Rino Gaetano, 40 anni fa l'addio: il primo singolo

Il debutto discografico raccontato nel libro "Sotto un cielo sempre più blu", con i ricordi di Antonello Venditti e Francesco De Gregori
Rino Gaetano, 40 anni fa l'addio: il primo singolo

Per gentile concessione dell'editore Hoepli pubbblichiamo un estratto dal libro di Michelangelo Iossa "Rino Geatano - Sotto un cielo sempre più blu" (154 pagine, 17.90 euro).
Stasera, 2 giugno, alle 19.30, si terrà una presentazione del libro presso lo "Spirit de Milan" di Via Bovisasca, 57/59, a Milano. Parteciperanno Carlo Mercadante, Miriam Foresti, Liana Marino e Jacopo Perosino, che sono fra i nomi partecipanti al progetto discografico "Ad esempio a noi piace Rino" del collettivo Isola Tobia Atypical Club; gli altri nomi presenti nel cd sono Porfirio Rubirosa, Gerardo Tango, Vorianova, Saverio D'Andrea, Skaperol, hUMANOALIENO, Mizio Vilardi, CubeLoose ed Ernesto Bassignano.

 

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Notte fonda a Roma: un maggiolone cabriolet attraversa via Nomentana. La macchina è quella di Antonello Venditti e con lui, a bordo, viaggiano Rino Gaetano e Francesco De Gregori, appena usciti dal Folkstudio di Trastevere. Venditti li accompagna a casa ogni sera: è l’unico ad avere un’automobile ed è “il tassista del gruppo” come si autodefinisce. Quel maggiolone, così, diventa anche un luogo di condivisione, visto che i tre parlano di musica, di sogni, di Bob Dylan ed Elton John, di Luigi Tenco e di John Lennon.


Rino si ferma in piazza Monte Baldo.

Proprio lì, al Bar Barone, lo attende Bruno Franceschelli – un amico, un complice, un mentore, un personaggio cult del quartiere. La piazza è attraversata dal 60 notturno, l’autobus che tutti conoscono e che collega Montesacro con il centro della città. È una Roma fatta di fumo e di caffè, di operai e di dama. Già, perché Bruno gioca a dama, mentre Rino pensa alle sue canzoni, ai suoi versi, alla sua vita: “Vado dal Barone, ma non gioco a dama / E bevo birra chiara in lattina / Me ne frego e non penso a te / Avrei bisogno sempre di un passaggio / Ma conosco le coincidenze del 60 notturno”, canterà Rino Gaetano in Tu, forse non essenzialmente tu, il secondo 45 giri della sua carriera discografica.
I quaderni di Rino Gaetano sono sempre più densi, i testi e le parole si moltiplicano, i brani nascono uno dopo l’altro, le sue esibizioni al Folkstudio si arricchiscono di nuove canzoni e Rino non si separa mai dalla sua chitarra. Proprio come in quella tarda mattinata in cui deve rientrare a casa, ma ha bisogno di un passaggio. A notarlo è un bizzarro pilota, con una barba folta, bassino e con gli occhiali rotondi: è alla guida di una veloce macchina sportiva a due posti e si chiama Lucio Dalla.


Dopo un recente passato condiviso con i Flippers sui palchi di tutta l’Italia, Dalla sta costruendo un suo personale profilo artistico e ha già messo a segno alcuni colpi da maestro – tra i quali svetta il brano sanremese 4 marzo 1943, presentato al Festival della Canzone Italiana nel 1971. Eccellente pianista, formidabile sassofonista e clarinettista, performer istrionico e – soprattutto – inconfondibile cantautore, Lucio intercetta Rino mentre fa l’autostop. 
“Ehi, cosa fai con quella chitarra?”.
“Faccio il musicista”.
“Dove devi andare?”.
“A Roma”.
“Sali va’. Ti dò un passaggio!”.
I due iniziano a chiacchierare, Lucio chiede di poter ascoltare delle canzoni; Rino non se lo fa ripetere due volte e suona alcune delle sue composizioni mentre Dalla è alla guida della sua coupé. In quello strano circo di parole fatte di poesia, nonsense, ironia e leggerezza malinconica, Lucio Dalla scorge qualcosa di speciale.


Vincenzo Micocci vuole trovare il modo di imprigionare quella creatività nei solchi di un disco, di un 45 giri o di un album. “Era fisicamente diverso da noi”, ricorda di lui Francesco De Gregori, “non aveva l’aplomb da universitari che avevamo noi, nonostante cercassimo di fare i fricchettoni. C’era poi l’aspetto zingaresco di Rino: era una specie di scheggia impazzita, aveva un grandissimo talento e una fantasia smisurata. Ricordo il suo sguardo beffardo, provocatorio, ma anche la grande dolcezza. Le sue canzoni avevano l’aspetto formale del nonsense, ma avevano contenuto, facevano pensare. Rino sapeva cosa sono le canzoni e come si scrivono”. 

