Da batterista rock a oro olimpico: chi è Gianmarco Tamberi
Oggi, 1 agosto, alle Olimpiadi di Tokyo 2020, Gianmarco Tamberi ha vinto la medaglia d'oro, a pari merito con Mutaz Essa Barshim, nel salto in alto. Quello dell’altista, classe 1992 di Civitanova Marche. Tamberi si è aggiudicato l’oro solo dieci minuti prima del velocista Marcell Jacobs nei 100 metri.
Oltre che interessato al basket, atleta nel salto in alto dal 2009 sulla scia del padre e con traguardi importanti e notevoli già alle spalle - - Gianmarco Tamberi è un grande appassionato di musica. Come si scopre dalla sua biografia, riportata sul sito del Comitato olimpico nazionale italiano (CONI) dedicato alla 32esima edizione dei Giochi Olimpici, Tamberi ha anche un passato da batterista di brani tratti da“un classico repertorio rock anni Settanta”.
Un passaggio della presentazione recita: “Primatista italiano della specialità, “Gimbo” ha abbandonato la “mezza barba” per essere come Legolas del bestseller fantasy Il Signore degli Anelli, ma per lui che ha suonato la batteria nel gruppo “The Dark Melody” con un classico repertorio rock anni Settanta, la musica non cambia: a Tokyo farà di tutto per essere il frontman protagonista della Nazionale azzurra”.
A margine di un’intervista a Francesco Volpe per il “Corriere dello Sport” del 2015, era stato lo stesso Gianmarco a parlare del suo amore per la musica, svelando di ascoltare “rock, soprattutto, e dance: non ho preferenze particolari. Adoro la musica”. L’atleta, che aveva anche spiegato di associare una canzone a ogni sua gara - nel 2015 a Colonia, per esempio, ha stabilito un record, che negli anni successivi ha poi anche migliorato, saltando i 2.34 metri, che “li ho saltati concentrandomi con ‘Tsunami’ dei DVBBS e Borgeous” - aveva narrato a proposito del suo passato da batterista: “Fino a qualche anno fa suonavo la batteria con una band di amici, ‘The Dark Melody’, ma ho dovuto smettere per mancanza di tempo”.
“Tsunami" è un brano pubblicato dal duo di musica elettronica, i DVBBS, e il dj americano Borgeous nel 2013.