punti di riferimento principali del circuito, oltre ad averlo affiancato in “Aggio perzo ‘o suonno” (uno dei singoli del disco in napoletano di Neffa, “AmarAmmore”, uscito l’anno scorso), ha affidato al musicista campano uno dei pezzi del suo album “Djungle”, “Nun me saje”. E lo sa anche il 21enne tha Supreme, che l’anno scorso ha recuperato dal repertorio di Neffa uno dei pezzi in assoluto più belli tra tutti quelli scritti e incisi dal cantautore, “Lontano dal tuo sole”, tra le hit dell’annata discografica italiana del 2009, e lo ha riscritto e reinciso insieme al suo autore. Una vera riscrittura, pure con un nuovo titolo, stilizzato in stile tha Supreme, “uNa DiReZioNe giUsTa”, che ha ottenuto un successo inaspettato, tanto da arrivare a conquistare il Doppio disco di platino. Lunga vita a Neffa.