Sanremo 2022, le pagelle della quarta serata
Anche nella serata dedicata alle cover del Festival di Sanremo 2022 Rockol assegna le pagelle. SI esibiscono questa sera, spesso accompagnati da ospiti, tutti i 25 concorrenti, interpretando una canzone degli anni Sessanta, Settanta, Ottanta e Novanta. Votano la sala stampa, il pubblico da casa attraverso il televoto e la giuria Demoscopica 1000, con un peso del 33% ciascuno. La media tra le percentuali di voto ottenute dalle esibizioni nella serata e quelle ottenute nelle precedenti determinerà una nuova classifica.
Tananai con Rosa Chemical - "A far l'amore comincia tu" di Raffaella Carrà 4
La grande bellezza camp della canzone della Carrà si perde in questo rimaneggiamento/mashup/medley abbastanza scomposto al quale proprio non posso, in coscienza, dare un voto più alto di quello che gli assegno.
Fabrizio Moro - "Uomini soli" dei Pooh - 5
Sono rare le cover dei Pooh. Di "Uomini soli", il sito specializzato Second Hand Songs ne cita tre, tutte di semisconosciuti (Matteo Piazzi, Mato Grosso, Helene Segara). Dopo un veloce e ritardato (dall'anno scorso) ricordo di Stefano D'Orazio, Fabrizio Moro conferma che il repertorio dei quattro non si presta alle riletture, soprattutto se iperdrammatizzate vocalmente.
Giusy Ferreri con Andy dei Bluvertigo - "Io vivrò senza te" di Lucio Battisti - 7
Ancora Lucio Battisti, eh sì. Fa strano sentirlo cantare da una voce singolare come quella di Giusy Ferreri, su uno spesso tappeto di violini bombastici e con le tastiere di Andy che aggiungono coloriture prog e il suo sax che urla come quello di Andy Mackay dei Roxy Music. Ma le grandi canzoni reggono anche i trattamenti più ruvidi.
Dargen D'Amico - "La bambola" di Patty Pravo - senza voto
Quando ho letto la lista delle canzoni mi sono scorato: "ancora 'La bambola'?", ho pensato. Ero moderatamente curioso di sentire come l'avrebbe trattata Dargen. Ho scoperto che l'hanno trattata male prima di tutto gli autori, datandola 1970 invece che 1968 (ma come si fa? ma chi scrive le schede?). Su un arrangiamento da "Star 45" (ve lo ricordate il medley delle canzoni dei Beatles?) Dargen rappa frasi nuove fregandosene della canzone originaria, salvo qualche citazione del ritornello. Senza rispetto, ma anche - va detto - con bella sfrontatezza. Non essendo una cover in senso stretto, ma un mashup, non assegno un voto.
Highsnob e Hu con Mr. Rain - "Mi sono innamorato di te" di Luigi Tenco - 7
A proposito di anniversari, sono passati 55 anni dalla morte a Sanremo di Luigi Tenco. La coppia Highsnob e Hu conferma il legame alchemico che la unisce, un arrangiamento meno pomposo avrebbe giovato, Mr. Rain incornicia con (non indispensabili) prolusione e chiusura.
Aka 7even con Arisa - "Cambiare" di Alex Baroni - 6
Giusto ricordare Alex Baroni, con la sua canzone-simbolo, a quasi vent'anni dalla prematura scomparsa. Duettare con Arisa, con quella sua voce-spada, è un azzardo, però AKA 7even si è buttato. Facendosi un po' male, in verità, ma nemmeno troppo, se non nell'acuto finale.
Rkomi con Calibro 35 - medley Vascottanta: "Fegato spappolato", "Deviazioni", "Cosa succede in città" - 7
Un Vasco irriconoscibile, meravigliosamente stravolto dai Calibro 35. Se si potesse dare il voto solo all'esecuzione strumentale sarebbe un nove, però Rkomi non mi ha convinto, lo confesso. Sarà colpa mia, ma... Faccio la media dei voti.
Mahmood e Blanco - "Il cielo in una stanza" di Gino Paoli - 8
Anche qui, una canzone immensa, che regge perfino qualche arditezza melodica. Una esecuzione concisa, composta ed evocativa: la coppia funziona, le due voci stanno bene insieme, e il voto ne tiene conto.
