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Beatles, cresce l'attesa per il documentario "Get Back"

Arriverà su Disney+ dal 25 novembre prossimo
Beatles, cresce l'attesa per il documentario "Get Back"

60 ore di video e 150 ore di audio registrati in 22 giorni del mese di gennaio del 1969, quando i Beatles, prima negli studi cinematografici di Twickenham poi negli studi della Apple, lavorarono al materiale che sarebbe poi uscito un anno dopo in forma sonora nell'album "Let it be" (recentemente rieditato in versione expanded) e in forma anche visuale nel film "Let it be", diretto dal regista Michael Lindsay-Hogg.

E' questo il materiale, appositamente restaurato, su cui per quattro anni Peter Jackson ("Il Signore degli Anelli") ha lavorato con il progetto di trarne un nuovo film, che sarebbe dovuto arrivare al cinema lo scorso anno. Poi l'emergenza Covid non solo ha rimandato l'uscita del film, ma ha anche suggerito a Jackson di ampliare il progettato film e di trasformarlo in un documentario in tre parti, una di 157, una di 173 e una di 138 minuti, che saranno trasmesse in esclusiva da Disney+ dal 25 novembre.

Peter Jackson:

"C'erano molti misteri da risolvere. Quando mi hanno chiesto: Che storia racconterai?, ho risposto: devo capirlo, devo metterci la testa, devo guardare tutto il materiale due o tre volte prima di poter rispondere".

Nei giorni scorsi la Disney  ha dato accesso alla stampa ad alcuni estratti di "Get back" e a un'intervista via Zoom con il regista. Nella (breve) conversazione, un torrenziale Peter Jackson ha lasciato cadere qualche informazione e molte considerazioni, ma ha dato poche notizie sul contenuto del documentario; che, naturalmente, promette di farci ascoltare moltissime canzoni, in versione integrale o appena accennata, già note o inedite, del repertorio dei Beatles o dal repertorio di altri artisti: buona parte di quelle che i Beatles hanno suonato in quei giorni di gennaio (fonti bene informate parlano di oltre 200 brani; Jackson ha anticipato che ci saranno anche canzoni poi comparse negli album da solisti di John Lennon - "Gimme some truth" - Paul McCartney - "Another day" - e George Harrison - "All things must pass"). 

Da quel che abbiamo potuto ascoltare, il risultato della ripulitura del sonoro (un lavoro molto complesso, giacché i suoni catturati dai microfoni d'ambiente della troupe cinematografica erano mescolati a quelli della strumentazione dei Beatles) è davvero buono; il confronto con quello dei moltissimi bootleg circolanti da decenni è inevitabilmente vincente. Mentre è assolutamente eccellente il restauro delle immagini, originariamente girate su pellicola a 16mm e restituite digitalmente a una sorprendente nitidezza (specialmente agli occhi di chi come me ricorda di aver visto "Let it be" al cinema, oppure registrato su videocassetta - il film non è mai stato pubblicato prima d'ora in DVD, anche se in una recente intervista Michael Lindsay-Hogg ha rivelato che presto potrebbe esserlo, in versione ovviamente restaurata).

Nell'intervista via Zoom, Jackson ha detto che nel documentario "i Beatles non sono più quel mostro a quattro teste che conoscevamo da film come 'A hard day's night' e 'Help', ma quattro individui diversi fra loro, ognuno con una propria personalità".

A metà degli anni Sessanta i Beatles, e in particolare John Lennon, avevano progettato di portare sugli schermi "Il Signore degli Anelli", affidandone la regia a Stanley Kubrick. Il progetto non andò in porto perché Kubrick lo ritenne troppo complesso, e perché l'autore del libro, J. R. R. Tolkien, rifiutò di vendere i diritti di riduzione cinematografica. A Paul era stato destinato il ruolo di Frodo, a Ringo quello di Samvise Gamgee, a George quello di Gandalf e a John quello di Gollum.
L'incontro via Zoom non ha consentito di rivolgere più di tre domande da remoto a Jackson; io gli avrei voluto chiedere se per il "suo" "Il Signore degli Anelli", la trilogia che diresse tra il 2001 e il 2003, avrebbe, potendo, scelto i Beatles da giovani come interpreti.

Non ho potuto porre la domanda, ma resta un curioso caso di serendipity - o del destino - che proprio lui si sia ritrovato, vent'anni dopo, a collaborare con i Beatles.

Tornerò su "Get Back" dopo avere visto l'intero documentario.

Franco Zanetti

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