La canzone che 55 anni fa duellò con "Good vibrations" per il numero 1 in USA
Geoff Stevens, autore di canzoni inglese, aveva una passione per il music hall degli anni Venti e Trenta, e compose quasi per scherzo un brano in quello stile (quello che negli Stati Uniti chiamano "vaudeville" e da noi "teatro di rivista"). Si spinse nell'imitazione del genere fino a cercare una voce che fosse simile a quella di Rudy Vallée (il primo dei crooner, al quale si ispirarono Bing Crosby, Frank Sinatra e Perry Como) trovandola in John Carter degli Ivy League (aveva cantato da corista in "I can't explain" degli Who), che cantò il testo tenendo le mani davanti alla bocca a imitazione di un megafono. Il brano fu registrato da session man, e pubblicato con il nome fittizio di New Vaudeville Band, ma quando cominciò a salire in classifica fu necessario inventarsi un gruppo vero e proprio.
"Winchester Cathedral" arrivò al numero quattro in Gran Bretagna nell'ottobre del 1966, e quella fu la posizione più alta raggiunta dal 45 giri.
Ma la canzone cominciò a farsi strada anche negli Stati Uniti, e il 3 dicembre spodestò "You keep me hangin' on" delle Supremes dal numero uno della classifica di "Billboard"; la settimana dopo fu a sua volta fatta sloggiare dalla vetta da "Good vibrations" dei Beach Boys, ma si riprese il primato già la settimana seguente mantenendolo per due settimane, per poi essere sostituita in vetta da "I'm a believer" dei Monkees.
La notorietà del gruppo scemò rapidamente, nonostante nel 1967 tre singoli della New Vaudeville Band fossero entrati nella Top 40 inglese ("Peek-a-boo", "Finchley Central" e "Green street green"); ma "Winchester Cathedral" rimase popolarissima, fu ripresa fra gli altri da Frank Sinatra, e vinse un Grammy nel 1967.
In Italia ne incisero versioni nel 1966 Natalino Otto e Fausto Cigliano, con testo di Alberto Testa:
Quarant'anni dopo, nel suo album "Vietato ai minori", la recuperò anche Ivan Cattaneo: