Dave Grohl e le basse aspettative dei Nirvana per ‘Nevermind’

“Sembrava del tutto improbabile che potessimo avvicinarci a quel tipo di successo”, ricorda il 52enne musicista statunitense
Dave Grohl e le basse aspettative dei Nirvana per ‘Nevermind’

Quando “Nevermind”, il secondo album in studio dei Nirvana pubblicato il 24 settembre 1991 e anticipato dal singolo "Smells like teen spirit”, fece il suo ingresso sul mercato Kurt Cobain e soci fiutavano appena il successo che da lì in breve tempo li avrebbe travolti. 

Come ricordato da Dave Grohl a margine di una recente intervista rilasciata al magazine “Uncut” in vista del 30esimo anniversario della pubblicazione del successore di “Bleach”, prima dell’uscita del disco la band non si aspettava proprio che la sua seconda prova sulla lunga distanza sarebbe diventata un successo, tanto da raggiungere nel gennaio del 1992 la prima posizione - scalzando “Dangerous” di Michael Jackson - della classifica degli album più venduti negli Stati Uniti stilata da Billboard.

Ripensando alle basse aspettative dei Nirvana per “Nevermind”, il già sodale del compianto Kurt Cobain - come riportato dal New Musical Express - ha raccontato che i commenti ricevuti dagli amici che avevano ascoltato l’album erano del tipo: “Oh mio Dio.

Ragazzi, voi diventerete fottutamente grandi”. Ricordando la reazione del gruppo ai feedback degli altri sul disco, Grohl ha poi narrato: “Noi dicevamo: ‘Cosa? Che cosa state dicendo?’”. E ha aggiunto: “Donita [Sparks] delle L7 venne a trovarci e disse che saremmo diventati grandi. Un mio amico di vecchia data, il musicista e produttore Barrett Jones, con cui sono cresciuto insieme in Virginia, quando ha ascoltato ‘Lithium’ ha detto che saremmo diventati immensi. Lui pensava che ‘Lithium’ dovesse essere il primo singolo”. Dave Grohl ha poi spiegato: “Tutti avevano queste opinioni molto alte e io pensavo: ‘Beh, è carino da parte vostra dirlo, ma non c’è modo che questo possa accadere’”. E ancora: “Si deve anche ricordare cosa era popolare nella musica a quel tempo. Andavano le Wilson Phillips, Mariah Carey e i Bon Jovi. Non erano band come la nostra. Quindi, sembrava del tutto improbabile che potessimo avvicinarci a quel tipo di successo”.

Il già batterista dei Nirvana e attuale frontman dei Foo Fighters ha successivamente detto:

"Ma, suonava tutto alla grande: il suono della batteria presso gli studi di registrazione Sound City, la produzione di Butch Vig. La band era unita e le canzoni di Kurt erano fantastiche. Facevamo una o due take e magari una sovraincisione qua e là, Kurt entrava e faceva la voce, ed era cristallina e così fottutamente potente, melodica e bella, da esserne orgogliosi - e noi ne eravamo sicuramente orgogliosi”.

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