Dodici giorni a Natale: "Do they know it's Christmas" (Band Aid)
Da questa canzone di Bob Geldof e Midge Ure nacquero tante faccende che oggi valorizzano il Natale (e non solo: stimolano la coscienza collettiva). E tante altre che però infestano, il Natale e non soltanto, di buonismo.
Già, perché questo brano fu il primo passo verso il «Live Aid» dell’85 e tutti i suoi eredi, ovvero quel fiorire di concerti / eventi / duetti / collaborazioni che ancora oggi spopolano per le più svariate finalità benefiche, non solo a Natale ma certo «soprattutto» a Natale.
E purtroppo non sempre sono operazioni i cui gestori – ed i cui risultati – sono cristallini.
Comunque sia, "Do they know it’s Christmas?" («Ma loro lo sanno che è Natale?», il «loro» è riferito a chi soffre la fame in Africa) nasce nella mente di Bob Geldof, cantante nell’84 non propriamente sulla cresta dell’onda, guardando un documentario sull’Etiopia. E nel giro di poche settimane si trasforma in evento discografico cui partecipano Duran Duran, Sting, U2, Paul Young, George Michael, Culture Club… Insomma, gli artisti di punta del momento. Fino ad essere pubblicato e vendere un milione di copie in pochi giorni.
"È Natale, non c’è motivo di aver paura": la canzone inizia così. Ma subito, con un testo obiettivamente ficcante, si tramuta in denuncia, pur senza assumere toni predicatori. E del Natale segnala quello che dovrebbe essere lo spirito vero.
"Mentre ti diverti c’è un mondo, fuori dalla tua finestra, ed è un mondo di paura e terrore in cui l’unica acqua che scorre è l’amara puntura delle lacrime. Non nevicherà, in Africa, questo Natale".
Indubbiamente l’esigenza umanitaria di sensibilizzare contro la fame nel mondo da cui nacque il brano era ben sottolineata dal
testo, con il suo refrain «Feed the world / Let them know it’s Christmas time again», più o meno «Aiuta il mondo a nutrirsi / Fa’ che sappiano che è ancora Natale».
Ed il successo di questo appello in musica fece sì che della stessa "Do they know it’s Christmas?" siano stati realizzati alcuni «seguiti».
Il primo uscì nel 1989, protagonisti (fra i molti) Kylie Minogue, Jason Donovan, Lisa Stansfield;
il secondo, col nome di Band Aid 20, venne edito nel 2004: con Chris Martin dei Coldplay a guidare l’iniziativa.
Ed ancora, in entrambi i casi, il disco (45 giri o CD singolo che fosse) ha venduto molto, raccogliendo fondi per gli scopi che si prefiggeva Geldof quando diede il «la» all’operazione. Un’operazione di stampo se vogliamo effettivamente «natalizio», che fu poi alla base anche della «risposta» americana di "We are the world", brano capace di raccogliere per l’Africa sessanta milioni di dollari del 1985.
Il punto, come accennato sopra, è stato semmai che molti «eredi» dell’idea di Geldof sono andati in ben altre direzioni. Fra voglia di rifarsi un’immagine e troppi misteri sull’effettiva destinazione dei fondi raccolti tramite la musica.
Nel 2014 è uscita una nuova versione del brano, accreditata a Band Aid 30 (un gruppo che ha visto la partecipazione tra gli altri di Ed Sheeran, Sam Smith, Rita Ora, Bono, Chris Martin, Paloma Faith, Ellie Goulding, Emeli Sande, Olly Murs, One Direction, Jessie Ware, Clean Bandit, Bastille, Sinead O’Connor, Elbow e Roger Taylor). Questa volta i fondi raccolti sono stati destinati alla battaglia contro il virus Ebola.
Bob Geldof aveva invitato i suoi colleghi di altre nazioni a realizzare versioni nelle loro lingue di "Do they know it's Christmas", il suo invito è stato raccolto da Carla Bruni, che ha guidato un gruppo di artisti transalpini nella registrazione di "Noel est là".
Charlie Cinelli (nella foto), notissimo cantautore bresciano, ha scritto un testo in dialetto - con corrispondenza quasi perfetta nel significato al testo originario - interpretandolo insieme a un gruppo di cantanti suoi concittadini.
Questo brano è tratto dal libro "Le musiche del Natale" di Andrea Pedrinelli, per gentile concessione dell'autore e dell'editore Ancora.
