David Byrne: "Se non sei Drake, le piattaforme non ti ascoltano"

L'ex frontman dei Talking Heads e le battaglie dei musicisti contro le piattaforme di streaming.
David Byrne: "Se non sei Drake, le piattaforme non ti ascoltano"
Credits: Shervin Lainez

Nel 2013, nove anni anni fa, quando Spotify era ancora praticamente agli albori (nonostante la piattaforma fosse stata lanciata già cinque anni prima, lo streaming non era ancora così centrale per l'industria musicale, ma cominciava ad esserlo), David Byrne pubblicò un lungo editoriale sul Guardian in cui espresse le sue perplessità nei confronti del servizio musicale, affrontando nel dettaglio i vari aspetti poco chiari legati alla transizione del mondo digitale dal download allo streaming, in particolare quelli legati al modello economico del sietema e al rischio che sul lungo termine questo potesse finire per "risucchiare la creatività del mondo". A nove anni di distanza da quell'editoriale l'ex frontman dei Talking Heads torna sull'argomento, sempre sulle pagine del Guardian. Stavolta in un'intervista a margine della quale, a precisa domanda del giornalista, ha raccontato quello che è attualmente il suo punto di vista sulle piattaforme di streaming. 

David Byrne, oggi 69enne, autore di uno dei manuali più letti sui vari aspetti che governano la produzione musicale e il nostro rapporto con essa ("Come funziona la musica", titolo originale "How music works", edito nel 2012), ha detto la sua sugli artisti che hanno recentemente deciso di rimuovere i loro dischi dalle piattaforme di streaming come forma di protesta: 

I grossi artisti stanno facendo bene. Altri, in particolare gli emergenti, stanno attraversando un periodo difficile. C'è stato un periodo in cui ho pensato: 'Oh, sarà dura per molti artisti', specialmente in riferimento al livello 'freemium' di Spotify. Poi ho visto Taylor Swift rivolgersi ad Apple (nel 2015 la popstar ha postato una lettera lamentandosi del servizio di streaming Apple Music e la società fu costretta a fare retromarcia sul modello di pagamento degli artisti): è riuscita a convincerli a cambiare la loro politica. È stata una scelta coraggiosa da parte sua.

David Byrne ha poi fatto allusioni - senza mai citarlo - al podcast "The Joe Rogan Experience", realizzato da Joseph James "Joe" Rogan e pubblicato da Spotify (è tra i podcast più ascoltati sulla piattaforma), che ha sollevato non poche polemiche nelle ultime settimane. Neil Young ha deciso di togliere i suoi dischi dalla piattaforma perché secondo il cantautore il podcast di Rogan fornisce informazioni false e tendenziose sui vaccini e sul Covid. Il musicista, tornato sulle scene musicali affiancando Montaigne nel singolo "Always be you", ha detto:

Ora ci sono tutte queste discussioni sulle piattaforme che hanno contenuti discutibili o controversi e che pubblicano disinformazioni o vere bugie o cose che mettono a disagio molto artisti. È difficile fare qualcosa per cambiare lo stato delle cose, a meno che tu non sia un Drake o una Taylor Swift. Per noialtri avere un'influenza sulle piattaforme, se non sei quel tipo di artista, è difficile.

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