Ho visto draghi, sirene e leviatani. LSD? No: Capossela
Arriva sul palco con un elmo da gladiatore e recita un lungo monologo in latino: "Un modo per omaggiare il luogo in cui ci troviamo", sorride. Il luogo in cui ci troviamo è il Circo Massimo, che da antica arena romana negli ultimi anni si è trasformato in set di sanguinose battaglie combattute a suon di biglietti (in)venduti tra certi protagonisti del pop italiano. Vinicio Capossela ci porta in scena lo spettacolo incentrato sul suo ultimo progetto discografico, "Bestiario d'amore", operetta racchiusa in un disco di quattro pezzi dalla durata complessiva di venti minuti uscito lo scorso anno prima della pandemia, ispirata al componimento letterario di un erudito di novecento anni fa, Richart de Fornival: "Un'opera completamente inutile - dice lui, mettendo le mani avanti - che non ha mai portato bene nemmeno al suo autore: pensò di convocare tutte le nozioni e i saperi legati al libro della natura non per spiegare la metafisica, come di solito avveniva con i bestiari, ma l'ultrafisica delle presunte leggi d'amore. Come si sa, però, in amore non ci sono maestri o scolari e spesso si finisce per fare la figura del somaro".

Maschere, costumi di scena. E una grande orchestra sinfonica - la Bruno Maderna, diretta dal maestro Stefano Nanni - a circondare il pianoforte a coda dietro il quale siede l'estroso cantautore, che qui veste anche i panni di narratore delle favole e delle leggende raccontate nelle canzoni della scaletta, nella quale fa convivere i pezzi di "Bestiario d'amore" con quelli di "Ballate per uomini e bestie" del 2019 e "Marinai, profeti e balene" del 2011: quasi come se i tre dischi componessero una trilogia. E d'altronde un filo conduttore che li lega c'è. È il medioevo fantastico - e anche un po' inquietante - che fa da sfondo alle vicende raccontate nei brani, tra draghi, sirene, leviatani. E mostri che la scrittura immaginifica ed evocativa di Capossela - aiutato dalle illustrazioni di Elisa Seitzinger, che ha curato l'artwork di "Bestiario d'amore", qui riprodotte sul maxischermo alle spalle dell'orchestra - riesce a far vivere sul palco.


A volte è rileggendo in chiave metaforica l'attualità più o meno recente che il cantautore riesce nelle sue magie. E così il senso di sospensione e lo sgomento vissuto lo scorso anno proprio all'inizio del lockdown mentre Papa Francesco, in una piazza San Pietro deserta, sotto la pioggia e un cielo minaccioso, impartiva la benedizione Urbi et Orbi, diventa la pancia del leviatano della canzone di "Marinai, profeti e balene", che inghiottisce tutti. Sul palco arrivano anche alcuni dei coristi della formazione che prese parte alle registrazioni dell'album, dieci anni fa: "Un progetto mastodontico nel quale rischiammo di annegare - ricorda Capossela, sorridendo - per questa occasione abbiamo pure riunito il Coro degli Apocrifi. Sappiate che per noi è come se si fossero riuniti gli Abba". Da "Nostos" a "Le sirene", passando per "Di città in città", "Pryntyl" e "La belle dame sans merci": lo spettacolo è epico, quasi eroico.


Certo, poi c'è anche l'altro Capossela, quello di album come "Camera a sud", "Canzoni a manovella" e "Ovunque proteggi", con canzoni come la stessa "Ovunque proteggi" e "Con una rosa" che sono attese e desiderate dagli spettatori seduti sugli spalti, che ballano e cantano pur restando con il sedere incollato alle sedie. Da "Dove siamo rimasti a terra Nutles" comincia così un altro show dentro lo show, che con "Maraja", "Camminante" e "L'uomo vivo" scaccia i mostri millenari attraverso una celebrazione quasi liberatoria. E non mancano chicche come "Modì", dall'omonimo album del 1991: "Siamo un po' commemorativi stasera, eh. Ma d'altronde questo disco compie trent'anni", dice il cantautore, mostrando dietro il microfono un sorriso timido. Sabato 26 giugno lo spettacolo farà tappa all'Anfiteatro del Vittoriale di Gardone Riviera. Poi, evidentemente ispiratissimo in questi mesi, Capossela a luglio porterà in scena un altro progetto, che stavolta lo vedrà accostarsi nientemeno che a Dante, come suggerisce il titolo stesso: "Bestiale Comedìa". Perché bisogna prima passare per creature mostruose, bestie ferine, eroi smarriti e beati nella grazia, per tornare a rimirar le stelle.
SCALETTA:
"Bestis opertura - Bestiario d'amore"
"Leviatano"
"Nostos"
"Modì"
"Zampanò"
"Di città in città"
"Pryntyl"
"La belle dame sans merci"
"Le sirene"
"Dove siamo rimasti a terra Nutles"
"Maraja"
"Con una rosa"
"Camminante"
"L'uomo vivo"
"Ovunque proteggi"
"Polka di Warsava"