Rolling Stones, la storia di "Sweet black angel"

"Exile on Main St." sta per compiere 50 anni: lo raccontiamo canzone per canzone
Rolling Stones, la storia di "Sweet black angel"

Sweet Black Angel - 2:54

Sweet Black Angel (Jagger-Richards)
Jagger: voce, armonica • Richards: chitarre, cori • Watts: percussioni ••• Jimmy Miller: percussioni • Richard “Didymus” Washington: marimba
Registrazione 30 novembre-dicembre 1971; gennaio-marzo 1972; Nellcôte, Villefranche-sur-Mer, Francia; Sunset Sound Studios, Los Angeles
Produttore Jimmy Miller
Fonici Glyn Johns, Andy Johns, Joe Zagarino

Gli Stones non hanno mai tenuto in grande conto l’attualità politica per trovare argomenti da usare nelle canzoni ma "Sweet Black Angel" è una delle eccezioni più vistose. La canzone è dedicata ad Angela Davis, afroamericana, docente universitaria, femminista radicale e attivista politica, finita in carcere e processata con le accuse di cospirazione, rapimento e omicidio di primo grado. La vicenda era cominciata il 7 agosto 1970, quando Jonathan Jackson aveva rapito il giudice Harold Haley che stava celebrando un processo nell’aula del tribunale di Marin County, in California, insieme ad altri tre ostaggi. Jackson intendeva barattare l’incolumità del giudice e degli ostaggi con la liberazione di tre afroamericani (tra i quali suo fratello maggiore George Jackson) imprigionati con l’accusa di aver ucciso una guardia carceraria, dalla quale risulteranno in seguito
innocenti. Il rapimento era finito tragicamente con una sparatoria e l’uccisione di quattro uomini, fra i quali il giudice e il rapitore.

Jackson si era servito di armi intestate ad Angela Davis, arrestata dopo due mesi di latitanza poiché per la legge californiana era potenzialmente responsabile del reato anche se non aveva materialmente commesso l’atto criminale. La Davis verrà poi giudicata innocente e liberata nel 1972. Nel frattempo, è diventata un volto molto noto, raffigurato su poster e T-shirt. La sua vicenda mette in moto una vasta mobilitazione internazionale in suo favore, anche fra i musicisti, non solo americani e non solo
nel mondo del rock: in Italia nel 1971 il Quartetto Cetra, durante la trasmissione televisiva "Stasera sì", esegue una canzone dedicata alla donna, intitolata "Angela". John Lennon pubblica la sua "Angela" nel 1972 sull’album "Some Time In New
York City", e "Sweet Black Angel" degli Stones rientra in questo filone di solidarietà con l’intellettuale imprigionata. Richards: “Credo che dopo la canzone abbiamo appeso una sua foto sul muro ma Angela era dappertutto in quel disco. Era sulle T-shirt, era una figura importantissima all’epoca”.

Secondo Taylor invece il brano è nato in precedenza: “Credo che Mick scrisse la canzone prima, e solo dopo pensò che poteva parlare di Angela Davis. Nel 1972 stava finendo la guerra del Vietnam e tutti erano piuttosto politicizzati. A Nellcôte non avevamo la televisione, quindi non vedevamo mai i telegiornali: leggevamo i quotidiani britannici”. 
È difficile pensare che i riferimenti del testo possano essere casuali: Jagger ha sicuramente scritto riferendosi alla Davis. Bill Janovitz nel libro "Exile On Main St." ha notato che ci sono punti di contatto fra il testo di Jagger e quello di "Ten Little Niggers", una canzone razzista da music hall della seconda metà dell’Ottocento, a sua volta derivata da "Ten Little Indians", un brano americano da minstrel show (spettacoli in cui artisti bianchi si esibiscono truccati da neri). Jagger avrebbe quindi ribaltato il linguaggio di un vecchio testo razzista per prendere le parti di una donna afroamericana.

Tuttavia l’affermazione di Taylor contiene un grano di verità, perché il primo embrione del brano è "Bent Green Needles", un pezzo risalente alle sedute di "Sticky Fingers", molto probabilmente strumentale. Andy Johns ha ricordato una registrazione di "Sweet Black Angel" a Stargroves: “È stata ripresa con tutti loro che suonavano insieme seduti in cerchio, perché c’era questa stanza adiacente alla sala grande completamente vuota, con un pavimento di legno, un soffitto piuttosto alto e muri intonacati, e volevano catturare la sonorità di quella stanza”. Non è chiaro se questa registrazione sia stata utilizzata come base per la
versione definitiva, interamente o in parte. Infatti il fotografo Dominique Tarlé, uno dei numerosi ospiti di Nellcôte durante la realizzazione di Exile, ha invece un ricordo della creazione del brano nella cucina della villa di Richards.

Jimmy Miller suona le percussioni, molto probabilmente insieme a Watts, ed è verosimile che lo stile caraibico della ritmica si debba a lui. Di sicuro la marimba suonata da Richard “Didymus” Washington è un intervento dell’ultimo minuto, aggiunto durante le lunghe sedute di mixaggio a Los Angeles. Didymus è un musicista di New Orleans chiamato a collaborare con gli Stones da Dr. John, e nelle note di copertina dell’album viene indicato con il nome di “Amyl Nitrate”, una decisione che il musicista non ha gradito.

Tratto, per gentile concessione dell'editore, da “Il libro nero dei Rolling Stones”, di Paolo Giovanazzi, Giunti.

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