Michele Bravi - "Io vorrei... non vorrei... ma se vuoi" di Lucio Battisti - 6 meno
Da solo, senza ospite, Bravi si butta senza rete nel repertorio battistiano, con la canzone del "farnetico", delle "discese ardite" e delle "risalite" e dell' "arginare" e delle "stalattiti". La grandiosa apertura del ritornello rimane emozionante anche nella versione di Bravi, che canta il testo in versione femminile ("quando lui, se ne andò, per esempio"). Ma con tutta la miglior buona volontà, più su della risicata sufficienza (un voto in più di stima per l'incoscienza) non si può andare - e il ricordo, per quanto tenero, dei nonni poteva rimanere privato.
Massimo Ranieri con Nek - "Anna verrà" di Pino Daniele - 6
Coppia apparentemente (ed effettivamente) disassortita, i due ripropongono rispettosamente una canzone del repertorio di Pino; a sorpresa fa miglior figura Nek, che non esagera (troppo), mentre Ranieri la vira sul drammatico, registro lontano dallo spirito malinconico del brano. L'applauso finale sembra più per Pino Daniele che per i due cantanti.
La Rappresentante di Lista con Cosmo, Margherita Vicario e Ginevra - "Be my baby" delle Ronettes - 9
Aspettavo con curiosità la riproposta di questo classico del "wall of sound" spectoriano. Il gruppone sul palco (c'è anche la nipote del regista del Festival, Stefano Vicario) entra nella interessante produzione di Cosmo con disinvoltura ed efficacia, e finora questo è il momento migliore della serata. Senza la captatio benevolentiae finale sarebbe stato un dieci.
Ana Mena con Rocco Hunt - medley "Il mondo", "Figli delle stelle", "Se mi lasci non vale" - 4
La coppia delle hit estive si ricompone sul palco dell'Ariston mettendo insieme un medley incomprensibile di canzoni diversissime fra loro; parte Ana Mena a tutta voce sul classico di Jimmy Fontana e Gianni Meccia, poi le barre di Rocco Hunt azzoppano la canzone di Alan Sorrenti, mentre quella di Iglesias ha sempre il suo perché; ma l'effetto complessivo è fra "Non è la RAI" e il trenino di Capodanno.
Iva Zanicchi - "Canzone" di Don Backy - 5
Il grande sottovalutato Don Backy giustamente ricordato attraverso l'omaggio di Iva Zanicchi a Milva. Il momento cringe con l'apparizione del fantasma duettante ce lo si poteva risparmiare, francamente, e la Zanicchi poteva stare più bassa, perché questa versione strillata fa perdere drammaticità al brano.
Ditonellapiaga e Rettore - "Nessuno mi può giudicare" di Caterina Caselli - 5
Quante volte è stata ricantata questa canzone? Molte. Moltissime. Anche troppe. Riproporla è una scelta pigra e didascalica, come è poco ispirato l'arrangiamento che ricalca quello di 56 (56!) anni fa. Le due voci si alternano senza equilibrio. Insufficiente. (Ah, non avevo mai sentito chiamare Michele l'autore, Miki Del Prete. Ma da dove li prendono i dati?)
Irama con Gianluca Grignani - "La mia storia tra le dita" di Gianluca Grignani - 4
Ora, che la canzone di Massimo Luca venga annunciata da Amadeus come di Luca Massimo è uno degli scivoloni meno perdonabili agli autori. Una versione fra karaoke e osteria priva la canzone della sua atmosfera, I due cazzeggiano e pasticciano e il voto è forse addirittura generoso.
Matteo Romano con Malika Ayane - "Your song" di Elton John - 6
La canzone ha quasi 52 anni (non 50, come dice Amadeus: ma cribbio, e gli autori?) e non si sentono, se ascolti la versione originaria. Matteo Romano e Malika Ayane sembrano l'allievo e la maestra; lei fa del suo meglio, lui prova a starle al passo, ma la coppia non è credibile. A un certo punto lei va su, e lui se la perde. Anche qui, il voto è una media fra i due.
Achille Lauro con Loredana Berté - "Sei bellissima" di Loredana Berté - 6
Che vuoi dire alla Berté? Nella sua canzone-manifesto è intoccabile, ma l'accoppiata con Achille Lauro sembra appiccicata con lo scotch, a dispetto del fatto che lui canta il testo al femminile (per le solite ragioni di fluidità politically correct). Loredana si mangia Lauro, inusualmente composto. Il voto finale è la media del due voti separati. Momento "C'è posta per te" dopo la canzone.
Elisa - "What a feeling" di Irene Cara da "Flashdance" - 6 e mezzo
Elisa è sempre a suo agio quando canta in inglese, ma forse affronta il brano con qualche eccesso di serietà. La ballerina e coreografa Elena D'Amato ci mette del suo - strip tease compreso - e un po' distrae (anche il regista). Momento "Carramba che sorpresa", il video di saluti di Giorgio Moroder, autore del brano.
Gianni Morandi con Jovanotti e Mousse T. - medley "Occhi di ragazza", "Un mondo d'amore", "Ragazzo fortunato", "Penso positivo" - 7
E così al terzo anno l'amico di sempre Jovanotti fa contento Amadeus e arriva a Sanremo, in veste di coautore del pezzo in gara di Gianni Morandi e di partner nel medley assemblato dal produttore Mousse T. Vestiti uguali, in smoking bianco, i due si palleggiano le canzoni dividendosele da buoni amici. Vanno sul sicuro, con canzoni che si cantano da sole e fanno cantare il pubblico, e ci mettono tutto l'entusiasmo. C'è un po' un effetto caciara, ma la simpatia non basta a ottenere un voto più alto, che va più ai titoli che alle esecuzioni.
Emma con Francesca Michielin - “Baby one more time” di Britney Spears - 7
Il successone del 1998 (non 1989, come dice Amadeus presentandola) di Britney Spears dà alle due amiche e colleghe l'occasione di divertirsi senza ansie da prestazione. Un sospetto di eccessiva drammatizzazione penalizza il voto finale, ma siamo al di sopra della sufficienza.
Sangiovanni con Fiorella Mannoia - "A muso duro" di Pierangelo Bertoli - 5
Che c'entra Sangiovanni con Pierangelo Bertoli e la sua militante "A muso duro"? Niente. Sarebbe potuto essere un bel contrasto, ma Sangiovanni e Bertoli sono davvero troppo lontani, e sentir cantare certe parole al ragazzo lascia interdetti. Poi arriva la Mannoia, e il pezzo riacquista senso. Ma la canzone così risulta spezzata in due.
Le Vibrazioni con Sophie and the Giants e Peppe Vessicchio - "Live and let die" di Paul McCartney - 6
Il tema del film di James Bond, scritto nel 1973 da Paul McCartney e prodotto da George Martin, è diventato uno dei momenti fissi dei live di McCartney, con botti, esplosioni e fuochi d'artificio. Grande entusiasmo per l'arrivo di Peppe Vessicchio, sul palco al pianoforte. L'arrangiamento ricalca quello dell'originale, l'effetto è da tribute band: entusiasti, ma il modello originale è troppo alto per potercisi avvicinare.
Yuman con Rita Marcotulli - “My way” di Frank Sinatra - 5
Mah. La canzone di Claude Francois, "Comme d'habitude" (1968), ha una lunga storia, scritta dalla voce di Frank Sinatra, e la sua cover definitiva è quella di Sid Vicious. Il ragazzo Yuman fa del suo meglio, la pianista jazz Rita Marcotulli ci mette del suo, ma il risultato, a dispetto delle doti vocali di Yuman, tradisce lo spirito del brano; alzare la voce non serve a trasmettere drammaticità, se l'interpretazione è carente.
Giovanni Truppi con Vinicio Capossela e Mauro Pagani - "Nella mia ora di libertà" di Fabrizio De André - 5
Altra scelta non banale (dall'album "Storia di un impiegato" di Fabrizio De André, 1973, sarebbe stata più ovvia "Verranno a chiederti del nostro amore)". La presentazione scritta dagli autori è del tutto incongrua ("gli ultimi della terra"?). Rifare De André non è uno scherzo, anche se sei spalleggiato da Vinicio Capossela (voce e chitarra) e Mauro Pagani, il cui intervento all'armonica sembra un'aggiunta un po' appiccicata. Truppi evita abilmente il confronto con l'originale, ma il ritmo saltellante fa perdere intensità al testo.
Noemi - "(You make me feel like) A natural woman" nella versione di Aretha Franklin - 8
Noemi torna alle sue origini soul, quelle che l'avevano messa in luce a un SanremoLab di molti anni fa (2007). La scelta della canzone è coraggiosa, e rischiosa, dato il confronto con la versione dell'autrice Carole King ma soprattutto con quella, classica, di Aretha Franklin. Parte voce e piano, entra l'orchestra alla seconda strofa, e il pezzo prende quota, fino a un finale ad effetto.