Rolling Stones, la storia di "Casino boogie"
Casino Boogie - 3:33
Casino Boogie (Jagger-Richards)
Jagger: voce, percussioni • Richards: chitarra, basso, cori • Taylor: chitarra • Watts: batteria ••• Nicky Hopkins: piano elettrico • Bobby Keys: sassofono • Jim Price: tromba (?)
Registrazione giugno-ottobre, 30 novembre-dicembre 1971; gennaio-marzo 1972; Nellcôte, Villefranche-sur-Mer, Francia; Sunset Sound Studios, Los Angeles
Produttore Jimmy Miller
Fonici Glyn Johns, Andy Johns, Joe Zagarino
Jagger ha indicato questo pezzo come esempio emblematico di uno dei problemi che, a suo parere, affliggono "Exile": “Ci sono parecchie canzoni che non sono veramente canzoni. Per esempio 'Casino Boogie'. Sono suonate bene ma non hanno temi o versi memorabili”. Probabilmente Jagger non è soddisfatto del metodo utilizzato per la stesura del testo, che pure è ispirato a un illustre modello letterario.
Richards: “Ci furono momenti di crisi, eccome. 'Casino Boogie' uscì fuori quando Mick e io eravamo totalmente prosciugati. Mick mi guardava e io: ‘Non lo so’. Al che mi venne in mente quel metodo del vecchio Bill Burroughs, il cut-up. Tagliamo titoli di giornale e pagine di libri, gettiamoli per terra e vediamo cosa salta fuori. Ehi, è ovvio che non siamo nella disposizione
d’animo per comporre una canzone col solito metodo, quindi serviamoci del metodo di qualcun altro. E per 'Casino Boogie' funzionò. In tutta sincerità, mi sorprende che da allora non l’abbiamo più utilizzato. All’epoca, però, fu per disperazione”.
Forse è proprio per questo che Jagger lo considera un lavoro un po’ raffazzonato ma il testo di "Casino Boogie", pur senza avere un senso compiuto, riesce comunque a suggerire immagini legate all’atmosfera del periodo, anche se sul filo del nonsense, come il verso “Protest songs, million dollar sad” (canzoni di protesta, triste da milione di dollari): letteralmente non ha un significato ma non è difficile pensarlo come una giustapposizione tra idealismo degli anni ’60 e cinismo del mondo degli affari. Basta non cedere alla tentazione di leggere deliberati messaggi nascosti, che non ci sono, come Richards ha chiarito: “Non so cosa significhi il testo, né lo sa Mick. E se lo sa, voglio la risposta per iscritto”.
Se il testo è a suo modo un esperimento, la musica di "Casino Boogie" attinge alla consueta fonte blues, ed è molto probabile che sia stata concepita durante una delle frequenti improvvisazioni nello scantinato di Nellcôte. Keys: “Ci sono state canzoni in cui ho suonato insieme agli Stones, ad esempio 'Casino Boogie'. C’ero anch’io quando la stavano buttando giù. Ho cominciato a suonare l’assolo ma per mantenere la separazione fra gli strumenti mi hanno chiesto di fermarmi e aspettare che completassero la base”.
La parte di basso è attribuita a Richards, quindi è molto probabile che Wyman fosse assente durante la seduta ricordata dal sassofonista. Anche se "Casino Boogie" può essere considerato un pezzo riuscito e perfettamente coerente con l’atmosfera di "Exile", il fatto che non sia mai stato suonato in concerto indica che il gruppo l’ha sempre considerato nulla più che un utile riempitivo. Se fosse prevalsa l’idea di pubblicare l’album come LP singolo, è probabile che "Casino Boogie" sarebbe rimasta sugli scaffali.
Tratto, per gentile concessione dell'editore, da “Il libro nero dei Rolling Stones”, di Paolo Giovanazzi, Giunti.
