La prima volta che Dave Grohl ha suonato coi Nirvana

‘L’intesa fu immediata’, ricorda l’ex bassista della band Krist Novoselic: ‘Ebbe anche il coraggio di…’
La prima volta che Dave Grohl ha suonato coi Nirvana

E’ l’aprile del 1990. I Nirvana entrano agli Smart Studios di Madison, Wisconsin, in compagnia del produttore Butch Vig - che qualche anno dopo sarebbe diventato familiare al grande pubblico come batterista dei Garbage - per registrare il loro secondo album, “Nevermind”. Benché le session stessero suscitando interesse nell’ambiente discografico - di lì a poco il gruppo di Kurt Cobain avrebbe firmato con la DGC Records grazie (anche) ai buoni uffici di una loro fan d’eccezione, Kim Gordon, che con i suoi Sonic Youth era già sotto contratto con l’etichetta fondata da David Geffen - qualcosa non stava andando per il verso giusto.

Il problema era con il batterista, Chad Channing. Il suo drumming, sui nuovi pezzi, non stava funzionando. Anche perché lui - Channing - i nuovi pezzi non li amava affatto, non essendo stato coinvolto direttamente nella scrittura. Insomma, il rapporto si stava logorando molto in fretta, e nel momento - quello della registrazione di un nuovo album con tutte le carte in regola per fare il grande passo (cosa che poi, effettivamente, successe, in proporzioni che nessuno avrebbe potuto immaginare) - più sbagliato. C’era bisogno di un cambio, dietro ai tamburi.

Alla fine dell’estate, a settembre, Buzz Osborne, leader dei Melvins, figura di spicco della scena alternativa locale e uno degli eroi musicali del futuro profeta del grunge, segnala a un ragazzo di Washington DC appena lasciato a piedi dalla sua band - gli Scream, che si è sciolta - che dall’altra parte del paese, a Seattle, un gruppo di suoi amici sta cercando un batterista. Il ragazzo - sì, Dave Grohl - si fionda sul primo aereo e da Washington DC si sposta nello stato dello Washington. Due giorno dopo essere atterrato, entra in sala per la prima volta con il gruppo che l’avrebbe consegnato alla storia del rock.

“Il feeling è stato immediato”, ha ricordato in una recente intervista a Uncut Krist Novoselic, partner ritmico di Grohl nel gruppo di “Smells Like Teen Spirit”: “Il suo drumming era fluido, suonava bene. Appena si è seduto alla batterista non c’è stato alcun imbarazzo: Dave è un musicista così bravo, ha innalzato il livello - o noi ci siamo innalzati al suo livello: comunque è andata così. E’ parso tutto molto naturale, Dave è uno col quale è facile trovarsi. Credo che appena arrivato si sia trasferito direttamente da Kurt. E ce ne voleva di coraggio, per dividere un appartamento con lui”.

Non si trattava, però, solo di registrare: buona parte del materiale non era ancora pronto per essere fissata su nastro, e il processo creativo per quello che sarebbe diventato uno dei dischi più importanti nella storia del rock era ancora in corso. “Avevamo dei pezzi, per alcuni Kurt aveva delle idee, altri li avremmo scritti lì per lì”, ricorda Novoselic: “Eravamo parecchio seri riguardo le prove. Avevamo affittato una stamberga a Tacoma, che qualcuno aveva cercato di trasformare in uno studio - senza andarci troppo lontano, ma in ogni caso era un posto decente per provare. Andavamo lì e lavoravamo molto seriamente alle canzoni”.

Il resto, come si dice, è storia: quelli che a Grohl, prima di entrare in studio con loro, parevano - così come spiegato dallo stesso artista in un’intervista a Q nel 2010 - dei “boscaioli psicopatici” capitanati da un “piccoletto figlio di puttana” si presero il mondo. Lasciando al batterista venuto da Washington DC una delle eredità rock più importanti - e ingombranti - della storia recente...

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