Carmen Consoli, la storia di "Guarda l'alba"
CARMEN CONSOLI
Guarda l'alba
“Ad oriente il giorno scalpita, la notte depone le armi e l'oscurità”. È il modo, lirico e labirintico, di Carmen Consoli per dire “alba”. Quando incrocia Tiziano Ferro, un altro apostolo della parola libera, oscura e selvaggia, nasce “Guarda l'alba”, riflessione amara e matura di una donna disincantata pronta a trascorrere un Natale che sembra risucchiare tutto, ricordi, amori, dolori, tradimenti, padri e figli, per generare una nuova aurora, alimentata dalla consapevolezza e dalla rassegnazione.
Già Natale, il tempo vola
L'incalzare di un treno in corsa
Sui vetri e lampadari accesi
Nelle stanze dei ricordi
Ho indossato una faccia nuova
Su un vestito da cerimonia
Ed ho sepolto il desiderio
Intrepido di averti a fianco
La “bambina impertinente” è quanto di più suggestivo e coraggioso si possa ascoltare nella nostra musica, spartito, voce, arrangiamento, passione, anche se a volte l'incanto si frange su muraglie di testi ricolmi, quasi ottocenteschi, un'urgenza “mediamente isterica” di affrancarsi dalla semplicità delle emozioni raccontate. Anche questo è uno stile.
Tutto inizia, invecchia, cambia forma
L'amore, tutto si trasforma
Persino il dolore più atroce si addomestica...
Nel chiudersi un fiore al tramonto si rigenera
Brano straziante, raccontato dal video girato da Paolo Scarfò, con Carmen Consoli “sdoppiata” tra tormento e quiete a bordo della storica littorina Circumetnea lanciata nelle campagne siciliane di Bronte con la sagoma dell'Etna che tutto domina. Facile leggere la metafora della vita, quando compare tra gli attori anche la madre Mariarosa a simboleggiare il futuro di Carmen, che apre il finestrino da giovane per richiuderlo da donna vissuta.
Questo testo è tratto da "La musica che resta" di Federico Pistone, pubblicato da Arcana, per gentile concessione dell'autore e dell'editore. (C) 2020 Lit edizioni s.a.s.