L’obiettivo di Vincenzo Micocci viene raggiunto nel maggio del 1973 e ha un nome di donna: Maryanna, protagonista di "I Love You, Maryanna", il primo singolo di Rino Gaetano, pubblicato un mese dopo la sua iscrizione alla SIAE (Società Italiana degli Autori ed Editori), avvenuta il 2 aprile 1973. È Antonello Venditti a proporre il provino di quel brano al numero uno della It, impegnandosi a produrre l’eventuale 45 giri. Come ricorderà lo stesso Micocci, “le giornate erano assorbite da provini di masse di giovani con continue selezioni per separare dal marasma musicale qualche proposta credibile”.


Il cantautore crotonese vuole adottare uno pseudonimo per quell’esordio discografico e la scelta cade su Kammamuri’s, uno dei personaggi letterari preferiti da Rino e un’eredità della sua personale passione giovanile per i libri di Emilio Salgari.
Il popolare protagonista del ciclo indo-malese dello scrittore è, naturalmente, Sandokan: tra i fedeli amici dell’eroe figurano il portoghese Yanez de Gomera e il valoroso indiano Kammamuri, protagonista a sua volta del romanzo I misteri della jungla nera. 
Anche nel titolo del singolo di Rino Gaetano si cela un indizio legato agli eroi di Salgari: la Perla di Labuan è la definizione che viene data a Lady Marianna Guillonk, protagonista femminile e grande amore di Sandokan.

La conferma di quest’ampia citazione salgariana viene offerta dalla copertina del singolo, sulla quale è raffigurato Sandokan in un’illustrazione alla quale è sovrapposta la foto sagomata di una tigre. Dalla bocca dell’eroe prende vita la nuvola di un fumetto che recita “I love you, Maryanna”.
Marianna è anche il nome della nonna di Rino Gaetano, nella cui casa crotonese è cresciuto insieme alla sorella Anna: vita personale, mito e letteratura si fondono nella prima avventura discografica del cantautore.

Lo Studio 38 dell’etichetta Apollo di Edoardo Vianello ospita le registrazioni di I Love You, Maryanna e del lato B del 45 giri, Jacqueline. Due nomi di donna, i primi di una lunga serie di protagoniste della carriera di Gaetano, costellata da figure femminili come Gianna, Berta e Aida.
Il singolo viene prodotto da Venditti in collaborazione con il sound engineer degli studi Aurelio Rossitto e con il bassista de I Vianella – il popolare duo costituito da Wilma Goich ed Edoardo Vianello – Piero Montanari, già nelle fila della band di Little Tony. I tre scelgono di unire i loro cognomi in una ideale sigla produttiva, RosVeMon e registrano i due brani del singolo in studio, lasciandosi affiancare dal tastierista e pianista Alessandro Centofanti (che aveva lavorato già con Ron e Claudio Baglioni, tra gli altri). Rino ha molti sostenitori: dai colleghi del Folkstudio agli amici del quartiere Montesacro, passando per i familiari di Crotone e i musicisti della It.


"I Love You, Maryanna" e "Jacqueline" sono poco più che buoni esperimenti d’autore, una sorta di prova generale dei primi tre album di Rino Gaetano – e in effetti, in termini strettamente commerciali, il singolo non desta alcun particolare interesse. Nonostante l’avvio di carriera “spigoloso”, come lo definirà Vincenzo Micocci, dal 1974 al 1977 il cantautore pubblica i 33 giri "Ingresso libero", "Mio fratello è figlio unico" e "Aida"; inoltre incide i singoli "Tu, forse non essenzialmente tu", "Ma il cielo è sempre più blu", "Mio fratello è figlio unico", "Berta filava" e due differenti versioni del 45 giri di "Aida".


In poco più di tre anni, la It dà alle stampe tre 33 giri e cinque singoli dalla fortissima personalità. In una trentina di canzoni si rivela un cantautore dall’incredibile forza espressiva: Rino non somiglia a nessuno, è un sincero working class hero, un autentico proletario dall’aura pasolinana e le sue canzoni mescolano Jannacci e Ionesco, Dylan e la cultura contadina meridionale, il nonsense e la lezione del Folkstudio. Ma se ne discosta, quando è necessario. 

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