Canzoni italiane: “Cosa ti aspetti da me” di Loredana Berté

Ventuno canzoni italiane pubblicate nell’ultimo ventennio, raccontate da Vincenzo Rossini.
Canzoni italiane: “Cosa ti aspetti da me” di Loredana Berté

“Cosa ti aspetti da me” di Loredana Berté

da LIBERTÉ (SANREMO EDITION), Warner/Bandabebè/23 Music Ent., 2019

 

Nella sua bella e catartica autobiografia TRASLOCANDO. È ANDATA COSI’ (2015), Loredana Berté racconta dei tanti fondi toccati nella sua eccezionale vita d’artista, come il lungo periodo di abisso seguito a “Music Farm” e all’uscita di BABYBERTÈ (2005), che l’aveva portata a quello che sembrava un punto di non ritorno, anche nella percezione pubblica. Eppure un ritorno c’è ed è una di quelle inversioni a U spettacolari, propiziata da un cambio di management finalmente in grado di comprendere in fondo le peculiarità della Berté oggi e incentivarla a rimettersi in carreggiata.

 

Sanremo 2019 è solo il punto di arrivo di un percorso di riavvicinamento al pubblico affrontato con stoica lucidità, tra un tour intenso, apparizioni in tv in cui finalmente mostrarsi non per forza riottosa, un album, LIBERTÉ, che sacrifica eclettismi inutili per badare alla sostanza e persino ritrovate hit radiofoniche (“Non ti dico no” con i Boomdabash). All’Ariston Loredana impone l’immagine di una donna che ha attraversato la vita con estrema intensità, fronteggiando il dolore con lo stesso fegato con cui si affronta una ripartenza: è bella, in gran forma, non ha l’urgenza di arpionare l’opinione pubblica con provocazioni e soprattutto non chiede compassione o celebrazione tardiva, ma solo di giocarsi la gara come gli altri (attitudine che spiega il risentimento per la vittoria mancata).

 

Pur non sorprendente sul piano musicale – un rock mid-tempo da collocare tra “Zombie” dei Cranberries e “Io no” di Vasco, cioè un rock anni Novanta, dove in sostanza la Berté ha interrotto il percorso – “Cosa ti aspetti da me” colpisce l’ascolto comune per la sua capacità di plasmarsi attorno alla figura della sua interprete. I versi secchi e pronominali (anche qui, alla Vasco) lasciano ampio spazio all’interpretazione libera del mondo emotivo che la voce sta veicolando: “Ed io ci credevo / ed io ci credevo sì / ci vuole soltanto una vita / per essere un attimo”. Dovrebbe riferirsi a un’ex relazione finita portando con sé la delusione per le aspettative tradite. In realtà il piano sentimentale diventa secondario: Loredana pare rivolgersi al suo interlocutore più critico, colui che in tutti questi anni non le ha perdonato di essere quello che era e le ha fatto attrito.

 

La Loredana degli anni Ottanta aveva così tanto seguito che nel 1985 poteva permettersi di essere la sigla vivente del Festivalbar (“Acqua”); la Loredana del Duemila veniva raccontata come un fenomeno riottoso, incontrollabile e marginale, in una discografia che non riusciva a darle fiducia. Il ritornello interlocutorio – “Che cosa vuoi da me, cosa ti aspetti da me” – vale come richiesta di onestà estrema al seguace che l’ha abbandonata tra il primo e il secondo tempo di questa storia, tra il successo e il buio, e che ha perso l’interesse per darle credito. Chiede un baratto nel nome dell’onestà: io sono tornata, guardami, ma tu, prima di giudicare, ti sei veramente chiesto cosa pensi di essere, cosa vuoi veramente? Che giustifica il ribaltamento dei piani, semplice ma spiazzante, con il ‘me’ che si tramuta in ‘te’: “Cosa ti aspetti dentro te / che tanto non lo sai / tanto non lo vuoi / quello che cerchi tu da me”.

 

Il resto lo fa la brutalità del raschio nella voce di Loredana, il suo afflato pesante e netto, indirizzato con precisione raggelante verso chi sa che deve ascoltare. Che stavolta non ha avuto altra scelta se non fare un unico gesto, decisamente vaschiano: standing ovation Loredana, standing ovation per te.

 

(di Gaetano Curreri, Gerardo Pulli, Piero Romitelli / © Bandabebe/Giamaica/SM Publishing).

 

La scheda è tratta, per gentile concessione dell’autore e dell’editore, da “Unadimille – 1000 canzoni italiane dal 2000, raccontate”, edito da Arcana, al quale rimandiamo per le altre 980 schede.

(C) Lit edizioni di Pietro D'Amore s.a.s.

 

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