Rolling Stones, la storia di "Shine a light"
Shine a Light - 4:14
Shine A Light (Jagger-Richards)
Jagger: voce • Taylor: chitarra, basso ••• Venetta Fields: cori • Joe Green: cori • Clydie King: cori • Jesse Kirkland: cori • Jimmy Miller: batteria • Billy Preston: piano, organo
Registrazione luglio 1970, giugno-ottobre, 30 novembre-dicembre 1971; gennaio-marzo 1972; Olympic Sound Studios, Londra; Nellcôte, Villefranche-sur-Mer, Francia; Sunset Sound Studios, Los Angeles
Produttore Jimmy Miller
Fonici Glyn Johns, Andy Johns, Joe Zagarino
La prima stesura del pezzo risale al 1969, quando la canzone era stata offerta a Leon Russell con il titolo "Get A Line On You". Gli Stones riprendono il lavoro sul brano nel 1970 e "Get A Line On You" incomincia un processo di trasformazione che arriva a compimento alla fine delle registrazioni per "Exile". Nella sua forma definitiva la canzone diventa "Shine A Light" e assume
connotati decisamente gospel. Nella prima stesura il testo sembrava riferirsi alle difficoltà di relazione del gruppo con il sempre più inaffidabile Brian Jones, mentre nella versione finale Jagger pare alludere alle frequentazioni pericolose di Richards. Come sempre, i riferimenti non sono espliciti, e Jagger non ha mai confermato questa interpretazione.
Non è chiaro se a Nellcôte la band abbia lavorato al brano oppure se la versione finale sia stata completata a Los Angeles.
Jagger e Taylor dovrebbero essere i soli membri del gruppo presenti in "Shine A Light": il chitarrista si occupa anche della parte di basso, mentre la batteria dovrebbe essere opera di Jimmy Miller. L’effetto gospel desiderato viene ottenuto grazie all’intervento delle voci di Joe Green, Clydie King e Jesse Kirkland e a Billy Preston, che suona il piano e l’organo e ha un ruolo da protagonista nell’arrangiamento. In quel periodo, Preston e Jagger visitano occasionalmente la Cornerstone Institutional Baptist Church a Los Angeles per ascoltare il coro diretto dal reverendo James Cleveland (maestro di Preston e di Aretha Franklin).
Nel 2010 la cantante Venetta Fields ha rivelato di avere accettato l’ingaggio per registrare con gli Stones soltanto perché in quel momento aveva bisogno di soldi per comprare un cappotto nuovo. La seduta di registrazione era stata fissata agli studi Sunset a mezzanotte, e l’idea di registrare in piena notte non la attirava molto; presumibilmente tutti i suoi interventi in "Exile" sono stati messi su nastro nell’arco di una sola nottata. All’epoca partecipare a questo album non sembrava un evento memorabile, come ha spiegato la stessa Fields: “Oggi mi rendo conto di quello che significhi 'Exile On Main St.' ma a quel tempo era solo una session come tante altre”.
Jagger si è spesso lamentato del mixaggio dell’album e delle condizioni in cui si è svolto: “Comunque, quando riascolto 'Exile' mi accorgo che alcuni dei mixaggi sono fra i peggiori che abbia mai ascoltato. Mi piacerebbe remixarlo, non per la voce ma perché nell’insieme suona in modo pessimo. A quei tempi Jimmy Miller non stava lavorando come si deve. Fui costretto a finire il disco da solo, perché erano tutti ubriachi e drogati”. Il giornalista Robert Greenfield ha confermato che Miller aveva qualche problema di droga durante le registrazioni dell’album: “Anche Jimmy si faceva di eroina quando sono andati a Nellcôte. Penso che a rovinarlo sia stata la combinazione fra l’uso di eroina e il fatto che suonassero all’infinito senza arrivare a niente, e Jimmy ha perso il controllo della situazione. È quello che gli Stones – Keith e Mick – facevano sempre: prendevano un genio, succhiavano tutto quello che sapeva fare e poi se ne liberavano”.
Però Jagger esagera un po’ affermando di aver finito il lavoro da solo. Andy Johns ha avuto sicuramente un ruolo importante, anche se dopo i primi mixaggi è stato momentaneamente escluso dal lavoro. Alla fine, anzi, è stato “riarruolato” proprio da Jagger, che gli ha confessato che nessuno riusciva a ottenere mixaggi migliori dei suoi. Johns: “Mick ha detto: ‘Ecco i nastri. Finisci questo lavoro del cazzo. Hai due giorni di tempo’. Avevo già quattro o cinque canzoni pronte, così sono rimasto lì e ho mixato due terzi dell’album in una session lunghissima di quarantotto ore”.
In seguito la canzone ha dato il titolo al documentario di Martin Scorsese sugli Stones uscito nel 2008 e girato durante due concerti del gruppo al Beacon Theater di New York nel 2006. La scelta del titolo non ha motivazioni particolari, come ha spiegato lo stesso regista: “È il primo che ci è venuto in mente. Può significare la canzone 'Shine A Light' – amo quel pezzo e, in verità, è stato suonato durante il primo concerto (per il montaggio finale del film sono state usate solo immagini della seconda serata) – ma si riferisce anche al Beacon Theater che fa splendere una luce su New York e alla magia che si avvera lì per una sola notte”.
Tratto, per gentile concessione dell'editore, da “Il libro nero dei Rolling Stones”, di Paolo Giovanazzi, Giunti.
