Bizzaro itinerario, quello di Jovanotti - Lorenzo Cherubini: prima bistrattato dalla critica “seria” - che lo sbeffeggiava quando divertiva e si divertiva nei panni dello scanzonato, spensierato e disimpegnato ragazzotto il cui grido di battaglia era «Uno, due, tre, casino!»; poi quasi beatificato dagli stessi critici che prima lo avevano ricoperto di sarcasmo e contumelie, e quindi assurto a maitre-à-penser della sinistra “ggiovane”; oggi - anzi ieri, 17 maggio - “sdoganato” dal “Secolo d’Italia”, il quotidiano di Alleanza Nazionale, che presentando e recensendo “Capo Horn” - l’ultimo album di Lorenzo; 240.000 copie prenotate ad oggi - scrive testualmente: «Il rapper romano-cortonese rinuncia a vestire i panni del santone-predicatore della sinistra che si era trovato, suo malgrado, a impersonare negli anni scorsi. (…) Un navigatore della vita che si è trovato ad affrontare Capo Horn… con la fortezza e la serenità dettate dalla nascita della figlia e dalla riscoperta di valori e cose semplici».
Che dire? Nella sua apoliticità, Rockol vede, registra e informa. E a volte sorride.
Che dire? Nella sua apoliticità, Rockol vede, registra e informa. E a volte sorride.
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