Tom McRae, alla ricerca delle mappe

Tom McRae, alla ricerca delle mappe
Il suo nome non è di moda, nel variegato e modaiolo panorama dei cantautori emersi negli ultimi anni. Più facile pensare a gente come David Gray, o James Blunt, tanto per fare un paio di esempi, che a Tom McRae. Con Gray condivide le origini, inglesi, e l’essersi fatto notare grazie ad un azzeccato mix di suoni acustici ed elettronici. Gray ha una lunga gavetta alle spalle, e un’attitudine più “popolare”. Mc Rae ha esordito solo qualche anno fa, ed è decisamente più malinconico, meno “spendibile” alla radio, sicuramente molto meno di Blunt e della sua “High” che ha spopolato ovunque negli ultimi tempi.
Non è un caso che per vedere McRae, che ha da poco pubblicato il terzo disco “All maps welcome”, occorra recarsi al concerto di un altro artista: Tori Amos, per cui apre questa sera a Cernobbio e nelle date italiane dei prossimi giorni. “Abbiamo fatto finora sei settimane di tour europeo”, racconta il cantante a Rockol, che l’ha raggiunto telefonicamente nel suo hotel di Como, “e finora stato fantastico: ogni sera far ascoltare la tua musica a gente nuova. Per uno come me non c’è altra via che suonare dal vivo per far conoscere la propria musica… Non ho venduto molti dischi, ma spesso mi capita di riempire locali ben sopra le aspettative che le mie vendite farebbero supporre. Spero di tornare il prossimo autunno in tour in Italia da solo”.
La storia di Tom McRae, in effetti, è di quelle “vecchio stile”: tre dischi uno più bello dell’altro, poco supporto da parte della casa discografica e molta gavetta. “E’ vero”, conferma, “Ma allo stesso tempo non ho avuto neanche particolari pressioni per azzeccare un hit”.
Il nuovo disco, ci spiega, è frutto di questa libertà creativa: registrato nel giro di un paio di settimane a Los Angeles, completamente dal vivo: un insieme di ballate un po’ malinconiche, molto ben orchestrate da strumenti “naturali”, senza elettronica: “L’avevo già usata in passato, e negli ultimi tempi è diventata troppo di moda, volevo esplorare nuove strade, e far fruttare in termini creativi il caos che è diventata la mia vita”.
Il titolo del disco, continua, è proprio un riferimento a questo caos: “Una sorta di ringraziamento a tutte quelle persone che mi hanno aiutato a ritrovare l’orientamento con le loro mappe”. Tra queste Joe Chiccarelli (produttore, già con gli American Music Club): “Sicuramente, dal punto di vista sonoro, mi ha dato una grossa mano a mettere ordine in questo caos. Per il resto, essere senza mappe è una bella cosa: è come quando giri per una città che non conosci, ti senti perso… Poi giri l’angolo e improvvisamente ti scopri una bellissima piazza. Spero di essere riuscito a fare la stessa cosa con la mia musica…”.
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