Fabrizio De André, la storia di "Marcia nuziale"
MARCIA NUZIALE
Musica e parole di Georges Brassens
traduzione Fabrizio De André
Una canzone meravigliosa, meravigliosamente tradotta e cantata. De André ha il merito di sdoganare Brassens in Italia, rendendogli giustizia con testi che mantengono magia e perfidia. «Solo un altro poeta» scrive il giallista e biografo Antonello Lotronto, «poteva restituircelo nella ricchezza del linguaggio e in quasi tutta la sua profondità». "La marche nuptiale" è il ricordo delle nozze campestri, molto alternative, dei genitori che diventano l’occasione per un poema profondo e ironico sull’amore, sulla diversità, contro l’invidia e un po’, evangelicamente, sulla felicità dei semplici.
Per Georges il matrimonio viene celebrato dal sindaco, Fabrizio lo sposta davanti a un altare, ma resta l’animata quinta, “un carro da buoi / tirato dagli amici / e spinto dai parenti”, con la folla che “ci guardava, gli occhi fuori dalla testa”, perché gli sposi non sono di primo pelo ma reduci da “un fidanzamento durato tanti anni / da chiamarlo ormai d’argento”. Anche gli spiriti del cielo sembrano osteggiare la cerimonia con il vento che soffia “e si porta lontano / il cappello che mio padre / tormentava in una mano / ecco cade la pioggia / da un cielo mal disposto / deciso ad impedire / le nozze ad ogni costo”.
Fantastico il modo in cui De André trasferisce (in rima) un verso sublime senza intaccarlo. L’originale francese: “Je n’oublierai jamais la mariée en pleurs / berçant comme un poupé son gros bouquet de fleurs / moi, pour la consoler moi de toute ma morgue / sur mon harmonica jouant le grandes orgues”. La versione italiana: “Ed io non scorderò mai la sposa in bianco / cullava come un bimbo i suoi fiori di campo / ed io per consolarla, io con la gola tesa / suonavo la mia armonica come un organo da chiesa”. Alla fine si arrendono tutti, perfino le divinità, all’evidenza dei sentimenti. “Mostrando i pugni nudi, gli amici tutti quanti / gridarono: per Giove, le nozze vanno avanti / per la gente bagnata, per gli dèi dispettosi / le nozze
vanno avanti, viva, viva gli sposi”.
È il trionfo dell’umiltà e della solidarietà, le stesse a cui De André ricorre per spiegare il suo frequente riferimento a testi altrui: «A me è sempre sembrato opportuno, quando non si è abbastanza in vena per assumersi in proprio la responsabilità e l’onere di un’opera propria che ci si metta a fare delle traduzioni. Si raggiungono nell’immediato due scopi precisi: quello di esercitarsi e quello di dimostrarsi anche soggettivamente umili». Nel 1972 anche Gino Paoli interpreta la "Marcia nuziale" di De André ma il confronto vocale è impietoso. Molti altri proveranno a ricantare in italiano Brassens, nessuno lo farà con la grazia di Fabrizio, anche se a ottenere la benedizione dell’artista francese è Beppe Chierici, traduttore e interprete fedele e un po’ grezzo, che trova il momento più felice nella "Non domanda di matrimonio" che si conclude con: “Ho il grande onore di non chieder la tua mano / non apponiamo firme in calce al nostro amore”.
Questo testo è tratto da "Tutto De André" di Federico Pistone (Arcana). (C) 2021 Lit edizioni S.a.s. per gentile concessione.
