Prince, 2016-2021. Cinque anni senza di lui

Ma forse Prince non è davvero morto...
Prince, 2016-2021. Cinque anni senza di lui

Sono cinque anni che Prince non c'è più. E penso: che strana è stata la sua morte, e che strani questi cinque anni. Per un appassionato di Prince sono stati al tempo stesso tristissimi e straordinari. 

Ma partiamo dalla morte. In un filmaccio americano di serie B anni '90, i protagonisti fanno questo gioco in cui ognuno si deve immaginare come morirà il proprio beniamino. Siccome i ragazzi si sono fatti di tutto, la fine che scelgono per gli attori e cantanti amati è sempre qualcosa legato alle droghe; uno di loro invece sceglie Prince e lo fa morire di un tumore a 80 anni. Questo per dire che la accertata morte di Prince per overdose accidentale di Fentanyl, un potente antidolorifico oppioide sintetico, è stata qualcosa di veramente inaspettato per tutti. Certo, i fan sapevano che aveva grossi problemi all'anca a seguito di decenni di sfrenate sollecitazioni fatte di balli e salti con tacchi alti durante i set, e che l'ultima operazione non aveva risolto i problemi. Si sapeva anche che il suo ultimo tour al piano solo (che sarebbe dovuto arrivare in Italia al Teatro Arcimboldi di Milano - c'era già l'accordo) aveva registrato negli States una serie di date annullate per via di “improvvise influenze”, ma mai si poteva pensare a un decesso per overdose di farmaci. 


Così, per questo strano gioco del destino, molti giornalisti si sono ritrovati a paragonare, come nella prima metà degli anni ‘80, Prince a Michael Jackson, anche lui scomparso, nel 2009, a causa di un'overdose di antidolorifici (Propofol). Questa cosa Prince l'avrebbe detestata. 
Prince non solo era un cantante 'pulito' - niente alcol, niente droghe, dieta vegana  - ma esigeva questo stile di vita anche per tutti i suoi musicisti e collaboratori (sempre negli anni '80 allontanò Vanity e alcuni membri dei Time per uso di cocaina), e quando c'era la possibilità nelle sue canzoni di mettere in cattiva luce la droga lo faceva, senza timore di risultare conservatore, come in “Pop Life” o “Sign '☮' the times”.

E questo è solo uno dei tanti paradossi legati a Prince e alla sua fine.  .

L'altra cosa riguarda, appunto, questi cinque anni senza di lui. Un intero lustro in cui la musica black, quella che mescola r&b con il soul e il funk ma anche con la grammatica pop-rock bianca, è diventata di fatto sia la musica mainstream da classifica sia quella dove si sperimenta di più. Solo Google sa quante volte in questi anni nelle recensioni di Rockol sia stato citato il nome di Prince, neanche troppo invano legato ad artisti contemporanei: da H.E.R. a Lliane La Havas, da Childish Gambino a Moses Sumney, da The Weeknd a Janelle Monae, solo per nominare i primi che vengono in mente. Le ritmiche febbrili, la duttilità vocale, gli arrangiamenti ricchi e sensuali, elementi che magari non abbiamo sempre ritrovato nella sua discografia post 1999 – l'anno, non il disco – ma alla fine bastava un'esibizione (l'Half Time Show del Superbowl nel 2007)

o una comparsata (il sublime solo di chitarra alla Rock'n'Roll Hall of Fame del 2004 in “While My Guitar Gently Weeps”)

per mettere a tacere tutti, e da questo punto di vista la sua assenza si è sentita eccome. 

Dall'altra parte la sua scomparsa ha fatto in modo che gli eredi e la Prince Estate potessero aprire la Vault, la mitologica cassaforte dei pezzi mai editi da Prince ubicata nella sua casa/studio di registrazione a Chanhassen, vicino a Minneapolis, e che pare uscita dalla fantasia di un autore di un comics o dalla mente di Dario Franceschini.
Invece dopo poco tempo, grazie anche al supporto di Susan Rogers, sua fedele ingegnere del suono nel periodo d'oro, è arrivata una serie di versioni arricchite, aumentate e pieni di inediti (Super Deluxe Edition) dei suoi grandi capolavori come “Purple Rain” e “1999”, una raccolta di esecuzioni di canzoni scritte per gli altri e infine, la scorsa estate, il box delle meraviglie che tutti gli appassionati di Prince e in generale della buona musica, aspettavano da decenni: 8 cd+ Dvd di  “Sign '☮' the times”, ovvero il periodo più creativo di Prince svelato da 45 canzoni inedite più due live e versione alternative da infarto.

Lo so, è brutto dirlo, ma sono stati cinque anni fantastici che ci hanno dato il meglio di Prince. Si usa dire che un artista in fondo non muore mai, perché c'è sempre la sua musica e la sua voce, e per Prince questo è più che vero: in un servizio di “60 minutes” il programma della CBS andato in onda la scorsa settimana in cui si dava notizia dell'arrivo per luglio prossimo di “Welcome 2 America”, un disco del 2010 mai uscito prima, si è detto che “il 70 per cento della musica registrata da Prince sarebbe ancora inedita”. 

Quindi, in pratica, Prince non è morto. O meglio, parafrasando Mark Twain, la notizia della morte di Prince è fortemente esagerata.

 

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