Bob Dylan ha trasformato il suo primo livestream in una puntata di "Twin Peaks"
Fumo negli occhi in un locale d'altri tempi, immagini in bianco e nero di gente che ascolta la musica quasi con disinteresse, ogni tanto balla. Una band "Masked and anounymous": i musicisti hanno la mascherina, a differenza degli astanti, che invece fumano sigarette su sigarette, in giacca e cravatta e cappelli. Bob Dylan che canta, ma quasi sembra nascondersi dietro un microfono. Non è un film di David Lynch o una nuova puntata di "Twin peaks" ambientata nel roadhouse della serie. È "Shadow kingdom", il primo e attesissimo livestream del premio Nobel: ha avuto la sua premiere ieri sera, si può rivedere per due giorni, al prezzo di 25 dollari, su Veeps.
Grandissima musica: una band di giovani e nuovi musicisti con cui ha rivisitato canzoni fuori da anni dalle setlist del "never ending tour", che si era ovviamente fermato a fine 2019. Dylan ha riletto le sue "Early songs" con uno stile vicino all'ultimo "Rough and rowdy ways": un sound tra blues e folk, basato su chitarra e fisarmonica. Gemme come una versione minimale di "Thombstone blues" (che non veniva suonata da 15 anni) o una versione folk di "Queen Jane Approximately" (8 anni di assenza dalle scalette). Su tutte, due rivisitazioni-capolavoro: "What Was It You Wanted" da "Oh mercy" (la canzone più recente in scaletta, 1989, ma non veniva suonata da 26 anni) e soprattutto il classico "Forever Young", da brividi - anche questa non veniva suonata da 10 anni. Fan estasiati dalle scelte delle canzoni, e dagli arrangiamenti, a giudicare dalle reazioni nella chat del livestream.
Ma a farsi notare - e a spiazzare - è stato a lo stile di quello che era più un film che un concerto. Dietro la macchina da presa c'era Alma Har'el, che in precedenza aveva lavorato con band di tutt'altra storia, come i Beirut e i Sigur Ros. La regista israeliana ha messo in piedi una peformance fuori dal tempo, spiazzante e volutamente piena di contraddizioni, come è la stessa musica di Dylan, con momenti di fantastica assurdità, come quando Dylan canta "Il'be you baby tonight" affiancato due donne che sembrano fargli da guardiaspalle mentre guardano fiere in macchina, e gli tolgono la polvere dalla giacca.
50 minuti che dal vivo non erano: come la maggior parte dei livestream era ovviamente pre-registrato (in california lo scorso maggio, pare). Ma neanche la musica sembrava suonata in presa diretta: piuttosto sembrava registrata in studio e montata con immagini girate dopo, con Dylan e i musicisti che a tratti sembravano fuori sincrono; tra una canzone e l'altra si notavano scarti temporali, dato che erano ambientate in parti diverse del locale. Nella chat, molti spettatori spaesati, ma effetto riuscito: atmosfere vintage, coerenti con il modo in cui Dylan presenta la sua musica da anni. A suo modo un piccolo capolavoro anche da questo punto di vista.
Ora c'è solo da sperare che "Shadow kingdom" sia la prima puntata di una serie, o che venga pubblicato come album.