John Cale, la parte colta e sperimentale dei Velvet Undeground
Il rock è stato, è e sarà sempre incredibilmente omologato e conformista sotto quella patina di ribellione da servizio fotografico che ci viene venduta dal mainstream, ma - per fortuna - esistono artisti come John Cale a salvare la situazione.
Trait d'union tra le istanze sperimentali del suo quasi omonimo John Cage e i semi del proto-punk che stavano germinando nel sottobosco della Grande Mela - che di lì a poco sarebbe stata benedetta dall'arrivo dei Velvet Underground - il compositore e polistrumentista gallese trapiantato negli USA non solo ha accompagnato Lou Reed in quello che è stato il periodo più folle e ispirato della sua indimenticabile creatura, ma ha saputo attraversare cinque decenni di storia della musica restando sempre fedele a sé stesso.
Benché agli occhi dei più lui sia destinato a rimanere la controparte "colta" (parola bruttissima, quando si parla di musica: Frank Zappa docet...) e sperimentale dei Velvet Underground, Cale nel corso della sua carriera ha diviso palchi e sale di incisione con alcuni degli artisti più interessanti comparsi sul panorama mondiale. Per celebrare i suoi 80 anni, che ricorrono proprio oggi, vi proponiamo una selezione delle sue migliori collaborazioni.
"Church of Anthrax" (da "Church of Anthrax", 1971)
Album realizzato in collaborazione con Terry Riley dato alle stampe nel '71, a quasi un anno dalla registrazione dei brani inseriti nella tracklist: "Church of Anthrax", benché stampato e distribuito successivamente, cronologicamente anticipa il primo album solista di Cale, "Vintage Violence" del 1970.
"Baby's on Fire" (da "June 1, 1974", 1974)
Seconda traccia del live album registrato al Rainbow Theatre di Londra, "Baby's on Fire" - che nel 1998 verrà inserita nella colonna sonora del cult movie "Velvet Goldmine" - vede Cale collaborare con Brian Eno, Kevin Ayers e Nico, oltre che con Mike Oldfield, Robert Wyatt e Ollie Halsall, intervenuti durante lo show come ospiti. Il brano verrà poi inserito nella tracklist del primo album solista di Eno, "Here Come the Warm Jets" del 1973 (alle session del quale Cale non prese parte).
"Open House" (da "Songs for Drella", 1990)
Lasciatisi in malo modo dopo l'avventura condivisa con i Velvet Underground (dai quali Cale uscì dopo la pubblicazione di "White Light/White Heat" del 1968), Cale e Lou Reed tornano a parlarsi nel 1987 al funerale di quello che fu il mentore della band di "Sunday Morning", Andy Warhol (fatta eccezione per la realizzazione di "Le Bataclan '72", del quale parleremo più avanti): la voglia di ricordare l'amico genio della pop art porterà i due, tre anni dopo, a tornare a unire le forze per l'album dedicato al re della Factory "Songs for Drella", dalla quale è estratta "Open House".
"Been There, Done That" (da "Wrong Way Up", 1990)
Sempre nel 1990 Cale torna a collaborare con Brian Eno per l'album "Wrong Way Up", collage di elettronica, prog e art rock che resterà negli annali come una delle produzioni più popolari dei due artisti, da sempre votati alla ricerca e alla musica colta: "Been There, Done That" riuscirà addirittura ad arrivare all'undicesima posizione nella modern rock chart americana, traguardo mai tagliato dai due prima di allora.
"Ocean Life" (da "Last Day on Earth", 1994)
Nel 1994 Cale collabora con il cantautore americano Bob Neuwirth alla scrittura e alla registrazione dell'album "Last Day on Earth": alle session presero parte anche, tra gli altri, il chitarrista Michael Brook (già collaboratore di - tra gli altri - Eno, Robert Fripp e David Sylvian), il bassista Erik Sanko (già nei Lounge Lizards, poi negli Skeleton Key) e il batterista Ben Perowsky, futuro collaboratore di John Zorn, Joan As Police Woman, Trey Anastasio, Kaki King e Dave Derby.
"Le Bataclan '72" (2004)
Registrazione di culto tra gli appassionati di bootleg (tanto da essere stata pubblicata ufficialmente solo nel 2004) "Le Bataclan '72" rappresenta il primo incontro pubblico tra Cale, Reed e Nico dopo l'implosione della line-up originale del Velvet Underground: nella tracklist della serata, registrata presso la nota sala da concerti parigina salita tristemente all'onore delle cronache nel 2015, sono presenti sia brani scritti da Reed (sia per i Velvet Underground, sia per la sua produzione solista), sia da Cale che da Nico. Nell'edizione ufficiale del live sono presenti anche due brani scritti da Reed per i Velvet Underground registrati durante il soundcheck esclusi dai bootleg circolanti precedentemente, "Pale Blue Eyes" e "Candy Says".