Rolling Stones, la storia di "Happy"
Happy - 3:04
Happy (Jagger-Richards)
Jagger: cori • Richards: voce, chitarre, basso, cori • Taylor: chitarra slide ••• Nicky Hopkins: piano elettrico • Bobby Keys: sassofono • Jimmy Miller: batteria, percussioni • Jim Price: tromba, trombone • Ian Stewart: pianoforte
Registrazione giugno-ottobre, 30 novembre-dicembre 1971; gennaio-marzo 1972; Nellcôte, Villefranche-sur-Mer, Francia; Sunset Sound Studios, Los Angeles
Produttore Jimmy Miller
Fonici Glyn Johns, Andy Johns, Joe Zagarino
La registrazione di "Happy" avviene in una circostanza insolita: un raro caso in cui Richards è al lavoro mentre gli altri della band non sono ancora arrivati in studio. Richards: “È successo tutto in una seduta fantastica, quando eravamo in Francia a registrare 'Exile'. Io avevo il riff. Il resto degli Stones era in ritardo, chi per una ragione, chi per un’altra. Solo io, Bobby Keys e Jimmy Miller eravamo all’opera. Ho detto: ‘Ho questa idea, buttiamola giù prima che arrivino gli altri’. Allora ho inciso un po’ di chitarra e di voce. Bobby era al sax baritono e Jimmy alla batteria. L’abbiamo ascoltata e ho detto che ci potevo mettere un’altra chitarra e il basso. Arrivati gli altri, avevamo praticamente finito il pezzo. Adoro quando le cose vengono così spontanee, come se ti colassero dalle dita. Ed ero piuttosto contento, ragione per cui alla fine è stato intitolato 'Happy'”.
Il pezzo dimostra che, nelle condizioni giuste, Richards è in grado di arrivare velocemente a un risultato. La canzone diventa uno dei suoi cavalli di battaglia in concerto, nonché un singolo di discreto successo sul mercato americano (ventiduesimo
posto, con "All Down The Line" sul lato B). A proposito della registrazione lampo c’è anche il ricordo di Bobby Keys: “Avevo appena preso un sax baritono nuovo di zecca – perché buona parte dei nostri strumenti era stata rubata – ed ero in cantina a
suonarlo; Keith è sceso e ha cominciato a suonare una progressione di accordi. Era 'Happy'. Volevo sentire la nota più bassa del mio baritono, così quando Keith è arrivato alla parte che dice ‘I need a love to keep me happy’, io ho suonato la nota più
bassa e gli occhi di Keith si sono illuminati. […] Ho sempre pensato di avere aiutato Keith a scrivere quella canzone, ed è quello che dice anche lui, ma io non compaio fra gli autori e non ricevo diritti. In realtà non ho fatto niente di che. Stavamo solo
improvvisando. Lui ha scritto la canzone, lui ha scritto il testo. Però mi piace stuzzicarlo: ‘Ehi, amico, io ero lì’. Al che lui risponde: ‘Sì amico, eri lì; avresti dovuto scrivere qualcosa! Avresti dovuto dire qualcosa di creativo!’”.
Tratto, per gentile concessione dell'editore, da “Il libro nero dei Rolling Stones”, di Paolo Giovanazzi, Giunti.
