Il progressive dopo il 1974: Van der Graaf Generator
I Van Der Graaf Generator erano implosi nel 1972, poco dopo aver registrato "Pawn Hearts", anche se i membri del gruppo contribuirono ai successivi album solisti di Hammill. Ma nell’ottobre 1975 il gruppo, riunito e rinvigorito, pubblicò un nuovo album, "Godbluff". Alcune case discografiche avevano mostrato interesse per loro, e dopo qualche difficoltà i Van Der Graaf negoziarono un accordo per tre album con la loro ex etichetta, la Charisma.
"Erano passati solo pochi anni, ma c’era stato anche un cambio di atteggiamento, e c’erano nuove possibilità all’interno del settore" dice il batterista Guy Evans. "Per una casa discografica eravamo [una band] di discreto, allettante successo. Avevamo venduto 20.000 album, e anche Peter [Hammill] aveva scritto alcune cose che, con la giusta illuminazione e la giusta acconciatura, potevano essere vendute come hit, come 'Refugees'. Credo che Charisma pensasse che il grande successo fosse proprio dietro l’angolo, magari. Dopo essere caduti in disgrazia [nel 1972] eravamo pieni di debiti, e mi preoccupava particolarmente l’idea che quei debiti potessero essere saldati con gli anticipi di un nuovo contratto: questo ci avrebbe reso impossibile fare alcunché. Ci volle molto tempo per raggiungere un compromesso accettabile, e un’attesa di un anno per iniziare. La nostra situazione precedente mi aveva reso piuttosto insoddisfatto, perché allora il management e la casa discografica erano la stessa cosa, specialmente quando si presentavano con un debito che sembrava essere stato redatto in modo arbitrario, senza distinzione tra spese di gestione e spese della casa discografica. Senza dubbio c’era stata ingenuità da entrambe le parti, tutti coinvolti com’eravamo nell’inebriante ricerca del presente, senza definire debitamente chi era responsabile per cosa e quando".
Con il ritardo suddetto, il gruppo aveva accumulato, provato e registrato molto più del materiale necessario a un nuovo album. Sebbene le canzoni lunghe fossero ancora all’ordine del giorno, queste ultime venivano suonate in modo più conciso e meno eccessivo:
"Non prendevamo più strade troppo tortuose" dice Hammill. "Potevamo ancora farlo perché, sì, eravamo stati un gruppo progressive da 'The Least We Can Do Is Wave to Other' fino a 'Pawn Hearts', ma eravamo [ancora] un gruppo progressive, dopo 'Godbluff'? Ci eravamo forse trasformati in una soul band underground, in qualche strano modo?"
Quei riff soul erano ancora lì, nascosti in piena vista, ma non c’era nessun altro che scrivesse canzoni come queste, all’epoca. "Godbluff" è difficile da dipanare, a livello di testi, eppure venne seguito da "Still Life", pubblicato sei mesi dopo. Per rispondere alla domanda di Hammill, questi due album contengono alcuni dei momenti più sorprendenti del progressive rock – e i temi trattati erano tipicamente in contrasto con le tendenze prevalenti tra chi componeva musica in quel periodo. In “La Rossa”, in "Still Life", i presuntuosi richiami di accoppiamento rock sono interiorizzati: qui il protagonista si tormenta sulla decisione di fare o no una mossa per conquistare la sua amica; rimangono svegli fino a tardi a parlare di filosofia e poi lui dorme sul pavimento, ma consumeranno mai l’atto che cambierà irrevocabilmente tutto tra di loro? È un soliloquio brillantemente scritto sulle relazioni platoniche e sessuali tra uomini e donne, anche se, mentre si scervella, il protagonista si rende conto che lei può leggergli dentro «as though I am glass» (“come se fossi trasparente”). Alla fine sfondano la loro barriera psicologica gestita con attenzione, mentre il gruppo – battuta decisamente non voluta – raggiunge un esultante culmine strumentale.
La traccia che dà il titolo all’album inserisce il sesso in un territorio inesplorato. Si presenta come una sorta di sacrilego incrocio tra un racconto breve di H.P. Lovecraft, "Il superstite", e il romanzo di Joris-Karl Huysmans "Controcorrente", che descrive un mondo di decadente insensatezza, dove la morte è tenuta per sempre lontana. Nell’epilogo della canzone – indubbiamente l’assoluta antitesi della narcisistica fallocentricità della musica rock – Hammill si ferma intontito a guardare, prima di entrare nel letto per compiacere la sua appassita, centenaria moglie. Viene quindi “Childlike Faith in Childhood’s End”, basata sul romanzo di Arthur C. Clarke "Le guide del tramonto" ("Childhood’s End" in originale), che descrive la metamorfosi della razza umana e in cui Hammill, alla ricerca di un segno dall’aldilà, si scaglia contro l’intero cosmo nel colossale finale. È questo il tipo di ambizione che gli ha valso l’etichetta di “presuntuoso”. Ma se non altro era alla ricerca di qualcosa.
"E a volte non arrivi proprio da nessuna parte" dice, "ma sempre meglio che ripetere me stesso. Già, ovviamente la presunzione è negli occhi di chi guarda. Per quel che vale, penso di aver scritto alcuni testi che avevano un certo senso in un periodo in cui c’erano un sacco di testi assurdi in giro".
I Van Der Graaf Generator pubblicarono il leggermente meno riuscito "World Record", più tardi nel corso del 1976, anche se il loro collettivo modo di suonare si era fatto più sciolto ed espansivo. Tuttavia, un altro album significativo con i membri del gruppo come ospiti era stato realizzato nel 1974 e pubblicato nel 1975 – un album solista di Peter Hammill, "Nadir’s Big Chance". Era stato pensato per sgombrare il campo prima della vera reunion del gruppo, e Hammill desiderava che fosse molto diverso da ciò che il gruppo avrebbe presto registrato. Comprendente un certo numero di sue vecchie canzoni inedite, il disco era, stando alle scherzose note di copertina di Hammill, probabilmente stato scritto dal suo alter ego di sedici anni, Rikki Nadir, e includeva «nerborute canzoni punk, ballate e strimpellate soul», il tutto suonato con una sfrontata, impudente immediatezza che a volte ricordava i Roxy Music degli esordi. Il concept potrebbe sembrare un po’ malizioso, ma era, secondo Hammill, «sia divertente che serio».
Peter Hammill: "La cosa interessante, però, è che quando uscì venne pesantemente insultato, perché, presumo, dimostrava che la mia creatività era finita. E decretò la fine non solo per me, ma anche per l’imminente Van Der Graaf Generator Mark II".
Ma l’album avrebbe avuto più impatto di quanto chiunque avrebbe potuto prevedere: il cambiamento era in atto.
Il brano è tratto, per gentile concessione, da "Storia del Progressive Rock. Origini e leggende della musica inglese anni Settanta", edito da Odoya: 720 pagine imperdibili per gli appassionati del genere.
