Suonando la California: The Charlatans, "The Charlatans"
The Charlatans – THE CHARLATANS (Philips, PHS 600-309, Lp, 1969, USA)
Lato A: High Coin / Easy When I’m Dead / Ain’t Got the Time / Folsom Prison Blues / The Blues Ain’t Nothin’ / Time to Get Straight
Lato B: When I Go Sailin’ By / Doubful Waltz / Wabash Cannonball/ Alabama Bound / When the Movies Are Over
Mike Wilhelm (chitarra solista e voce), Richard Olsen (basso, strumenti a fiati), Terry Wilson (batteria), Darrel DeVore (piano, tastiere, basso e voce)
Aggiunti in alcuni brani: Sam Linde alla batteria in alternativa a Terry Wilson, Dan Hicks (chitarra, batteria), Lynne Hughes (voce), Patrick Gogerty (piano), George Hunter (voce e armonica)
I Charlatans nascono ufficialmente nel settembre del 1964, formati in quintetto da Mike Ferguson, Richard Olsen, Mike Wilhelm, George Hunter e Sam Linde alla batteria. Quest’ultimo se ne va nel dicembre dello stesso anno – al suo posto alla batteria arriva Dan Hicks – e viene aggiunto per un breve periodo Lynne Hughes come cantante.
L’appassionato di folk-music Mark Unobsky compra una vecchia Comstock House appartenuta al minatore Henry Comstock (1820- 1870), ideatore della Comstock Lode (la miniera di argento più ricca nella storia degli Stati Uniti) a Virginia City, una città morta in via di resurrezione appena oltre il confine con la California settentrionale, e decide così di aprirne al primo piano di essa un folk club insieme a Chandler A. Laughlin III (1937-2012) già proprietario di un altro locale con Don Works nei primi anni Sessanta.
Nell’aprile 1963 Chandler (conosciuto anche come Travus T. Hipp, disc-jockey e commentatore di notizie) stabilisce una sorta di comunità e di identità familiare con almeno 50 persone che si riuniscono per le serate folk. La cerimonia è un rito con esperienze psichedeliche e con alcuni spiritual dei nativi americani. Da qui nasce anche l’interesse per i nuovi gruppi di San Francisco e ben presto lui e i suoi amici creano ciò che viene chiamato Red Dog Saloon, dove nel 1965 e 1966 vengono invitati a suonare alcuni talenti, artisti e gruppi come i Big Brother and the Holding Company, i Wildflower e molte altre formazioni.
Nel giugno del 1965 i Charlatans vengono scritturati da Mark Unobsky per suonare al Red Dog Saloon di Virginia City nel Nevada per sei settimane, in sostituzione dei Byrds diventati improvvisamente famosi. Il gruppo sviluppa un look old-fashioned riscuotendo un incredibile successo, riunendo folk, blues, ragtime con variopinti costumi da vecchio West, a metà strada tra old-time music e blues, riportando anche in auge il mito e l’atmosfera da saloon.
Al fine di promuoversi, la band progetta un manifesto che riceverà il soprannome di The Seed, considerato il primo poster psichedelico di sempre. Le droghe li aiutano nelle contaminazioni rock e nelle lunghe fughe strumentali, come è evidente in "Alabama Bound"; peccato che il brano, concepito nel 1966, a tre anni di distanza dimostri di essere superato e il suono della band nel 1969 sembri già allora obsoleto. "Alabama Bound" – in origine un blues tradizionale – e "Codine" – della cantautrice canadese Buffy Saint-Marie – marcano subito lo stile della band.
Purtroppo, l’odissea per registrare e pubblicare dischi si rivela infinita, complice il veto della casa discografica nei confronti di un brano come "Codine", smaccatamente ambiguo e con chiari riferimenti alle droghe.
Nell’agosto del 1968 annunciano al Fillmore l’uscita del loro primo disco e nel gruppo non appare più Dan Hicks, che dal marzo del 1968 ha costituito una sua nuova formazione, Dan Hicks and His Hot Licks.
"High Coin" è una composizione di Van Dyke Parks (edita anche su 45 giri), mentre Darrel DeVore firma quattro brani: "Easy When I’m Dead", "Time to Get Straight" (omaggio agli anni Venti) sulla prima facciata e "Doubful Waltz" e "When the Movies Are Over" sul secondo lato.
Più che discreta la cover di "Folsom Prison Blues" di Johnny Cash, mentre brillano sia "The Blues Ain’t Nothin’" con dei poderosi fiati che "Ain’t Got The Time", entrambe firmate da Mike Wilhelm. "Wabash Cannonball" (conosciuta anche come "The Great Rock Island Route") è un brano tradizionale folk (qui in versione boogie-woogie) composto nel 1882 e accreditato a tale J.F. Roff e portato al successo dalla Carter Family, che lo incise nel 1929. Roy Acuff invece la incise a Chicago e pubblicò lo stesso brano nel 1936 e il suo 78 giri resta tra i più venduti di tutti i tempi, oltre 10 milioni di copie. The Charlatans invece incidono il pezzo dandone la paternità ad A.P. Carter, ovvero Alvin Pleasant Delaney Carter (1891-1960) tra i membri fondatori della Carter Family.
Il gruppo rivela una discreta bravura anche dal punto di vista strumentistale: Mike Wilhelm era, secondo Jerry Garcia, il più importante chitarrista della scena di San Francisco, prima ancora che esplodessero gruppi come Grateful Dead, Jefferson Airplane e Quicksilver Messenger Service. I Charlatans quindi possono essere considerati seminali per tutto lo sviluppo dell’esperienza acido-psichedelica legata ad Haight-Ashbury e alla cultura hippie di San Francisco.
George Hunter, subito dopo i Charlatans, si impone come grafico di grande livello e con la Globe Propaganda firma le copertine di HAPPY TRAILS dei Quicksilver Messenger Service e del primo Lp degli It’s a Beautiful Day. Inoltre, lo troviamo come tecnico, produttore e manager ai Pacific High Studio di San Francisco.
Il gruppo si scioglie inspiegabilmente dopo l’ultimo show per la Family Dog di San Francisco del 13 giugno 1969. Mike Ferguson ritorna nel suo negozio di antiquariato e Terry Wilson viene arrestato per droga. Richard Olsen e Mike Wilhelm negli anni Settanta sono attivi e suonano con la band dei Loose Gravel che pubblica ufficialmente un singolo nel 1975. Mike Wilhelm incide come solista, va in Inghilterra e al rientro in patria fa parte in seguito anche dei Flamin’ Groovies sia su disco, in almeno tre album, e spesso anche dal vivo.
In definitiva l’unico album ufficiale dei Charlatans arriva troppo in ritardo sulla scena del San Francisco Sound, la sbornia e la Summer of Love sono già passate e il loro Lp a metà strada tra old-time, folk e acid rock è storico ma imperfetto. Il loro blues da jug band e una inedita psichedelia gentile nel 1969 sono sorpassati dal rock acido. Il sound assai creativo del 1964 e 1965 che incorporava elementi di folk, blues, bigband, swing, rock’n’roll stile anni Cinquanta e un pop elegante anni Sessanta non fa più presa e il gruppo, viste le scarse vendite, si scioglie.
Il testo di questo articolo è tratto da "L'onda sulla baia", di Aldo Pedron e Maurizio Galli, Arcana edizioni. (C) 2021 Lit edizioni S.a.s. per gentile concessione
