Cypress Hill sono molto di più di un gruppo hip hop

Eric Bobo racconta la nascita del nuovo disco “Back in Black”. L’intervista.
Cypress Hill sono molto di più di un gruppo hip hop

I Cypress Hill, da sempre, cambiano il perimetro della cultura hip hop. Il gruppo californiano sosteneva la cannabis prima che diventasse di moda dichiararlo, ha inaugurato un genere che cambiava continuamente i confini, mischiandosi con il reggae e con il rock, ha tenuto migliaia di concerti in un momento in cui i rapper avevano difficoltà a trovare qualcuno che li facesse salire sul palco.

Sin dalla loro nascita, negli anni ’90, i Cypress Hill hanno lasciato il segno. E ora stanno per tornare. “Siamo sempre stati aperti di mente, le nostre collaborazioni sono state importanti – racconta il percussionista Eric Bobo, nel gruppo dal 1993 – pensa a un disco come la colonna sonora del film ‘La notte del giudizio’ a inizio anni ’90 a cui presero parte tantissime band differenti: nella traccia ‘Real Thing’ collaborammo con i Pearl Jam. Io un disco così non l’ho mai visto uscire negli ultimi tempi. Noi, i Public Enemy, i Beastie Boys (Bobo è stato componente anche di ques'ultimi, ndr) ai festival rock e hip hop potevamo e possiamo avere sempre la stessa attenzione. Siamo stati e siamo un simbolo del crossover. Quanti oggi potrebbero farlo? Io non so se attualmente ci sia questo tipo di mentalità aperta, in realtà vedo più separazione, noi non abbiamo fan che appartengono a un solo genere. È importante che si conosca questa storia, per le nuove generazioni e anche per questo motivo i giornalisti devono cambiare modo di raccontare la musica”.

Grazie alla loro innovazione i Cypress Hill si sono guadagnati una stella nella Hollywood Walk of Fame, hanno venduto più di 9 milioni di album e hanno ottenuto per tre volte una nomination ai Grammy Awards. In un momento storico in cui i successi del momento e le hit radiofoniche fanno da padrone, gli storici componenti del gruppo hanno deciso di realizzare un album che suona come una dichiarazione d'intenti: “Back in Black”, il decimo progetto della band, riporta alle radici della cultura hip hop. Dopo l'acclamato ritorno con "Elephants On Acid" del 2018, il gruppo presenta un nuovo nucleo di canzoni con la produzione di Black Milk, in uscita venerdì 18 marzo. Il disco segna il traguardo dei trent’anni di carriera della band. “Questo nuovo progetto ha iniziato a prendere forma durante le registrazioni di ‘Elephants On Acid’ – continua Bobo – abbiamo avuto una pausa e abbiamo iniziato a imbastire il tutto, che si è trasformato in qualche cosa di nuovo grazie alla lavorazione di Black Milk. La sua mano è stata straordinaria. I fan aspettavano un nostro ritorno, ‘Back in Black’ è una continuazione di quanto iniziato con il disco precedente nel 2018”.

Che cosa lo rende speciale? “È un ritorno alle radici – sottolinea l’artista – è un disco molto musicale, che tiene intatto il sound dei Cypress Hill. È puro hip hop, forse meno sperimentale rispetto ad altre nostre fasi, per questo è collegabile agli inizi della nostra carriera. Sul fronte degli argomenti parliamo, in fondo, delle stesse cose e allo stesso modo. La cannabis è uno degli argomenti principali. Certo, è cambiato quello che ci circonda, ma c’è ancora tanta strada da fare. L’erba è legale in California e in altri Stati, ma gli ostacoli ci sono perché il riconoscimento non è a livello federale”.

I Cypress Hill si sono adattati al mercato, ma sono ancora indissolubilmente legati all’idea di disco e a un racconto che abbia attinenza con la realtà. “Chi ci segue ha ascoltato i singoli che abbiamo fatto uscire sulle piattaforme, ma aspetta l’album completo, è sempre stato così, questa è una grande fortuna – conclude Bobo – la pandemia, per quello che mi riguarda, ha imposto uno stop: non è possibile fare pezzi per i club quando si è tutti chiusi in casa e la gente ha dei problemi e non pensa ad altri argomenti. Le leggende del rap come Notorious B.I.G. e Tupac sono stati dei grandi storyteller legati alla realtà, nei loro album davano delle visioni che non si potevano ridurre a un singolo. Oggi è triste vedere che i nuovi ascoltatori spesso non crescono con l’artista, ascoltano alcune canzoni sulle piattaforme di streaming, ma l’idea di un album completo o di una visione più ampia sembra si sia persa”. 

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