Bianco, il nuovo album: “Oggi le canzoni non durano nel tempo”

Nel nuovo progetto del cantautore torinese ci sono Colapesce, Dente e i Selton: “Questo disco è una caccia al tesoro”
Bianco, il nuovo album: “Oggi le canzoni non durano nel tempo”
Credits: Giorgia Mannavola

Un pugno di canzoni che non hanno la banale ambizione di diventare hit, ma che preferiscono lottare, sin dalla loro nascita, per non sciogliersi come neve al sole. Brani che vogliono restare, per pochi o per molti non importa. Brani che hanno un peso, nelle parole e nella musica, ma che allo stesso tempo si mostrano leggeri e liberi nel loro prendere forma. Il nuovo disco di Bianco “Canzoni che durano un momento”, in uscita giovedì 1 aprile, è un ottimo esempio di cantautorato pop capace di parlare, senza paternalismi o scontatezza, di crescita, di vita e sentimenti. Non mancano alcuni ospiti come Colapesce, Dente e i Selton per quello che è a tutti gli effetti un racconto disseminato di indizi e parole che, a ogni ascolto, hanno il potere di evocare qualche cosa di diverso. 

“Ho incominciato a lavorare su questo progetto partendo dalla musica, le parole sono arrivate dopo – spiega il cantautore torinese – l’ho iniziato da solo perché volevo confrontarmi con me stesso. Gli argomenti in testa più o meno gli avevo, sapevo a chi mi sarei dovuto rivolgere con questo album. Mi riferisco alla mia generazione in questa fase di vita, immersa in un precorso esistenziale. La maggior parte dei miei amici, fra i 35 e i 40 anni, sono o stanno per diventare genitori. Eppure tutti noi ci sentiamo sempre in qualche modo a disagio, siamo in difetto, ma non sappiamo per che cosa. C’è un brano simbolo, ‘Mattanza’ con Colapesce, che racconta proprio questo: non abbiamo fatto la guerra, non conosciamo il fallimento generazionale vero. A fronte di questo, davanti alle difficoltà della vita, dovremmo cercare di ripensare alle nostre priorità”.

Bianco definisce il disco “una reazione”. “Sì, dentro c’è un sentimento positivo – continua – ci sono momenti malinconici e nostalgici, è la mia natura, ma ci sono anche istanti di grande felicità. E non ho scritto alcun pezzo dedicato a mio figlio Ettore (ride, ndr). Quando ci si sente sul baratro e si arriva a casa alle otto di sera, ci possiamo trovare davanti agli occhi doni, come quello della paternità, che rigirano tutto come una frittata. La bellezza alla fine vince. Il titolo del disco ci ricorda come oggi le canzoni svaniscano velocemente. Io spero che le mie, anche per una cerchia ristretta di persone, possano rimanere, provando ad andare oltre questa velocità imperante. Ho lavorato due anni su questo progetto, sono partito scrivendo per i miei amici e poi è nato un disco da scoprire, che mi piace immaginare come una caccia al tesoro”.

Nel 2014 “Manuale distruzione” e nel 2015 “Abbi cura di te”, i primi due album di Levante sono stati curati da Bianco. “Ebbero un grande successo, ma non mi ‘vendo’ come produttore – sorride – per questo album mi ha aiutato Tiziano Lamberti, un grande produttore con una visione ampia. Mi ha permesso di fare quello che volevo nella prima fase, per poi intervenire lavorando fianco a fianco”.

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Nel 2011 quando Bianco ha iniziato il suo percorso (primo artista sotto INRI, etichetta arrivata anch’essa al decennale) aprì il live Dente all’Hiroshima di Torino. Oggi il cantautore milanese è con lui nel disco. Loro, come Vasco Brondi, lo stesso Colapasce, Dimartino e altri, dieci-quindici anni fa sono stati un simbolo della rinascita di un nuovo cantautorato italiano che, però, salvo qualche eccezione come Dario Brunori, non si è mai affacciato in modo definitivo sul panorama mainstream. Al contrario della generazione successiva, quella di Calcutta, Gazzelle e altri.

“Io penso che il nostro linguaggio, il mio e quello di alcuni nomi che hai citato, non sia del tutto adatto a stare sempre sotto i riflettori – dice Bianco – in alcuni momenti ci sono stati dei grandi riscontri di pubblico, in altri meno. Ma non si è mai inseguita la hit. Colapesce e Dimartino con ‘Musica leggerissima’ hanno sfondato un muro di gomma ed è il giusto riconoscimento per tutto un intero team di lavoro. Sarebbe successo ugualmente se la canzone non fosse partita dal palco di Sanremo? Non so rispondere. È da tanti anni che producono canzoni orecchiabili e bellissime, ma la hit devastante è partita dall’Ariston. E sono felicissimo per loro. Credo che comunque si resti figli di un momento storico diverso rispetto a quello dei cantautori emersi negli ultimi anni. Noi mettiamo fra i punti di riferimento band come i Wilco, i The War on Drugs, gli Alabama Shakes, dove l’idea di musica suonata è fondamentale, inoltre le nostre canzoni spesso hanno significati nascosti, non diretti come quelli di molti brani di oggi che raccontano per filo e per segno quello che succede”. 

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